Oggi ho davvero postato troppo, per lo più stronzate e non ho concluso niente. Mi sto annoiando e ovviamente in un periodo in cui ho abbastanza da fare da non dovermi sul serio annoiare.
Non ho voglia di tornare a casa però, in tutto quell'ordine... mi fa ribrezzo. Ha voglia a dire mia madre 'Era ora!'
Mi rileggerò Fante (e si Stormy, l'ho finito, indovina quanto tempo ci ho messo?), sottolinerò i passaggi che mi sono piaciuti di più e mi hanno fatto dire 'Cazzo!' proprio come quando ascoltavo i 78bit con Chiara si spara. E se il sonno tarderà rileggerò anche Benni, che ho finito pure lui. Farò proprio tutto, tranne aprire il manuale di Live e fare il mio dovere.
No, non ho proprio voglia di fare il mio dovere, farò forse altri esercizi di stile non dati dal maestro (proprio come a conservatorio), ma il  mio dovere proprio no. I ricordi di ieri stanno riemergendo troppo velocemente, non riesco ad arginarli, hanno voglia di uscire ed essere affrontati una volta per tutte, in particolare uno.
Forse lo farò e forse no.
Sono tre giorni che vado in giro senza il lettore acceso, la musica mi sembra sempre troppo stonata da me, non riesco proprio a trovare abbastanza canzoni che si intonino con me.
E ovviamente c'è l'Ossessione, ma è un discorso a parte e non ho voglia di parlarne, anche perchè non posso. Mi sembra di essere tornata sedicenne...

(Bene, non era un tuo traguardo regredire gradualmente fino a tornare a uno stato infantile?)
Si, ma se saltiamo l'adolescenza sono più contenta.
(Santa pazienza...)
Heresiae, martedì, 31 gennaio 2006
categoria: me , h2 , via dei matti
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Rare perle di saggezza heresiane

"La botta di culo degli altri coincide con la botta di sfiga tua"



Mia originale, ad A. è piaciuta, potrebbe fare da corollario a Murphy tanto è disfattista.
Il Capodanno porta consiglio ù_ù
Heresiae, martedì, 31 gennaio 2006
categoria:murphy, via dei matti
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Murphologia

Seconda legge di Chisholm
Quando tutto va bene, qualcosa andra' male.


-.-
Ah mi sembrava...
Heresiae, martedì, 31 gennaio 2006
categoria:murphy, via dei matti, cercando di acculturarsi
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Quanto vorrei avere il coraggio di prendere la mia vita e viverla fino in fondo, accettandone tutti i rischi, i pericoli e le possibili perdite.
Ma ci sono nata così codarda? Mah...


C.S.I. stia zitto prego...
Heresiae, martedì, 31 gennaio 2006
categoria: me , via dei matti
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Esercizio di stile 1


La luce entra con violenza dalla piccola finestra esposta a est, illuminando tutto con la sua luce calda e avvolgente. Sei davanti allo specchio e ti guardi negli occhi: sono occhi castani, limpidi, molto chiari, paradossalmente non sembrano portare i segni della notte insonne, l'ennesima. Ti guardi ma non sai che cosa chiederti: ironia della sorte, la tua coscienza è sempre molto brava a parlarti nella tua testa, ma non è in grado di guardati in faccia. Stai lì in silenzio e ignori deliberatamente il poco tempo che hai a disposizione per lavarti e vestirti prima di andare a lezione, non ti importa, hai passato un'altra notte insonne e il tuo Stomaco non accenna ad avere i movimenti caratteristici del primo mattino, quelli in cui dovrebbe lamentare del cibo.

Apri l'acqua con il solito colpetto a pugno, lì il rubinetto non è morbido come a casa e hai imparato a dosare la forza in modo che si apra al flusso che vuoi tu, senza litigarci mezz'ora con il metodo classico e da brava bambina. Ti sei legata i capelli stretti prima e ti inumidisci e insaponi la faccia con cura. Sfreghi forte sperando che il sapone esfoliante si porti via anche tutti i pensieri oltre che a cellule morte nella notte. Quali pensieri? Stamattina non c'erano pensieri, io non li ho visti. Sciaqui con altrettanto vigore, chiudi l'acqua con un colpo e ti asciughi la faccia nell'asciugamano sfregando forte. Quando ti riguardi allo specchio sei rossa e i segni della mancanza di sonno sono visibili, o è solo la tensione che ha ricominciato ad accumularsi intorno ai tuoi occhi?
Ti fissi di nuovo nelle iridi chiare, non sei mai sicura del colore. Non hai mai dato particolare attenzione ai tuoi occhi, troppo arrabbiata con loro perchè non erano rimasti verdi come alla nascita, li osservavi con attenzione solo quando ti dicevano che avevano cambiato colore; poi una sera un ragazzo ti disse che se ti guardava negli occhi si perdeva. Non l'hai più visto né sentito da quella sera, ma ci rimanesti al punto che ora controlli per capire dove diavolo si andava a perdere. Non li conosci ancora bene i tuoi occhi, anche adesso non li stai guardando veramente, sei oltre da qualche parte, forse ti sei persa anche tu.
In cucina ti aspetta la tua razione giornaliera di latte, cacao e biscotti, o almeno quella che dovrebbe essere la tua razione giornaliera. Negli ultimi tre giorni ti sei nutrita quasi solo di quello, quando esasperata per il comportamento del tuo Stomaco lo nutrivi con quello che avresti mangiato al mattino, perchè i biscotti si liquefanno quasi nel latte ed più facile farli passare dalla dogana. Peccato che il giorno prima tu abbia dovuto rinunciare alla biblioteca e correre a casa perchè stavi per avere un collasso, così hai imparato che non si vive di soli latte e biscotti e sei riuscita a introdurre un piatto di pasta, uova e wusterl con Dragon Ball che ti anestetizzava il cervello. Lo Stomaco ha ringraziato, la pressione anche.
Stamattina, ancora latte e biscotti. Li mangi senza troppo entusiasmo, ma li devi mangiare e lo sai e non puoi prendere come scusa il fatto che sei predisposta psicologicamente all'anoressia. Ingurgiti pezzi mollicci dal buon sapore rimembrando pensieri vecchi di un giorno, da quando dopo aver afferrato la pressione per i capelli e averla riportata a un livello accettabile sei andata in biblioteca e hai cominciato a vedere come se la cavava il resto del mondo. Hai visto che va avanti, male, bene, tra alti e bassi, scatti e accelerate, discese e salite, sei solo tu che non vai avanti. Non è stato un bel pensiero e la tua coscienza bastarda poteva anche evitarselo.
Finisci il latte e lavi la tazza. La sera prima hai lavato tutti i piatti, ma proprio tutti, anche quelli non tuoi, poi hai ripulito il lavello e il ripiano accanto. Hai anche lavato la sciarpa, il berretto e i maglioni di lana neri. Tutto in ordine, come sabato sera: hai messo in ordine la camera, armadi compresi. Da quella sera la tieni in ordine in modo che, chi ti conosce, definirebbe maniacale tanto non è da te. Non è da te al punto che ti sei permessa persino il lusso di rifletterci sopra, perchè proprio non è da te. Rimetterla in ordine nel momento in cui il non riuscire più a camminare per la stanza e il non trovare più le cose al volo ti snerva al punto che vorresti buttare tutto all'aria e calpestarlo, questo è da te. Non è da te mettere in ordine e mantenerlo. Perchè? Forse perchè speri che anche la tua vita finalmente prenda una piega più razionale e i tuoi pensieri si diano una regolata, in particolare un neurone, che ora, proprio ora, urla imbestialito per il modo con cui hai ignorato i suoi ordini e hai mangiato tutto. Lo ignori, i bambini capricciosi non devono avere troppe attenzioni.
Vai in camera e rimani leggermente stordita, sarai anche tu a mettere in ordine tutte le sere ma proprio non ci sei abituata. Non è proprio da te. Afferri l'asciugamano grande e vai a farti la doccia, forse l'acqua si porterà via anche quella scomoda consapevolezza di te, del tuo corpo e della realtà. Sei troppo lucida quel giorno e non ti piace: nemmeno a quello sei abituata.
La doccia è scomoda, come sempre, la fai in ginocchio perchè non c'è l'aggancio in alto, ma di fare il bagno non se ne parla, non lo fai più da quando avevi sette anni. Ormai hai imparato a ignorare il dolore alle ginocchia e la presa proprio sopra la vasca, dove attacchi la presa dello scaldabagno e che ti terrorizzava tanto i primi giorni, che la coprivi con un asciugamano. Quando hai finito e ti asciughi però ti rendi conto che non ha funzionato gran che, pulita sei pulita, ma solo fuori. Torni in camera e ti asciughi i capelli stando attacata alla scrivania sotto cui c'è la ciabatte delle prese, come se attorno a te ci fosse ancora il miasma di valige, vestiti e libri e quello fosse l'unico quadrato caplestabile.Tutto quello spazio di sconvolge, c'è sempre stato?
Apri l'armadio e cerchi di scegliere i vestiti. Il giorno prima ti hanno regalato tre maglie, ci sei rimasta bene e male, perchè ogni volta che ti fanno dei regali così disinteressati e senza una ragione precisa tu non sai mai come reagire. Normale per una cresciuta con il detto 'Nessuno ti regalerà mai niente', fortuna che c'è sempre stata la mamma a bilanciare i detti di papà.
Rinunci ai propositi dei giorni precendenti e ti vesti nel solito modo degli ultimi tredici anni, eliminando la tua sessualità. Ti da fastidio, ovvio, per puro miracolo ci stai andando d'accordo e il mortificarla così non ti aggrada più di tanto, ma sei pigra e svogliata e quello è un giorno da vestiti larghi, scuri e possibilmente legati a caldi ricordi. Al diavolo la femminilità.
Esci di casa e l'aria fredda è una benedizione, perchè sveglia quella parte della mente che viaggia liberamente tra i mondi della tua fantasia e spinge quella che si è svegliata prima di te nell'oblio, ma solo per poco. Respiri l'aria fredda e cerchi di far andare d'accordo il tuo equilibri termico con quello del mondo esterno.
Il mondo, ti sta un po' sulle scatole in quel periodo, non è vero? Ti piace sempre meno e lo capisci sempre meno, più lo studi e cerchi di viverlo più ti sfugge dalle dita e se ne va per i fatti suoi, si fa beffe ti te e ti spinge a desiderare ciò che non puoi avere. Per ogni traguardo raggiunto insomma, ti da una meta irraggiungibile, giusto per non farti mai sentire realizzato del tutto.
Purtroppo però è l'unico mondo esistente, sei costretta a starci dentro e per un bizzarro caso del destino lo ami anche con tutta te stessa, solo che non riesci ad andarci molto d'accordo. Mentre il bus passa davanti a un pezzo di mondo di cui ti sei appropriata di prepotenza ti torna in mente l'introduzione a Chiedi alla polvere che hai letto la sera prima, ricordando che chi ha talento narrativo è una persona incapace di abbandonarsi del tutto alla vita del momento, perchè c'è una parta analitica dentro di se che annota tutto e lo cataloga in capitoli e paragrafi; persone così, dice Baricco, che dovrebbe sapere il fatto suo, sono fondalmentalmente incapaci di vivere.
Dunque tu saresti effettivamente una persona incapace di vivere, lo dimostra il fatto che spesso ti senti molto distaccata dalla realtà, quasi a osservarla attraverso l'occhio di una telecamera. Però cè il classico però: ci sono infatti momenti in cui tu vivi intensamente attimo per attimo, momenti in cui questa parte analitica scompare e tutte le tue personalità si fondono fino a formare una persona sola, te. Quei momenti sono speciali e archiviati tra i ricordi più preziosi della tua esistenza e ti rifiuti di metterli per iscritto attimo per attimo perchè sono troppo belli e troppo tuoi. Ieri prima di leggere quell'introduzione hai avuto la conferma dei tuoi timori e ora stai facendo due più due e non sei affatto contenta. Non sei contenta di fare due più due e non sei contenta del risultato, che purtroppo sembra essere proprio quattro.
Non riesci ad accettarlo ma le prove sono lì, evidenti, neanche te le avesse procurate la scientifica di C.S.I.
Ripercorri la tua vita velocemente, scorrendole con lo sguardo sul tavolo bianco e illuminato dai neon che mettono in luce tutto, impietosamente, mentre i detective del dettaglio ti stanno attorno in guanti di lattice e camice bianco.

"Il risultato è corretto, due più due fa prorio quattro signorina Heresiae. Lei è capacissima di amare, ma purtroppo ama le persone sbagliate, quelle che non può avere, perchè quelle persone la fanno stare troppo bene e per il suo talento non va bene, proprio non va bene. Questa è la soluzione del caso. D'altro canto, se anche lei riuscisse per una volta a innamorarsi ed essere ricambiata sono sicura che scapperebbe a gambe levate da quella situazione, perchè quella felicità improvvisa e duratura le risulterebbe incomprensibile."

"E no, chiariamoci, io non sono quel pazzo squilibrato di Baudelaire: se mi innamoro e riesco pure ad essere ricambiata io me lo tengo stretto! Lo so che sono scema, ma non fino a quel punto! Avrò pure il sangue di un novarese misantropo ed egocentrico in corpo, ma è solo per metà, ricordatevelo bene."

"Ma signorina, la mela non cade lontano dall'albero e due più due fa quattro. Il risultato è esatto."

"Oh per favore, due più due farà anche quattro ma l'equazione non è completa, qui non si tengono conto delle variabili."

"Variabili?"

"Ma certo, innanzitutto perchè proprio il melo? Perchè non il prugno, la vite o un pino. La varietà delle piante vegetali è davvero ampia, il melo non è l'unica scelta possibile e ci sono medoti di riproduzione diversi per ognuno di loro."

"Si ma..."

"E poi c'è da calcolare le varibili metereologiche, locali e faunistiche. Per esempio: se il giorno in cui cade il frutto c'è un temporale? Potrebbe cadere lontano, prendere una china e rotolare fino a valle; poi uno scoiattolo in cerca di cibo potrebbe raccoglierlo e portarselo alla tana in riva a un fiume, solo che potrebbe sfuggirgli perchè un falchetto l'ha individuato dall'alto e per fuggire lo perde. Quindi il frutto potrebbe cadere nel fiume e navigare fino ad arrivare a un lago o al mare; magari poi viene pescato assieme a del pesce e viene buttato tra i rifiuti. I rifiuti arrivano in discarica, un uccello potrebbe individuarlo e portarselo via in volo, poi però potrebbe sopraggiungerne un altro che lo vuole anche lui, quindi litigano e il frutto cade chissà dove! Insomma signori. Se per metà il frutto è figlio dell'albero e quindi non dovrebbe cadere lontano dallo stesso, per l'altra metà è in balia di variabili esterne del tutto indipendenti e incontrollabili dall'albero! Due più due fa quattro, ma se devo sommare anche x, y e z il risultato cambia. In conclusione signori, la vostra indagine è incompleta."

"..."

Heresiae     1
C.S.I.          0
Heresiae, martedì, 31 gennaio 2006
categoria:racconti, via dei matti
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Questa storia ha avuto una gestazione un po' complicata: sono inciampata in lei in ben due momenti, una al mattino e una alla sera e in due giorni differenti anche se vicini. Più che una storia a dire il vero erano due incipit, che si sono riuniti quando ho letto le parole di una persona e ho deciso di scrivere, anche se adesso non ricordo bene il perchè.
Non ho idea di come sia venuta e non sono sicura di essere riuscita a scrivere qualcosa di decente, ma se Lunedì non la vedrete scomparire vuol dire che non ho avuto ripensamenti e mi piace così com'è, se invece l'ho riscritta vi avvertirò.

Questa è la storia della Nebbia ed è dedicata a Stormy.


Nebbia

Nebbia. Si sente ancor prima di vederla. L’aria è umida, vaporosa e granulare, satura i polmoni fino in fondo e li purifica, riempie il cielo e nasconde il mondo alla vista; non li vedo gli ultimi piani dei palazzi, sono indefiniti, nascosti da questa coltre opaca che non scende del tutto fino alla strada.
Tutto è più scuro del solito, ma gli alberi non gocciano a tradimento nei colli dei passanti e i corridoi di volo non sembrano piccoli canali navigabili, sembra piuttosto che il mondo intero sia stato immerso in una tinozza d’acqua e poi vigorosamente strizzato, per essere lasciato ad asciugare all’ombra di un portico.
Su una piccola piattaforma sopraelevata alcune persone attendono il dragobus che li porterà alla Cittadella, sono imbacuccati e intirizziti, pare quasi che fossero presenti quando il mondo è stato immerso nella tinozza e non sembrano felici dell’esperienza; mi aggiungo a loro e scruto la strada indefinita, i cui rumori nascosti la fanno apparire vagamente minacciosa.
Il drago arriva sbuffante e coperto di umidità, le sue scaglie vivide sono lucide e scivolose, i vapori del suo respiro si perdono e si confondono nell’aria invernale. Si ferma con un gran sospiro e permette ai viaggiatori di scendere e salire, poi riparte con un ringhio, si insinua con abilità nel corridoio affollato e prende velocità. I palazzi scivolano via veloci dalla visuale, guizzano come se oltre all’acqua fossero stati intrisi anche di sapone; si raggiunge il corridoio di volo a doppia corsia e il drago sbuffa soddisfatto nel poter raggiungere la velocità di crociera.
Si avverte qualcosa nell’aria, le barricate non visibili nella nebbia che sembra creare un tunnel ai limiti del corridoio e i paesaggio si fa via via più irreale man mano che ci avviciniamo ai confini del villaggio dei Giganti. Il dragobus si muove come al solito, di scatto e sgraziato come se si trascinasse a fatica nell’aria, non come se questa fosse il suo elemento naturale; è una normale giornata di pendolarismo, i viaggiatori sono tutti assembrati nello stretto vano grigio e alcuni ciacolano sommessi o allegri, tutto nella norma, se si esclude la luce che ha cominciato a filtrare nella nebbia.
Ci si accorge di essere arrivati davanti al villaggio dalla luce che questo emana: la nebbia che lo avvolge è così fitta e luminosa che acceca e stordisce, impedisce di mantenere fisso lo sguardo su di essa. D’un tratto mi appare tutto chiaro, l’Assemblea si è riunita.
L’Assemblea è la riunione straordinaria indetta dai Giganti silenziosi, aperta a tutti, anche dai più giovani agli anziani troppo anziani. I giganti sono tutti svegli e attivi, parlano fra di loro freneticamente avvolgendo tutto ciò che li circonda in una cortina fumosa e pura. La luce che li avvolge rende il tutto più etereo, così dichiaratamente sacro che il drago smette di vibrare nervoso e si acquieta ma non rallenta, anzi accelera delicatamente perché è ben consapevole che la zona diventa molto pericolosa con tutti i Giganti svegli e immersi in un dibattito, sanno essere molto suscettibili se vogliono.
Passiamo velocemente il Muro Verde, eretto dalla tribù ominide locale che crede che quella zona sia esclusivamente loro e nemmeno gli sguardi degli estranei possono godere della vista, ma la loro è stata una fatica sprecata, perché i burocrati della Cittadella gli hanno impedito di sconfinare dal loro territorio, che non arriva del tutto fino alla costa e si sono dovuti fermare prima. Il Muro finisce e forte spicca l’assenza del Guardiano, immerso nella nuvola di conversazioni che lui non osa penetrare con la sua luce, timoroso di interferire con i discorsi e creare disguidi.
I Giganti si intravedono appena, le loro sagome indistinte passano via veloci al di là dei finestrini carichi di umidità del dragobus: ci stiamo sta portando via pezzi di discorso e nessuno se ne è accorto.
Chissà cosa dicono, chissà di che parlano. Forse delle nuove leggi promulgate o da abolire, forse dei successori per il consiglio degli anziani o i nuovi adepti, dei candidati presentati e di quelli che non sono idonei. No, no e no. Loro sono i Giganti silenziosi, non si occupano di cose così obsolete. È più facile che parlino del silenzio che avvolge da troppo tempo alcuni loro fratelli lontani, delle stelle sempre meno visibili nella notte, di quelle morte e di quelle che non hanno esaurito la loro luce, della Luna sempre più lontana e dei sogni delle persone, sempre di meno!, si lamentano, sempre di meno. Oppure dei loro sogni, delle loro riflessioni, delle storie che sono passate di lì e non hanno trovato autore che le possa accogliere, dell’acqua sempre più nera e ostile, delle luci sempre più deboli che non sempre riescono a far apparire la Città di Luce.
Sono tanti i loro discorsi fumosi, riempiono l’aria, la sacralizzano, la rendono fuori dal tempo e dallo spazio, fuori dal mondo degli uomini, fuori dalla storia e allo stesso tempo, interferente con ognuna di esse.
Le loro ombre chiare scivolano via dietro gli alberi argentati, dietro agli ormeggi reali, dietro se stessi, sulla riva immobile e priva di anima umana. L’acqua è uno specchio argentato, immobile, quasi Tempo stessa fosse intervenuta per fermarla, perché il suo sciabordio non interferisca nell’Assemblea. Niente deve disturbare la concentrazione dei Giganti silenziosi, questa è la legge.
Il villaggio sparisce, ma i discorsi si propagano fino alla Cittadella degli uomini, troppo indaffarati nei loro pensieri per dar peso a discorsi così leggeri eppure sospesi proprio sopra le loro teste. Il mondo degli uomini è sempre lo stesso, anche se immerso in un secchio è strizzato. Gli uomini vanno e vengono, si accalcano negli angoli stretti, slalomeggiano i loro simili, inveiscono e conversano, chiedono e rispondono, implorano e forse, a volte, pregano.
Chissà, forse i Giganti parlano proprio di questo, delle preghiere degli uomini; ne saranno arrivate abbastanza? Ce ne vogliono di più? Quante preghiere dobbiamo chiedere all’umano medio? Bisogna sicuramente apporre dei criteri diversi per le fasce stabilite e magari cambiare anche le fasce. Ma no, no, no! Questi sono discorsi da uomini. Loro parlano sicuramente della natura delle preghiere degli uomini, da dove gli vengono, come le fanno, perché le fanno, perché non le fanno più.
Il drago arriva nella sua piazzola di sosta e si lascia andare in uno sbuffo soddisfatto, ma sempre teso: è riuscito passare indenne la zona dei Giganti, ma deve farne molti altri di passaggi quel giorno. Saluto il drago dalle scaglie fosforescenti che, sbuffante, sta già caricando altri passeggeri che prudentemente di tengono alla larga dalla sua coda rovente. Mi addentro nel ventre della Cittadella per raggiungere l’Organo che mi inghiottirà e masticherà fino a sera, fino a quando non avrò completato il mio compito versando a un munifico Distributore di idee e nozioni il tributo necessario. Verso ciò che devo cercando di nascondere la mancanza di metà di quanto pattuito e il trucco del baro funziona, mi riesce particolarmente bene quando voglio; il Distributore è soddisfatto, io pure. Esco da quell’Organo sempre frenetico e pieno di scariche d’ansia e rientro nelle arterie della Cittadella, ora anche lei è completamente immersa nel bianco candore dei discorsi fumosi. Eccola la Cittadella con la nebbia, soffusa, nebulosa e buia, con sfere di luce galleggianti, i contorni indefiniti in varie colorazioni di scuri e caldi, e tanto argento… quell’argento che ammanta il tutto, sospesa appena sulle superficie acquee dei canali e un po’ distante dai selciati delle arterie asciutte, perché gli animi degli uomini sono troppo corrotti per poter essere toccati da tutta quella purezza e lei ne è naturalmente respinta.
L’aria sembra essere improvvisamente satura di se stessa, riempie i polmoni e li apre come un balsamo benefico e allo stesso tempo tossico, perché è pesante, c’è troppa aria, troppo da respirare, troppo da comprendere. Le vecchie pietre secolari sono lucide di passi e di nebbia, nuovi lampioni in stile centenario tentano vana resistenza a quel candore spesso ma mai opprimente, le onde non sciabordano, le correnti sono immobili, i gatti sono acquattati negli angoli, gli uccelli sui comignoli, le persone stesse parlano piano e vanno via veloci, come se il loro inconscio li avvertisse della sacralità che li sta toccando, anche se non la riconoscono.
Il buio è sempre meno buio con la nebbia, è sempre leggermente chiaro e c’è sempre qualcosa che si può scorgere  al suo interno. Nella nebbia, con il buio, le conversazioni dei Giganti appaiono più chiare, più solide, più evidenti, forse più umane. No, loro sono i Giganti silenziosi, possono apparire umani, ma non lo sono, anche se nei loro discorsi forse sono più umani degli umani stessi.
I draghi sbuffano nervosi al loro attracco, risentono parecchio di tutti quei discorsi sospesi che impediscono la visibilità e impongono il silenzio, ma è l’Assemblea dei Giganti, quindi sbuffano e basta. Passando davanti al loro villaggio stavolta, non si vedono nemmeno le sagome: il discorso è talmente esteso che il drago deve rallentare perché è entrato in un crocchio di frasi che ha sfondato il muro; gli Ominidi non saranno contenti.
Il Guardiano è invisibile e sicuramente irrequieto: pur rispettando la sacralità dell’evento è pur sempre un Guardiano, un guerriero e quei discorsi gli impediscono di proteggere i Giganti e il Tempio, di vedere i nemici.

Ma i nemici non si vedranno Guardiano, stai tranquillo, i Giganti silenziosi incutono ancora abbastanza timore e rispetto da impedire a chicchessia di interrompere l’Assemblea. Preoccupati di altri nemici, quelli che non vi vedono ma sono in grado di abbattervi, quelli che non vi sentono, ma possono zittirvi, quelli che non sanno che esistete ma hanno diritto di vita e di morte su di voi. Ma per ora puoi dormire tranquillo Guardiano, puoi riposarti e godere del silenzio dei discorsi dei Giganti perchè la Nebbia vi protegge. Per stanotte nessuno vi farà del male.
Heresiae, venerdì, 27 gennaio 2006
categoria:racconti, via dei matti
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A tredici anni vidi Schindler's List, due ore di pellicola in bianco e nero che sono ancora impressei vividamente nella mia memoria che mi tornano in mente, sovrapponendosi alle nuove acquisite, ogni volta che sento parlare di Olocausto.
A sedici, vidi su Focus le fotografie scattate all'ingresso degli 'alleati' in un campo appena liberato e mai pubblicate fino a quel momento: c'erano primi piani di capanni, forni e resti umani.
A diciotto, scoprii l'esistenza di Mouse, un libro fumetto opera del figlio di un sopravvissuto ai campi di sterminio ed emigrato in america, in cui narra tutto ciò che lui e la moglie avevano visto, vissuto e sopportato in quegli anni; a diciannove lo trovai e lo comprai.
A venti, frequentai il corso di storia contemporanea e lessi il libro di Traverso, La violenza Nazista il cui ultimo paragrafo diceva una cosa spaventosa e terribilmente vera allo stesso tempo: l'olocausto fu solo il culmine di un processo iniziato più di cent'anni prima in tutt'Europa e non è affatto detto che quel processo non possa ripetersi.

Non ho una gran cultura in materia, ma quel che so basta a farmi rabbrividire ogni volta che penso a quel che è successo e può riaccadere e nessuno potrà mai convicermi del contario, la violenza umana l'ho vista prima ancora di studiarla, so che può tranquillamente riaccadere.
E' un bene quindi che esista il Giorno della Memoria, se non altro almeno una volta l'anno tutti siamo costretti a rivolgere anche un minimo pensiero a ciò che fu e a chi fece da capro espiatorio per un'interà società oppressa da se stessa e da valori in contrasto tra di loro e ricordarci che non fu solo un atto di follia, ma qualcosa da andare a ricercare nella nostra cultura, tra i libri di storia, i documenti burocratici, le fotografie e le memorie di chi vide e visse davvero.
Heresiae, venerdì, 27 gennaio 2006
categoria:via dei matti, cercando di acculturarsi
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Shopping heresiano

Giornata di shopping non programmata, in realtà sarei dovuta rimanermene a casa a poltrire, mettere in ordine la camera e fare un paio di backup del pc per poter installare il programma di mixaggio che, per Marzo, devo aver imparato a menadito. All'una e mezza però mi manda un mex M., che mi chiede se ci vediamo a p.le Roma per andare al centro commerciale, ooookay!  Doccia alla veloce e via!
Intanto però chiama mia madre, che mi aggiorna sulla situazione climatica ossolana, trenta centimetri di neve a Varzo, mezzo metro in continua crescita a Domo... -.- cioè, capiamoci, Domo è ca duecento metri più sotto di Varzo ed è in una piana... scuole chiuse o.o (avevo sei anni l'ultima volta che Domo vide mezzo metro di neve...)
Informo mia madre dei miei propositi di femminilizzazione e per la seconda volta (recoooooooooord!) in un settimana la lascio senza parole (cioè devo ripeterle tre volte che ho davanti a me una gonna e che ho intenzione di mettermela), poi ovviamente mi viene data la colpa dell'inizio della neo-glaciazione ^^
Quando esco di casa mi arriva un messaggio di mia madre:

'L'ho detto ad A. e mi ha chiesto se sei innamorata, che certe notizie le si deve dare con calma perchè se no si rischiano gli attacchi di cuore, ciao'

-.-
Mapporc...
Piccola peste! Perchè non si annulla la mente imbottendosi di tv e giornaletti come tutte le sue coetanee?
(Perchè è intelligente?)
Eh... Anche troppo.

Arrivo al centro commerciale e ci facciamo tutti i negozi di vestiti al pianterreno e quelli al piano superiore, il negozio di scarpe e persino il reparto vestiario del supermercato.
Niente.
O sono grandi, o sono orribili o sono cari. -.-
Marta trova una maglietta e fa scorta di detersivi per la Domus.

Oh! Al diavolo.

Vado in libreria e chiedo alla commessa dove tengono i libri di John Fante.
Heresiae, venerdì, 27 gennaio 2006
categoria: me , via dei matti
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Le ore migliori sono quelle passate in compagnia di persone che riescono a farti stare bene, quando il tempo smette di fiatarti sul collo e il mondo sembra girare al tuo stesso ritmo.
E finalmente ridi.
Heresiae, venerdì, 27 gennaio 2006
categoria:via dei matti
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Frrrreddo

Doc è malato, però se non la pianta con queste insinuazioni e piagnistei vado giù solo per fargli un buco in testa e vedere se c'è rimasto ancora qualcosa o l'influenza si sta mangiando il resto - ovviamente farei il tifo per l'influenza.

Sono finalmente riuscita ad andare nel gabbiotto di vetro per consegnare i fogli per la richiesta crediti, spero che entro giugno siano a posto o gli ingabbiati se la vedranno male - quindi non tutte le influenze vengono per nuocere... se vengono agli altri ^^.
Ora vedo se la storia della nebbia ha intenzione di uscire fuori o se dovrò procrastinare davanti al pc in attesa che D. finisca lezione, fa un freddo becco e non posso vestirmi come vorrei (ieri sono riuscite a convincermi a prendere una gonna nera poco sopra il ginocchio, carina, S.mi ha anche regalato un bel maglione bianco da metterci sopra, ma io non ho gli stivali e ieri al mercato avevano finito gli scaldamuscoli... col cavolo che me la metto adesso! Persino la laguna è ghiacciata! E Doc si lamenta che è al calduccio, nel letto, tutto solo... ma si può avere questo tipo di sindrome a 47 anni? -Si, se si è giocato una convinvenza quattro mesi fa...- a già... -.-  ma quando si sta assenti alla distribuzione dei cervelli c'è poco da fare, quello rimediato al mercato nero fa cilecca ogni tanto... )

Chissà se lo devo ringraziare per avermi fatto passare una fobia scomoda rimediata a 17 anni... no, aspetta, se glie lo dico le insinuazioni diventano serie...
No, non è il caso, anche se è per questo suo merito non riconosciuto che mi si è levato il paraocchi... Ma non si poteva aspettare ancora un pochetto? Ci tenevo così tanto a passare un mesetto tranquilla senza capovolgimenti di viscere... auf... non son mai contenta
(Non vale anticiparmi)
Certo che vale, contro di te vale tutto.
(o.O)
Heresiae, giovedì, 26 gennaio 2006
categoria:doc , uni , h2 , via dei matti
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