Il rimborso

Quando Venerdì salutai D. confermandogli che avrei passato un finesettimana casalingo, non sapevo che stavo per ricevere il rimborso ore di vita sociale non spesa. E' stato come quando ti arriva un assegno per il rimborso di parte delle tasse che hai pagato o trovi in busta paga un bonus per integrare tutto ciò che non ti hanno dato in quei mesi di stipendio: rimani incredula. Prima pensi che ci sia un errore e speri che non se ne accorgano, poi cominci a temere che Murphy stia giocando con te e si farà vivo da un momento all'altro per dirti "A-ah! Scherzetto! C'eri cascata, ne?".

Però pare che anche Muprhy avesse deciso di allentare il tiro e lasciarmi un finesettimana di pace (se così si può dire) e dopo avermi preso in giro le prima due volte (perchè la compagna di giochi mi ha dato buca due sere di seguito) arriva il rimborso degli straordinari: Andrea e Marco a Venezia per il carnevale.

- Premessa su andrea e Marco -
Sono stati miei compagni a taeknowdo per tutti e due gli anni in cui ci sono andata; c'è un'affinità inplicita dovuta alle nostre origini adolescenziali: usciamo tutti e tre da quel buco puzzolente e cadente che è l'ISA, pessima istruzione culturale, fantastica scuola di vita. In più sono spiritosi e cordiali, al punto da riuscire a sciogliere la corazza della sottoscritta e decidere di prenderla come una specie di mascotte della squadra (e la prima della classe a cui chiedere i suggerimenti durante le interrogazioni). Con premesse così l'amicizia era assicurata.
- Fine premessa -

Mi chiamano dopo che M. si era ricordata che doveva andare a cena coi novelli sposi, guastando a Zatoichi l'occasione di essere finalmente visto: sono a Venezia, con un gruppo di amici veronesi di Marco e stanno andando in piazza S.Marco; non è che per caso ho voglia di raggiungerli?
Quando metto giù il telefono schizzo su dalla poltrona studio manco fosse diventata improvvisamente elettrica. Mi preparo in tempo record e prendo al volo (letteralmente) un autobus che sembra essersi fatto trovare lì apposta per me. Faccio Piazzale Roma-S.Marco in venti minuti e se contate che era carnevale e c'era più gente che in alta stagione, il record me lo dovete riconoscere a diritto tra i guinnes.
Non mi dilungo troppo sulla serata (ho lezione undici minuti fa...) ma vi basta sapere che a casa ci sono arrivata alla cinque.
Credete che sia finita? Macchè, quando gli uffici Manovratori decidono di darti dei bonus le cose le fanno per bene.
Il giorno dopo mi sveglio alle due e S. mi fa trovare una fantastica fetta di torta alle mele per colazione (ehehehe....). Finita la 'settimanale' battaglia per riportare la casa e la camera a un livello igienico e civile accettabile, mi preparo per uscire con M., solo io e lei, una cosa che non facevamo più... da quanto?
Boh!!
Beh, girovaghiamo un po', sotto l'acqua e poi il mio attacco di fame chimica ci convince a cercare un bar, dove io mi faccio fuori un triplo toast, lei un tiramisù e un Irish coffe in due. Casa la vedo all'una passata.
Il giorno dopo stiamo insieme tutto il pomeriggio, rivangando i bei tempi del secondo anno, tra camere oscure e centri commerciali.
Oggi poi è l'ultimo giorno di carnevale, e dopo esserci andate a vedere 'Arrivederci amore ciao' (se trovo gli orari, perchè me l'hanno infilato nel circuito d'essai e non nel normale...) ci faremo l'ultima sera di carnevale.

Beh, ci sarebbe anche altro, ma deve venirne fuori un altro esercizio di stile, perciò per quello aspettate (quando avrò tempo...).
Ma perchè la vostra Heresiae vi tedia con queste cosucce? Perchè non sono cosucce e non sono riuscita a mettervele giù come si deve. Ieri sera ho guardato Zatoichi (litigandoci mezz'ora perchè non ha voluto togliermi i sottotitoli... guastardo) quindi i resoconti dettagliati sono ancore nelle nebulose della mente.

Beh, morale della favola, aveva ragione Cohelo. Quando vuoi a tutti i costi qualcosa l'universo intero si allea per riuscire a dartela.
Ma se nonostante l'universo non l'avrai?
Avrai un bel rimborso, soddisfatti o rimborsati.
Ma questo Cohelo non lo diceva...
Ma lo dico io. E questo basta.

La morale non esiste in realtà, avevo solo voglia di scrivere.
Mi pareva...
Heresiae, martedì, 28 febbraio 2006
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Epperò...

Epperò non sono mica così sola. Insomma!
Ieri qualcuno ha perso almeno due ore per analizzarmi, confortarmi e farmi sentire bene almeno per un poco; qualcuno mi ha mandato una mail che, anche se spesso sono tardive, riempiono il cuore e fanno venire in mente bei ricordi; qualcuno mi telefona, mi scrive e mi prende in giro, anche se gli fa abbastanza male e ormai lo si capisce; qualcuno mi ha ringraziata di cuore per un favore che poi non mi è costato molta fatica; qualcuno scherza con me con propositi di intimidazione verso qualcun altro (eeeh... XD); qualcuno mi ferma per strada e mi chiede come va, perchè erano mesi che non si parlava e ci si vedeva solo di sfuggita e pare che i miei sorrisi abbiano fatto capire che, in fondo, non me l'ero presa così tanto.

E io so che se ho voglia di parlare ho qualcuno da chiamare; se ho voglia di uscire ho almeno tre persone a cui chiederlo; se ho voglia di cenare in compagnia, casa mia ha comunque dei coinquilini che sono l'invidia di mezza Ve. E la mia non sarà l'agenda più folta del mondo ma inspiegabilmente quella parte calcolatrice e nascosta di me riesce, chissà come, a circondarmi sempre di persone splendide e che mi fanno ridere. E so che il disagio me lo provoco io e che basterebbe che la smettessi di fare la scema e cominciassi 'a muovermi' e a riaprire la dannata Settima porta, che immagino ci sia una gran puzza di chiuso ora là dentro (e io odio l'odore di chiuso e la polvere).

Insomma, perchè sono davvero tanto terrorizzata?
Ho avuto un po' di motivi in passato per aver paura di uscire di casa o muovermi troppo, ma ora non ci sono più i bulli della classe che mi aspettano per farmi vedere che sono sempre loro i più forti.

Ho ripensato all'estate tra la maturità e l'inizio dell'università.
Ho finito a luglio e, non so come, ho trovato lavoro (ma lì un pochino mamma ha aiutato) e tra i lavoro, gli amici (estate di quelle balorde, da fotoricordo se non fosse che abbiamo tutti un po' la fobia dell'obiettivo) e la famiglia che ormai era alla frutta, io ho scelto una facoltà, mi sono preparata per l'esame di ammissione e ho anche trovato casa.
Quanti viaggi ho fatto, da sola, per cercare quella benedetta casa? Che poi mica ci sono riuscita, perchè una simpatica signora mi ha dato picche quando io, dopo aver saltato per mezz'ora e aver gridato come una disgraziata sulle note di Tubthumping per l'ammissione (spaventando le gatte), ho confermato il posto letto, mi ha detto che non era più libero. Sono volate parole, grosse, credo che né io né mia madre abbiamo mai insultato qualcuno che non conoscevamo in quel modo per telefono. No, non la trovai, rimasi tre giorni in ostello, a S.Fosca e altri tre da mia zia, in provincia di Verona. Feci avanti e indietro in quei tre giorni, ma al secondo lunedì di università, io avevo una casa.
Quell'anno mi feci le ossa perchè non presi nemmeno un vaporetto per andare in giro per le varie biblioteche (che sono ovviamente dalla parte opposta di Ve), e l'anno successivo me le feci ulteriormente perchè arrivò Nino e il laboratorio di scenografia. Entravo alla Coop e, molto tranquillamente, arraffavo un metro cubo di cartone e me lo portavo via, senza comprare nulla, tra gli sguardi attoniti dei clienti veri: ormai gli impiegati mi conoscevano e mi dicevano dov'era il cartone migliore o dove era impilato male (si, perchè io me lo selezionavo, quelle intercapedini tra i locali le rivoltavo come dei calzini...).
E M.? Io e M. girammo questa facoltà in lungo e largo: laboratori, segreterie, corsi supplementari, riunioni di gruppo, riunioni in biblioteca, fotocopie di sfros, recupero software, cinema, corruzione di impiegati... Ed era bello, davvero bello. Ero stravolta dalla stanchezza ogni giorno, ma era davvero bello.
E poi?
E poi... e poi l'ultimo trimestre cominciai a perdere un po' la Bussola. Non so come riuscii a passare gli esami, li feci in extremis ringraziando la cultura musicale che mi ero fatta in passato e la forte intesa che ho sempre avuto coi pc, perchè la memoria aveva cominciato a fare cilecca. Dura quando si passa da una condizione in cui posso studiare un esame tre giorni prima a non riuscire a immagazzinare niente in una settimana. Ero davvero stanca. Uno mi deluse molto, pensavo di aver fatto bene e me lo avevano fatto credere, invece avrei dovuto dare retta a quel maledetto campanello d'allarme che suonò e forte anche, ma non lo feci e fu una bella botta. Ma qualcuno mi disse una frase che non ho più dimenticato e quel qualcuno è rimasto comunque una delle persone che stimo di più in assoluto: 'Le coltellate peggiorni si ricevono dagli amici migliori'.
E sì, sopratutto se, come me, ci si sceglie una determinata categoria di persone di cui fidarsi, ma va bene così, almeno questo ora l'ho capito.
E ora?
E ora sono qui che barcollo, la Bussola ancora in vacanza (è scappata la disgraziata! Altro che persa...), ma oggi c'è il sole e ho incontrato tanta gente bella, ho Nick Hornby prestatomi da S. in borsa e un po' di progetti da fare. Non sembra, ma io sono brava a progettare, ho una mente sufficientemente lucida e calcolatrice se riesco a girare la chiavetta.

Questa è una delle storie preferite di mia madre:
"Quando eri piccola ti avevamo portato a Venezia, non avevi ancora tre anni forse. Tu eri assolutamente affascinata da tutta quell'acqua che stava intorno alle case perchè tu hai sempre adorato l'acqua. Eravamo in un palazzo e c'era una porta finestra aperta proprio sul canale, tu ci sei corsa immediatamente e ho giusto fatto in tempo ad acchiapparti per la collottola prima che mi cadessi in acqua. Quando ti ho riportato dentro dicendo che non dovevi avvicinarti perchè era pericoloso tu mi hai detto 'E allora un giorno io ci verrò ad abitare. Così posso andarci quando voglio' "

Ebbeh...
Chissà se quella parte calcolatrice se la ricordava, perchè io proprio no. Il mio primo ricordo di Venezia risale a quando c'era già A. piccola, ma prima proprio no. Però ci sono arrivata e non posso, cavolo, proprio non posso andarmene così, depressa e assolutamente terrorizzata da quel che ci sarà là fuori quando qui avrò finito quel che sono venuta a fare. Fin qui ci sono arrivata, ora vediamo dov'altro posso andare.
E non deluderò assolutamente Mr. Fonzie, io diventerò chi voglio e farò quel che voglio, nel momento esatto in cui lo vorrò fare (più o meno...).

Ecchecavolo... altro che riprogrammazione, qui devo rispolverare dall'armadio il fisico, altro che storie!



E come al solito sono sempre gli altri ad aver ragione... Eh ma prima o poi riuscirò ad avercela anch'io, prima però devo trovare il chip della stupidità e disattivarlo. Poi forse avrò qualche speranza ^^'
E grazie a tutti quelli che esistono e che riescono a volermi bene, nonostante tutto, nonostante me.

Heresiae, giovedì, 23 febbraio 2006
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E così, dopo essermi stravolta non poco l'anima e le convinzioni sul futuro, siamo arrivati anche alla psicanalisi, che mi ha dato il colpo di grazia perchè ora l'insonnia non ha come compagni solo scuola, vita e sentimenti, ma anche la bella e fantastica presa di coscienza della cazzata che sono riuscita a combinare. E dire che se mi metto a programmare coscientemente e razionalmente il risultato non sarà mai così vicino alla perfezione come questo...
E ora si cerca di convincermi ad andare da un analista serio... ma se faccio fatica ad aprirmi con chi mi fido, come diavolo si pensa di che io possa aprirmi con uno sconosciuto e che per di più è pagato per ascoltare/dormire alle mie spalle?
E' come la questione dell'abbandono, difficile che un'insonne ci riesca, se non riesce a farlo di notte figuriamoci da svegli.
Si, lo so che sarebbe proprio per questo motivo che dovrei farmi dare un'occhio da qualcuno esperto, fare fatica a ricordarsi quand'è stato l'ultimo periodo in cui si ha dormito bene e ricordarsi invece perfettamente a che età si ha smesso di avere il sonno dei giusti non è esattemente bello... e la pazzia c'è già, non solo a giorni alterni, ormai è cronica. Sono irrimediabilmente, irrecuperabilmente, deleteriamente pazza.
Chissà se anche questo è ereditario...

Tutto questo mi fa venir sempre meno voglia di mettere al mondo dei figli. Insomma, se aveste saputo che la vita era una tale rottura di palle, sofferenza, solitudine, fatica, delusioni, battaglie (e chi più ne ha più ne metta) l'avreste lasciata sul serio la nuvoletta o ve ne sareste rimasti lassù beati, a osservare quelli che hanno detto 'Ma sì, proviamoci'?
Insomma, almeno chiedetelo prima no?! O cominciate a dare i famosi libretti di istruzioni per l'uso, ma non solo per le mamme, anche per i poveri disgraziati appena nati!
'Istruzioni per l'uso sulla vita, sul mondo, sulla società e sul proprio cervello', altro che la scuola, quelle te ne fa venire altre di paturnie...
Heresiae, giovedì, 23 febbraio 2006
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Esercizio di stile 2

Toc toc.
Busso leggermente a una porta color mogano scuro e opaco, il cui colore e aspetto non riescono a dare la minima parvenza di una porta degna di questo nome. Il suono che il legno produce rimbomba e traballa, tipico di una tavola di compensato spessa non pù di mezzo centimetro e nemmeno troppo salda sui cardini.  Un foglio di carta stampata avvisa il pubblico che verrà ricevuto solo negli orari sotto indicati: chissà che fanno nelle restanti quattro ore lavorative. La porta è infissa in uno stipite dello stesso colore ed è consunto, come la piccola sala d'attesa coi muri beije, di cui si indovina il colore solo perchè il nostro sistema percettivo ha ormai imparato a inferirlo. In realtà l'ambiente è un piccolo corridoio con altre porte squallide e consumate che vi si affacciano. Le sedie sono state incastrate alla meglio ai lati delle porte e sovrastate da manifesti sgargianti che chiedono fiducia e promettono speranza. Ormai sono opache dall'uso persino loro; solo qualche manifesto mostra lucido orgoglio per i suoi colori ancora luminosi di stampa, mortificando i più vecchi, che non sono nemmeno stati levati, solo coperti. L'ambiente è pieno per metà di persone in attesa, annoiate e con i cappotti slacciati, sbuffanti e rassegnati, hanno lo sguardo di chi farebbe volentieri a meno della magagna ma che proprio non ha potuto evitare di dover venire fin lì.
La porta viene aperta di malagrazia, strappando un grugnito alla serratura il cui lamento però passa inosservato. I cardini non sembrano cogliere l'appello, forse sono satolli di olio.
- Si? -
Un'impiegata sbuca fuori dall'uscio come se fosse parte dello stesso, tiene la mano sulla maniglia mi impedisce la visuale all'interno. Ha capelli ricci e crespi, occhiali spessi e squadrati, orecchini pendenti, trucco di circostanza e l'espressione tipicamente annoiata e indifferente allo stesso tempo degli impiegati, che non vuol dire nulla e allo stesso tempo ti dice che non vede l'ora di liberarsi di te in tempo rercord, neanche fossi portatrice di chissà quale malattia infettiva.
- Salve, dovrei fare una denucnia di smarrimento è richiesta di sostituzione se è possibile. -
I muscoli facciali non si muovono, ma io so che sta ripassando mentalmente tutti gli svicolamenti possibili con cui rimandare o spedirmi da un altro collega, poi si ricorda che il mio caso compete proprio al suo ufficio, si rassegna e si fa di lato.
- Prego. -
La sua voce non mostra il minimo segno di quel ragionamento, ma mi ha tenuto sulla porta un secondo di troppo per non averlo fatto. Entro e richiudo la porta dietro di me, lanciando uno sguardo vittorioso a una vecchietta che mi guarda sovrapensiero. Chissà a quale ufficio deve andare.
L'impiegata scivola dietro a una delle due scrivanie anonime, nel piccolo ufficio anonimo, pieno di cose essenziali e anonime e scaffali con raccoglitori anonimi. La ditta deve essere L'Anonimi S.p.A.; persino il calendario è anonimo, con macchie di colore smorte anonime e caratteri standard anonimi. Guardo bene: graphic by Anonimi&Co.
Mi fa cenno di accomodarmi sulla sedia di plastica anonima, davanti alla scrivania in metallo e truciolato impiallicciato sgombra con portamatite e computer anonimi. Non c'è un oggetto personale nemmeno a pagarlo, persino la matricola dello schermo anonimo pare far parte integrante dell'anonimato; nemmeno le sigle dell'MI6 arrivano a tanto.
Mi siedo e appoggio la borsa in terra, sul tipico pavimento a piastrelle anonimo, quello che sembra ottenuto da tanti cubi di sassi conglometrati assieme e poi tagliati, così non si vede quando il pavimento è sporco e nemmeno dove finisce il tappo della penna che ti è caduto. L'aria è asciutta e calda, senza alcun odore in paricolare, forse gli impiegati usano deodoranti anonimi senza profumo. In effetti anche la donna è una perfetta impiegata anonima, con vestiti scuri e ben abbinati, collana poco vistosa in linea con gli orecchini, fisico normale senza qualità particolari. Forse anche gli impiegati escono dall'Anonimi S.p.A.
Cerco di mascherare la mia delusione, uno si aspetta che almeno da quelle parti le cose siano diverse, ma forse la burocrazia è burocrazia e basta, ovunque la si trovi.
L'impiegata batte qualche tasto sulla tastiera anonima e appare una schermata bianca e grigia.
- Denuncia di smarrimento he detto, vero? -
- Si. - prima che io finisca di rispondere ha già selezionato il tipo di scheda che le serve e la schermata si agghinda di tante caselle vuote.
- Nome? -
- Heresiae. -
- Professione? -
- Studente. -
- Residenza? -
- Ovunque. -
- Credo? -
- Nessuno. -
- Oggetto smarritto? -
- La Bussola. -
Trattengo leggermente il fiato ma l'impiegata non fa una piega, e con il mouse si mette a cercare l'oggetto nell'elenco di un menù a tendina. Non posso far a meno di notare che ci mette un po' a trovarlo, forse da qulle parti considerano l'ordine alfabetico osbolesto.
- Data dello smarrimento? -
Mi drizzo un po' di più sulla sedia pensando che in effetti non lo so per certo. Come si fa a dire quando uno perde una cosa? Semmai posso dire quando mi sono accorta di averla persa. Esterno questo mio ultimo pensiero e l'impiegata modifica l'intestazione della casella.
- Luogo di smarrimento? -
- Venezia. -
- Può essere più precisa per favore? -
In quel momento penso che è un vero peccato che l'Anonimi S.p.A. doti i suoi prodotti di molta efficienza tecnica e velocità elevata di pensiero riguardo a dati archiviati e burocratici, ma un briciolo di intelligenza in più rispetto a un qualsiasi automa non sarebbe guastata.
- Le ho appena detto che mi sono accorta di averla persa molto dopo lo smarrimento. -
- Ho bisogno di un lugo preciso. -
Niente non capisce.
- Scriva casa mia se questo l'aiuta. -
E scrive.
- Sospetto di furto? -
Strabuzzo gli occhi. Lei, da brava impiegata anonima non degna me di uno sguardo, se ne sta ferma davanti allo schermo con le dita protese sulla tastiera in attesa di imput.. Decido che non è il caso di sottolineare l'imbecillità della domanda.
- No. -
- Sospetti sul luogo in cui potrebbe trovarsi? -
- No. -
- Livello d'urgenza della denuncia? -
Faccia lei, mi sono persa quattro volte per arrivare fin qua.
Vedo l'impiegata scrivere 'basso' nella casella corrispondente e comincio ad alterarmi. Prima che possa protestare preme il tasto di invio e appare una pagina senza campi, ma con tutte le diciture prima inserite che lei comincia ad elencare con voce atona.
- Denuncia di smarrimento da parte della creatura Heresiae, studente, residenza globale, nessun credo; oggetto Bussola, data di smarrimento Domenica notte, luogo di smarrimento casa propria, no furto, livello urgenza basso. E' tutto esatto? -
- Si, ma per il livello di urg... -
Preme il tasto di conferma e il computer da un bip soddisfatto di conferma invio dati. L'impiegata preme un altro tasto e la stampante dietro di lei si mette alacremente in moto. In meno di un minuto ho davanti a me uno stampato di quattro pagine in triplice copia da firmare.
- Firmi vicino alle x prego. - guardo dove ha apposto le x con la biro, vicino alle linee tratteggiate con accanto scritto 'Firma del denunciante'. Vorrei dirle che io non vengo dall'Anonimi S.p.A.  e che la mia fabbrica mi ha dotato di un cervello intelligente, ma mi mordo la lingua e prendo la penna nera anonima che mi porge, firmando.
Raccoglie velocemente in fogli, li pinza, me ne da una copia e si intasca le altre tre. Batte ancora una paio di volte sulla tastiera e si gira a guardarmi.
- Abbiamo finito. -
Devo ricordarmi di aver pazienza con gli automi, che a quanto sembra non hanno memoria a breve termine.
- Veramente vorrei fare anche una richiesta di sostituzione dell'oggetto smarrito. -
L'impiegata mi guarda senza muovere un solo muscolo, ma la maschera di lattice che ha addosso non basta a non far trapelare la goduria maligna che sta provando in quel momento. Sorride con falsa condiscendenza e si aggiusta gli occhiali sul naso.
- Mi spiace, ma in caso di smarrimento di oggetti intrinsechi alla persona non possiamo operare sostituzione. -
Prego?
- Vede, - apre un cassetto e tira fuori un tomo plastificato spesso quanto quattro volumi dell'enciclopedia, lo apre a colpo sicuro sulla lettera B, sfoglia ancora un paio di pagine, sorride e lo gira verso di me, - questi sono i parametri associati all'oggetto intrinseco Bussola. Come può leggere lei stessa non siamo in grado di operare sostituzione o riparazione alcuna. -
Scorro le pagine di descrizione dell'oggetto che è corredata anche da un'immagine in bianco e nero sulla destra.

Bussola
Categoria: oggetti intrinsechi
Proprietà: oggetto con funzione orientativa, che indica la direzione migliore da seguire alla persona che la detiene. Può essere utile in casi decisionali riguardanti sfera lavorativa, economica, affettiva, familiare, sentimentale, ideologica. Non è un oggetto vincolante, la persona decide in piena indipendenza dal responso della Bussola. E' passibile di smarrimento e rottura.
Azioni: le bussole raccolte e archiviate vengono regolarmente comparate con le denuncie di smarrimento inoltrate e restituite al legittimo proprietario in caso di riscontro positivo. Non sono possibili: riparazioni, sostituzioni, ricerca specifica di una singola bussola (casi di eccezione elencati in seconda pagina strett. ris.)
Attenzione, la Bussola è...

L'impiegata mi sottrae il tomo dalla vista e lo richiude con un tonfo, appoggiandocisi con i gomiti.
- Mi dispiace, ora non le resta che aspettare, in caso di ritrovo verrà subito avvisata. Non c'è nient'altro che possiamo fare-
L'automa/impiegata mi elargisce un sorriso falso quanto un coltellino simil svizzero cinese. Improvvisamente la stanza mi sembra molto meno anonima: le stampe del calendario anonimo rivelano il ghigno sadico che nascondo tra le macchie colorate, i raccoglitori anonimi sembrano sporgersi per guardare meglio il mio sconforto, con l'occhio lucido dal riso aperto poco sotto sulla fascetta; la stampante lampeggia gioiosa, il computer sfrigola soddisfatto, la luce nel neon illumina un po' di più, il sassi del pavimento cominciano a risalire le pareti per vedere meglio e gli occhiali della donna mandano il riflesso del neon, rendendo il suo un ghigno malefico senz'occhi, accecandomi; l'aria si fa umida e asfissiante.
Mi alzo rigranziando a mezza voce ed esco da quell'ufficio prima che anche le matite e le sedie si uniscano all''orgasmo di gruppo di quell'ufficio. Chiudo la porta dietro di me e tiro un sospiro di sollievo, immaginando la donna che segna una tacca in più dietro alla schermo anomino del suo computer anonimo nel suo ufficio di nuovo anonimo. Ho in mano la denuncia di smarrimento, la guardo: anonima, uguale a tutte le altre che gli saranno già pervernute.
Attraverso il corridoio che ospita ancora le stesse persone che ho visto prima di entrare nell'ufficio, sono più annoiate e rassegnate di prima e lo sguardo sembra spegersi poco a poco. I manifesti continuano a occhieggiare dalle pareti cercando di catturare lo sguardo degli astanti, che sicuramente ormai li conoscono a memoria e stanno ripetendosi gli slogan mentalmente. L'aria è calda e viziata, vedo la signora anziana di prima che guarda la finestra posta in alto, vicino al soffitto, inesorabilmente chiusa. Esco e mi ritrovo nell'androne delle scale. Respiro l'aria più fresca e guardo il manifesto furbo alla mia destra che indica l'efficienza degli uffici e scoraggia il proseguimento delle scale verso altri di altri credi; ha appiccicata una grossa freccia disegnata a mano con il pennarello nero.
Scendo velocemente i gradini della piccola scala in sasso e ringhiera di metallo laccato malmessa. Cerco di sfuggire ai muri da intonacare tappezzati di manifesti e alla plastica gialla rovinata che sotituisce la classica verniciatura inferiore. Oltrepasso le due porte dell'anticamera e mi trovo in strada. L'aria è fredda, è umida, è opaca, ma è sollievo. La testa comincia a pulsare e mi chiudo il cappotto per evitare malanni di sorta, infilo il cappello sperando di prevenire il raffreddore. Mi stringo il busto con le braccia e guardo davanti a me: c'è poca gente in giro, qualche fattorino che corre da un palazzo di uffici all'altro e qualche poveraccio che deve affrontare uno degli automi e sperare di ottenere quel che gli serve. Non ce ne sono molti, forse hanno capito e tutti gli altri evitano queste questioni burocratiche, pensando che se ne ha già a basta di quelle normali senza andare a cercarne altre. Forse sono semplicemente più furbi di me e hanno provveduto a legare i loro oggetti intrinsechi, forse loro non hanno maltrattato il loro angioletto custode e ora è lì che li aiuta a consultare la loro Bussola e a tenere in ordine la borsa.
Guardo la mia. E' grossa, informe, con la cerniera rotta e piena di briciole, la fascia a tracolla che non tiene mai la lunghezza giusta, gli oggetti che si perdono nel fondo e non si trovano mai, anche se sono lì. Non ha strappi o cuciture allentate, è ancora robusta nonostante l'uso negligente che ne faccio. Non riesco a capire come diamine ho fatto a perderla in quel modo. Chissà dove l'ho lasciata quella Bussola. Ho ancora in mano la denuncia di smarrimento, la guardo e la piego con cura, poi la poso in una delle tasche della borsa, sicura che finchè non la leverò non la perderò.
Mi incammino verso i cancelli leggermente offuscati dall'umidità. Quella non è nebbia da giganti, è vapore a basta; da fastidio, ma mi hanno detto che lì è perenne.
Senza una ragione precisa mi viene in mente la scritta tutta in neretto in fondo alla pagina della bussola, chissà chissà cosa diceva. Mi viene il sospetto che il realtà quel manuale sia a uso e consumo unicamente degli impiegati e che non avrebbe dovuto farmelo leggere; però è servito egregiamente come oggetto di scena, detto a voce non sarebbe venuta così bene.
Il guardiano è chiuso nella sua guardiola e non mi degna nemmeno di uno sguardo mentre oltrepasso i cancelli: il suo locale è tappezzato di monitor, ma la sua attenzione è concentrata su uno solo, che non è in bianco e nero non manda immagini statiche. Sento voci concitate provenire dal gabbiotto e spero che non sia uno dei talk show televisi tpicamente umani. Non anche lì per favore!
Fuori c'è un dragobus tondo, sbuffante, bianco e blu, carico umidità e qualche persona. Salgo e mi accomodo su uno dei sedili in simil pelle marrone in fondo. Non c'è quasi nessuno e io tento di assicurarmi un viaggio solitario posando la borsa sul sedile accanto al mio; ho le braccia sempre strette a me, in un autoabbraccio consolatorio, mi manca la mia Bussola, non ho la più pallida idea di come farò senza di lei.
Dopo qualche minuto il dragobus parte. Non è salito più nessuno dopo di me, la gente deve aver proprio cominciato a perdere la fiducia, o forse hanno cominciato a seguire i vecchi proverbi come si deve. Asciugo il vetro dall'umidità e leggo il cartello che saluta allegramente:

Grazie per la vostra visita
Gli uffici del Grande Manovratore sono sempre a vostra disposizione
Efficienza, cortesia e speranza
Tornate quando volete

Nell'ufficio oggetti smarriti un'impiegata sorseggia il suo caffè e legge la pagina con una grossa bussola disegnata sopra, sorridendo quando rilegge le regole che l'hanno aiutata a liberarsi di quella scocciatrice. Sta per chiudere il tomo quando lo sguardo gli cade sulla scritta in grassetto: curiosa, lo legge non ricordando quella scritta nel precendete manuale.
Attenzione, la Bussola è un oggetto con proprietà caratteriali simili al proprietario, capacità decisionali proprie e collegamento empatico con persona detentrice. Si consiglia massima cautela. Ogni denuncia di smarrimento deve essere prontamente segnalata alla Squadra Speciale Accalappiatori, al Bussonile e al comando di guardia di zona. Pregasi trattare i denuncianti con cortesia.
L'impiegata per poco non si strozzò. Cercò freneticamente il telefono versandosi addosso il caffè e compose il numero sbagliandolo tre volte di seguito, afferrando contemporaneamente da uno scaffale gli orari dei draghibus di quella stagione. Con un moto di sconforto si rese conto che ne era appena partito uno.
Quando finalmente prese la linea, fece un sospiro profondo e filtrò la sua voce con con una maschera che si era procurata sulla Terra in un mercatino dell'usato privo di ricevuta fiscale. Fece un giro di telefonate seguendo il regolamento, poi contattò un suo 'amico' di stanza al Bussonile e gli mandò il codice a barre delle Bussola corrispondente promettendogli una ricompensa speciale se lo avesse fatto subito e velocemente. Un quarto d'ora dopo si rilassò: la Bussola della scocciatrice non era ancora stata trovata e probabilmente non l'avrebbero trovata mai.
Andò nel locale attiguo, si cambiò lgli abiti, si fece un altro caffè e tornò alla sua scrivania. Il prossimo problema della giornata era come liberarsi della scomoda promessa appena fatta.
Heresiae, lunedì, 20 febbraio 2006
categoria:racconti, via dei matti
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Ho voglia di silenzio.
Ho voglia di mutismo, di passività, ho voglia di essere parte del pubblico e non dello spettacolo. Ho voglia di fermare i miei neuroni, anestetizzarli, con qualsiasi cosa. Una botta in testa appena finito di mangiare, una scossa elettrica quand'è ora di nutrirsi e via dal punto uno.
Non ho più voglia di scrivere.
Stamattina ho aperto il secondo blog e l'ho appena reso privato. Cancellerò i due post appena scritti e vedrò se è il caso di tenerlo. Non temete, stavolta non vi avviserò neppure.
Altro che correre e sudare, io ho bisogno di stendermi sul letto e sprofondare in un sonno senza alcun sogno, buio totale, criogenizzazione, morte apparente. Zero assoluto, nulla totale.

Solleva la mano, vai al registratore e premi il tasto PAUSE

Fatto
Heresiae, venerdì, 17 febbraio 2006
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Ho aperto il secondo blog.
Heresiae, venerdì, 17 febbraio 2006
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Riflessioni inutili

Lo Stomaco sta facendo strane acrobazie, si divide tra i morsi dalle fame (che ormai è vicina ad essere la cara e vecchia fame chimica, quella che ti viene  qualsiasi ora del giorno quando meno dovrebbe venire -tipo le 5 del mattino- e si alterna ai pasti regolari -che ho ripreso a fare) e strane capriole che mi fanno pentire di aver mangiato. Senza contare gli strani sintomi che non si capisce se ha fame, se sta fecendo fatica a digerire o se è offeso per essere stato riempito dopo una notte più o meno insonne (ma che gli frega a lui!! E' il cervello che non si è spento!).

Sto progettando di aprire un secondo blog, perchè questo lo conoscono anche persone che non dovrebbero leggere quel che vorrei scrivere (poche, tre mi sembra, ma abbastanza per farmi passare brutti quarti d'ora sopratutto sociali e poi è linkato ^^'). Il problema è che comunque verrebbe fuori il mio nickname (e la dose di scoperta degli altarini in questo periodo mi è bastata, grazie) e quindi dovrei cambiare anche quello... e Splinder mi piace.
Mmmh... c'è da fare il trucco per il quale mi sono tenuta buona due acconti Yahoo e uno su Msn... chissà se viene XD
L'unico altro problema sarebbe la scelta del nickname... il mio primo è esiliato unicamente su un sito, il primo che ho navigato, chattato e postato sul forum e lì rimane, non lo uso più nemmeno su Msn. E' stato accompagnato da una serie di fratellini e sorelline creati per: scherzo, giochi di ruolo improvvisati, necessità di non farsi riconoscere, ispirazioni momentanee. Quelli non esiste che li usi, anche i pochi che hanno significato qualcosa per me, perchè sono fantocci, maschere inutili e con una personalità dettata dalla necessità del momento. Poi c'è questo, che lo uso da... ? O beh, la prima registrazione su Manga.it risale all'estate 2004, quando l'ho scoperto, ma il suo vero utilizzo è nato poi a Ottobre, su un sito che ormai esiste solo perchè il sostituto crea nostaglia ai vecchi utenti. Questo nick è diventato Il Nick. Se trovate un Heresiae in giro, senza date né altro, è facile che sia proprio io.
Bello essere uniche per una volta.

Ricapitolando, servirebbe un nuovo Nick. A meno che io non decida di tirare fuori quella sciocca, ingenua e tragica adolescente (credetemi, è peggio di questa), che amava sdoppiarsi e si apriva solo sul web. Si, forse sarebbe un buon compromesso, farla crescere aiuterebbe, molto, sia me che lei. Ma poi, sarà una terza personalità? O la quarta? Avrà anche lei la sua H2? No, non credo, quella no, lei è sempre stata unica, stranamente...
Ma forse no, lasciamola lì dov'è, si diverte molto in questo periodo a fare rare apparizioni su quel forum e non ha molta voglia di uscire, ha scoperto che il mondo è una gran brutta bestia e rimanere in una angolino conosciuto è meglio che esporsi ulteriormente. Si, è vigliacca, più di questa e non sono sicura che abdicherà mai a H. nel suo piccolo mondo.

E' chiaro che questo in post ci sono unicamente le mie riflessioni fini a se stesse. Avrei potuto aprire un blog senza dirvelo e pace amen. Però non riesco a staccarmi da quest'idea morbosa dell'essere scoperta. E' un controsenso, lo so, ma io sono un controsenso e questo è il meccanismo con cui mi impongo di affrontare me stessa e le mie responsabilità (prima o poi). Anche quando scrivevo il mio primo diario, quello cartaceo, pensavo sempre al giorno in cui qualcuno lo avrebbe trovato e letto, se sarebbe mai successo e cosa sarebbe successo dopo. Ecco, quel 'dopo' era il mio pensiero fisso, così come la domanda: cosa succederebbe se un giorno esplodessi? O: e se un giorno cominciassi a comportarmi sul serio come un'emerita stronza, a dare a Cesare quel che è di Cesare e merda a chi se la merita, invece di fare sempre l'educata?
Ho fatto tutt'e due.
Per la prima... beh, non è successo niente, solo un po' di vergogna e il mondo che faceva un po' più schifo, ma ringraziando Murphy, City Hunter esisteva, il rock anche e la rete fu un toccasana.
La seconda... anno interessante devo dire, ho imparato tante cose, ho preso tante decisioni, ho fatto tante cose (e Delilah lo sa quante ne ho fatte, quando mi sento un'inetta penso a quell'anno e mi dico, no, in fondo me la cavo), ho pianto e riso tante volte, ho fatto svolte. Tra le decisioni c'è stata quella di riservare la mia innata -e contenuta- stronzaggine per momenti in cui meritava di essere usata. Credetemi, la so usare. Ora al confronto diretto preferisco la sottile arte della guerra psicologica, in cui le donne eccellono, in cui mia madre è maestra e di cui conosco quasi tutti i trucchi visto che li ho sperimentati sulla mia pelle. Insomma, non è sempre il caso di tirare troppo la corda con me, sopratutto se non siete a un livello in cui sono io a dovermi abbassare con voi e se è un periodo in cui ho voglia di vendicarmi della categoria 'stronzi' in generale. E con questo metodo ho imparato più cose che in quell'anno.
E ora scrivo un blog e lo scrivo perchè a parole orali sono una frana, ma scrivere mi fa un gran bene e io ho un bisogno estremo di dire al mondo la mia, anche sulle stronzate come: me stessa e ciò che mi succede.
Per questo probabilmente aprirò un nuovo blog (e poi trovatelo se ci riuscite...) e potrò spandere il mio veleno drammatico e depressivo senza sertirmi dire che sono drammatica e depressiva faccia a faccia da chi conosco.
E ora la smetto, perchè  mi rendo conto che in reatà sto scrivendo cavolate, ma a volte ce ne è proprio bisogno. Prima o poi parlerò di K., di quel che le è successo è perchè ha deciso di cedere il passo a H., ma è un'altra storia ed è lunga e ora non ho voglia di affrontarla.

Delirio finito. Oggi piove, non scendete in cortile a giocare, attaccate la Playstation ^_-
Heresiae, giovedì, 16 febbraio 2006
categoria: me , deliri, via dei matti
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Luna piena

Ieri c'era una Luna bellissima. Appena sorta era di un bell'arancio carico, che proiettava la sua luce sull'alone di umidità che aveva intorno. E' poi salita piano piano, schiarendosi sempre di più. E' guizzata in alto emergendo da quella foschia pallida come un pesce dall'acqua, diventando gialla, poi più chiara, sempre più chiara, fino a raggiungere la sommità del cielo, dove ha ripreso il suo naturale bianco traslucido.
Era una notte in cui si ulula...

... io ovviamente ho fatto il bastian contrario e ho: - messo in ordine camera
                                                                        - fatto il bucato
                                                                        - messo più o meno ordine nel pc
                                                                        - letto un po' di Baudelaire (-.-)
                                                                        - e composto questo:

 



Strane cose fa fare la Luna piena... sopratutto se colorata.

Già... ma con chi ululavo?

Heresiae, martedì, 14 febbraio 2006
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Il Sogno

Sole, c'è tanto sole oggi. L'aria è fredda ma il cielo è azzurro, non ci sono nuvole in giro. Verrebbe voglia di stare all'aperto, non in casa a bisticciare con un programma di mixaggio/composizione (schifezzo)musicale.

Poi guardo meglio il cielo e vedo che è sbiadito. Non è azzurro azzurro, è come se avessero preso il pigmento puro e l'avessero mischiato col bianco, è un azzurro sporco, secondario, mediocre. So perchè, perchè siamo al livello del mare, il cielo è più lontano, c'è più atmosfera in mezzo, l'umidità, blablablabla...
Ma che m'importa! Io voglio l'azzurro carico, quello bello che lo guardi e ti riempie il cuore e l'anima, ti mozza il fiato con il suo colore forte, limpido e corposo allo stesso tempo. E lo voglio sulla laguna.
Chiedo troppo vero?
Allora me lo sognerò, sognerò la laguna al mattino, senza nebbia, senza aloni di umidità, con l'acqua crespa come la stagnola stropicciata e poi stirata, che sbrilluccica del sole appena poco più alto di lei. Sognerò le montagne, che si vedono sempre quando non c'è l'umidità. Le sognerò leggermente innevate, che circondano tutto quanto, formando un bell'arco che la Cittadella chiuderà con le sue sagome grigio/calde di tetti informi e variegati. E sognerò quell'azzurro, quel bell'azzurro lapislazzulo, ma senza le inclusioni dorate, un azzurro che riempie tutto, l'anima, il cuore, la mente, i polmoni, gli occhi, il sangue...
Sognerò che il mare avrà il suo stesso colore e che acque e cielo si fonderanno insieme, la costa e le sghembe architetture di pali e reti sembreranno sospese in aria e la Cittadella diventerà un isola fluttuante. Le navi non navigheranno, voleranno, e il ponte sarà levatoio. Il Guardiano e i suoi attendenti riempiranno informi palloni bianchi con i loro fumi e terranno sospeso il continente. E a ogni cambio di vento balleremo tutti un po' e qualcuno si farà amico un fata e imparerà a volare, con un ricordo felice. Un bel ricordo felice... Ce ne ho uno, piccolo piccolo, ma tanto grande e pieno di luce, perchè c'era il sole quel giorno ed entrava dalla grande finestra che accecava e inondava quattro figure, due grandi e bianche, due piccole e rosse. Anch'io ero tanto piccola e mio padre era un gigante, ma lei era ancora più piccola di me. Forse il suo destino era di essere una fata, perchè i suoi capelli catturarono la luce del sole e i suoi occhi il colore del cielo. Forse qualcuno su alla burocraziaManovratrice sbagliò qualcosa e lei si ritrovò quaggiù. Forse una fata la baciò in fronte, forse poi si dimenticò di lei. Troppi bimbi per il mondo, troppe poche fate, troppe poche persone che battono le mani e credono in loro. Troppi sbagli burocratici per poterci mettere una pezza e troppe persone che si credono Grandi Manovratori.

Mi piacerebbe poter volare, assieme alla mia fatina. Tenere per mano tutte le persone che amo e giocare a chi fa più capriole in cielo. Ognuno nel cielo che ama di più, ma che risulterà poi lo stesso. E nessuno di loro starà male, nessuno di loro farà del male a un altro, nessuno di loro si sentirà oppresso, nessuno di loro avrà il terrore di essere abbandonato, nessuno perderà niente. Saremo tutti per aria, a fare le capriole, a saltare sui palloni, a tuffarsi nel mare assieme ai pesci, liberi, di tutto e tutti, con il cielo tutt'intorno, leggeri come le nuvole. E il mondo sarà la casa di tutti.




Lontano da casa,
per chi non ha una casa
ogni posto è la sua casa.

Snailhand Slim, Blues

da Elianto, S.Benni



All'Isola che non c'è, a chi crede ancora nelle fate e a chi batte le mani 'perchè non si sa mai', a chi ama sognare e lo divulga come il massimo credo, a chi vola per passione, a chi non ci riesce più e a chi ha bisogno di imparare, e alla mia fatina personale, che non sa quanto è magica.
Heresiae, lunedì, 13 febbraio 2006
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Google.

Macchina di soccorso perfetta per qualsiasi cosa, sopratutto se non si sa bene l'inglese e non tutti i comandi seguono la logica della lingua.
Però potevo anche tornare sul vecchio e caro sito che mi ha permesso di fare tutti gli esami di informatica e che sempre adorerò. Ora lo linko pure.
(Sta pazza ha scaricato un editor css, e chi riesce più a farla andare in biblioteca domani!!)
XD
( =(  Help!)
Heresiae, venerdì, 10 febbraio 2006
categoria: h2 , via dei matti
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