So che dicono che gli U2 non sono poi quel gran che, che sono spravvalutati, che ormai non sanno più cosa fare, c'è anche chi mi ha detto che non usano nemmeno tutte e sette le note del pentagramma, ma sapete una cosa: dopo Hevia ci sono solo loro che sono in grado, se non di ricostrurmi, almeno di non permettere che io mi perda del tutto. E' stato molto bello, mettere il Best Of nel lettore e rendersi conto che conoscevo ancora tutte le parole a memoria; è il primo album che ho avuto degli U2, è quello che mi ha fatto innamorare di loro.


Spero che a Ranocchia piaccia studiare al parco, perchè non ho molta intenzione di muovermi di lì nei prossimi giorni.
Heresiae, venerdì, 31 marzo 2006
categoria:via dei matti, cercando di acculturarsi
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Quello che sentite in apertura al blog è Hevia. Scommetto che alcuni di voi non si aspettavano che mi piacesse. Oggi mi ha reso un gran servigio, ha avuto il potere di farmi godere mezz'ora di sole sdraiata tra l'erba, godere davvero, facendomi dimenticare di tutto, del cellulare, del fatto che ero in pubblico, che potevano rubarmi la borsa, della scuola, di tutto... Via, persa nelle note dei suoi brani, con il sole che batteva sulla faccia e il vento che aleggiava sul prato, i rami degli abeti che frusciavano al vento e i bambini che univano le loro risate ai cinguettii dei passeri. Alien dondolava leggero al mio polso, l'ho pregato di tenere lontano da me gli spiriti maligni del mio animo, che a quelli esterni ci sono già abituata. Non sono sicura, ma mi è parso di avvertire come una specie di assenso divertito nel suo dondolio.
Oggi ho cercato di seppellire i resti di una personalità e di un sentimento in una buca improvvisata tra l'erba ai miei piedi: la prima è morta a poco a poco, sfiancata dagli anni di vita che non le sarebbero dovuti appartenere, il secondo l'ho barbaramente ucciso.
Ora riposano ai piedi di tre abeti, spero che il posto gli piaccia.
Quando oggi sono andata via da scuola il mio passo ha rallentato fino a fermarsi e ho capito che non sarei riuscita a rimanermene a casa a studiare. Avevo bisogno di un posto che mi acquietasse, che mi facesse stare bene. Ho pensato al parco perchè il verde è sempre stato parte di me e della mia esistenza. Sono entrata dall'ingresso che prendevo di solito per arrivare al teatro nello scorso trimestre, ma ho svoltato subito dopo le piscine; andando a intuito sono arrivata in un angolino che aveva tutti questi abeti chiari e un paio scuri. Mi sono messa tra di loro, seduta nell'erba tra le pratoline, e dopo aver saggiato lo scarso filo del mio coltello su un rametto ho messo sul il cd e mi sono sdraiata in quel caldo sole primaverile. Alla faccia dei meteorologi.
Sono stata bene, sono tornata a casa con passo calmo e con il sole ancora intrappolato tra le fibre del cappotto e della maglia.
Sto facendo i conti ciò che ero e ciò che dovrei diventare. Sto pensando, tanto, a me, al mio futuro, prossimo e immediato, al perchè sono qui, al perchè mi sento sola, perchè il buco che sta tre centimetri sopra quello che ho allo stomaco, dovuto alla cena troppo vegetariana, c'è e non c'è, perchè basta un cappotto diverso a fammi sentire diversa. Ho solo poche risposte e pure confuse. Sto cercando di tornare a essere ciò che ero alla nascita, prima che tutto quel che mi circondava cominciasse a significare di più di me stessa e di quel che ero e volevo.
Mi è venuta in mente la città di Troia, quando la trovarono: scoprirono che in realtà di città ce ne erano nove, una sopra l'altra. Gli abitanti del posto avevano sempre ricostruito la loro città anche dopo che era stata distrutta. Ho intenzione di cominciare i miei scavi archeologici alla ricerca della prima città, quella originale, quella dove i bambini richiedono come pedaggio un ciao dal loro balcone, dove le gonnelline che facevano la ruota erano decisamente meglio dei pantaloni, ma solo se non c'erano da fare le sgommate in bicicletta. La città dove il camion che trasporta le macchine, l'arco e la pistola a petardi convivevano pacificamente con la casa di Barbie e il suo camper, e la pianola con i pastelli a cera. Dove non si può assolutamente uscire senza il ciuffetto a fontanella che si distrugge dopo circa tre secondi, dove tutte le signore devono far vedere che cos'hanno nella loro borsa, dove le pozzanghere sono guadate con coraggio e si vanno a rubare le mele del Lugarà. Dove ogni albero è una casa e ogni ruscello un fiume pieno di insidie. Voglio ripartire da lì.

Però ho altri strati da portare alla luce, mi toccherà affrontarli uno ad uno. Chissà come andrà a finire.

La luna stanotte è solo una lama sottile girata all'insù. Sembra quasi che il cielo sorrida.
Vorrei ricambiarlo.
Andrà tutto bene.
Si, lo so.
 
Heresiae, venerdì, 31 marzo 2006
categoria: me , via dei matti
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Io e H2 siamo in rotta.

Mi è apparso molto chiaro questa mattina, quando guardando il lettore alla ricerca di una canzone del Liga da sentire ho deciso: 'Se è Tu che conosci il cielo, ok, Se è Tutte le strade no, no mi va'. Ascolto i primi minuti e decido che va. Poi sento le parole del ritornello...
Signori, la vostra Heresiae vi informa che grazie ai dieci anni di studio musica le è impossibile scordarsi delle note di una canzone, o di sbagliarle se le ha ascoltate qualcosa come centomila volte. Capirete che essersi accorte di aver lasciato andare la canzone che a me non andava di ascoltare, beh, bel colpo, 1 a 0 per te H2...
Solo 1 a 0?
No, qualcosina di più. Qualcosina a partire dal sogno di stanotte, molto strano e mi sono svegliata per lo spavento. Non succedeva niente di spaventoso, tranne qualcosa che gridavo a una persona e che non avrei dovuto gridargli. Vorrei dare la colpa a mia madre ma so che è colpa di H2. Io e lei  non siamo d'accordo su molte cose, in particolare sul modo con cui ci siamo comportate in queste ultime settimane. E' un miracolo che stamattina io sia riuscita a mettermi la gonna per uscire. Settimana scorsa me la sono messa e tolta prima di uscire di casa. Non chi delle due sia tanto insicura su una scemata simile, ma ho la mezza idea che non sia lei... o si?
Ieri poi ha vinto di nuovo lei sul fronte salutistico, ponendo un'idea di base così ferma e razionale che non ho potuto fare a meno di darle ragione e capitolare (beh, legge non sarebbe stato il mio mestiere comunque): al tuo evidente squilibrio psicologico, opponiamo almeno un buon equilibrio fisico. 
E beh...
Il risultato sono state tre mele e cinque pomodori nel cestino della spesa. Non c'era l'insalata perchè eravamo entrambe scandalizzate dal prezzo dell'olio; ne faccio incetta quando torno a casa. A merenda una mela, a cena un pomodoro coi wusterl e prima di andare a letto yogurt. La prima giornata davvero salutista da... tre anni. Ero sorpresa di me stessa.
Sul lato studio però sto vincendo io, nel senso che non ho combinato una cippa in tutto il finesettimana, l'inizio della settimama, ieri. Sul lato estetico ha vinto lei. Ieri mi sono davvero presa cura di me, al punto che ora ci ho preso gusto a profumare con quella cremina dolce della Nivea. E stamattina ho su pure la gonna (che la mia borsa accorcia ogni volta che faccio un ponte -.-)
Sui sogni ha decisamente vinto lei. Ora ci manca solo che sogni anche il resto della mia famiglia e tutte le questioni in sospeso e posso dire addio alle mie notti.

Totale:
Heresiae 1
H2          3

In una partita di pallavolo avrei già perso su tutta la linea. 
Heresiae, giovedì, 30 marzo 2006
categoria: me , h2 , via dei matti
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Sogno

Stanotte ho fatto un sogno stranissimo.

C'era mio padre, e non so per quale motivo astruso i servizi segreti si erano rivolti a noi per recuperare qualcosa di assolutamente top-secret, una strana banda magnetica con su un codice che io nascondevo tra la tessera della vecchia palestra di taeknowdo e un altro tesserino bianco. Io e lui ce l'avevamo (direttamente saltata la fase di recupero) e siamo scappati attraverso strani e stretti cunicoli ferroviari sopra un carrellino molto stretto. andavamo a tutta velocità, non so chi guidava, ma le curve mi lasciavano il cuore qualche cenitmetro sopra o sotto la sua sede abituale (ricordate Indiana Jones e il Tempio Maledetto? Quando scappano sul carrello nei counicoli? Ok, erano più stretti e il carrello aveva solo la piattaforma. Ci passavano solo perchè eravamo sdraiati e c'erano tantissime ramificazioni. L'aria era umida e fredda, sapeva sul serio di terra battuta). Alla fine siamo usciti dal tunnel e ci siamo ritrovati in un caseggiato di legno chiro, piccolo di base ma alto, fatto all'esterno di assi in legno inclinate, come le case americane. La stazione, l'ho capito solo a mente lucida, era quella di Varzo, però un pochetto più arretrata e più piccola, più raccolta, con più verde e senza il piazzale in cemento intorno. Era più bella insomma, proprio in mezzo alla valle e tipica di un piccolo paesino di montagna, rustica e incantevole (quella che poi non è, assomigliava più alle stazioni della Valle Vigezzo... che strano mix). Ci siamo ritrovati circondati dagli agenti dei servizi segreti (non so se i nostri i gli altri... forse i nostri) ma non gli abbiamo dato la banda magnetica. Forse siamo scappati (il sogno è molto confuso).
Siamo tornati a casa, mio padre mi ha detto che quella banda magnetica non la dovevamo dare a nessuno, ma quasi subito siamo stati circondati di nuovo dagli agenti dei servizi segreti (i cosidetti nostri), che ovviamente volevano la banda e io avevo davvero paura che l'avrebbero presa anche a costo di ucciderci. C'era Cindy, che mi stava appresso preoccupata, tenera, vivace e buffa come una cucciola un po' cresciuta, molto attiva, più del solito in effetti, e io sapevo che era morta. Anzi, in virtù di questo, ho aperto la porta di casa e l'ho presa in braccio, per farmi coraggio. La volevo mandare in avan scoperta perchè sapevo che era già morta e altro non potevano farle, ma mentre la tenevo in braccio e la portavo fuori, la sentivo solida tra le mie braccia e non ne sono rimasta sopresa.
Ricordo solo di aver visto molti prototipi classici delle spie (impermeabile scuro ampio, completo scuro sotto, cappello a falte larghe scuro, occhiali da sole... ma siamo sicuri che le uova della sera prima fossero buone? o.O) che cercavano la banda e basta. Una volta sveglia e fuori di casa, mi sono resa conto di aver sognato mio padre e Cindy.

Non è il primo sogno strano che ho fatto, se non altro in questo non sono morta/schiantata/rimasta incinta a undici anni/percorso strade sul pandino a velocità tali che avrei vinto la Parigi-Dakar (per la morte ci sono due varianti: uno a colpi di pistola - ma chissà perchè, nonostante il male, non morivo mai... ma guarda un po', era proprio a Varzo che volevano fari fuori - l'altra sulla lancia di un cavaliere durante l'assalto al mio villaggio - e qui sono proprio morta, e che male!!! Mi sono svegliata e tastata) e non è nemmeno il primo in cui c'è mio padre, ma è il primo in cui qualcuno che non esiste più si fa vivo, apposta per starmi vicino, e io sono cosciente che in realtà è morto.
Heresiae, lunedì, 27 marzo 2006
categoria: me , deliri, via dei matti
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Tragediaaaaaaaaaaaaaaa T_T




Si, col cavolo che io lo perdono però. Elias! Ti avverto, sei in lista per i riti voodo!!

Scherzi (e cadute >.<) a parte, il MotoGp di quest'anno si preannuncia mooolto interessante. Le nuove leve si sono dimostrate tutte ('somma... ma chi sono io per contraddire il telecronista?) capaci di correre e pure forte, tanto che Pedrosa un pochetto Capirossi l'ha fatto sudare, ma solo un pochetto; come lui ha ricominciato a correre il piccolino non gli è più stato dietro al punto che si è arreso (è proprio piccolo...). Se a Gibernau non gli si spaccava il potenziometro del cambio forse ci sarebbe stato qualche duello in più, ma proprio forse, l'anno scorso un po' schifetto ha fatto.
Quello che non mi piace della nuova stellina del GP è l'atteggiamento. Come diavolo fai a dire: non punto al titolo quando sei arrivato secondo al tuo primo motoGP? Io il pensierino di poterci arrivare, forse, ce lo farei. Okkei che Valentino era dietro e quindi non te lo sei mai visto né davanti né dietro, ma cavoli, eri davanti a Melandri e Hayden! Si è arreso in partenza! No no, non ci siamo proprio, manchi di grinta ragazzo (e non ditemi che ha semplicemente voluto fare il modesto e l'umile! Quando gli hanno chiesto se guardava al titolo ha guardato il giornalista come se fosse impazzito tutto d'un colpo e si è ritratto manco si fosse scottato. Alla faccia dell'autostima che dovrebbe avere un pilota).
Eppoi non c'è più Biagi da insultare... è proprio vero che ci deve essere sempre bisogno di un antagonista per rendere qualsiasi cosa un po' stimolante.
(Posso suggerire Elias?)
E' già in lista voodo, non esageriamo.
(Sarà dura trovarne uno più antipatico di lui...)

Però, Valentino è sempre il migliore. Girava con gli stessi tempi di quelli in testa, ma senza una pedana e un freno. Ha recuperato i diciotto secondi che lo separavano dall'ultimo e ne ha superati due. La prossima volta però, Vale, salta subito su quella moto! Per gli improperi c'è tempo!

Ho una critica da fare allo stopex&go. Ok, ci avete messo il riquadrino in basso per non farci perdere nemmeno un secondo di quei folli che girano a oltre ducento all'ora su due ruote che si squagliano ogni secondo che passa, ma questo non vi autorizza a passare dai pochi secondi di pubblicità di prima, ai sei e rotti minuti degni di uno stacco da primo tempo nei film!!!!!!!!!
Cazzo, ci stava anche il meteo volendo.
Vi comunico anche che ci si capisce proprio poco in quel riquadrino (che rabbia... quando poi vedi che ti stanno dando le posizioni e tu non le leggi... e qualcuno di dice quanto funziona da bene la schiuma da barba con il suo rasoio... ç_ç).
Vabbeh, poveri, fanno del loro meglio...

Mi sono consolata guardandomi poi Detective Extralarge.
(Totale pagine studiate di antropologia:) eh? che cosa? ah... ehmmm... ^^''' Sai, il mal di testa, la doccia e poi Il Signore degli Anelli... 'somma... come dire... zero, ecco ^.^0

Ahahaha! '''^o^\

(Che domenica del cavolo...)

Heresiae, lunedì, 27 marzo 2006
categoria:uni , h2 , motogp, via dei matti
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Il lunedì mattina è decisamente tragico, sopratutto se mentre sei in autobus che non chiedi di meglio che abbioccarti sul sedile con le cuffiette alle orecchie vedi il nuovo manifesto della Lega apparso magicamente tra venerdì pomeriggio e oggi.
Immagino che sia la reazione ai Pacs, di cui E2 mi ha gentilmente informato poco fa e che ora mi fa vomitare più di prima. Il manifesto, non la legge.
E' vero che effettivamente le legge dice 'accordo tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso' e quindi legalizza la convivenza omosessuale, ma vorrei sottilineare convivenza. Da quel che ne so io attualmente gay e lesbiche convivono già, così come chissà quante altre coppie etero che non hanno alcun diritto giuridico nonostante vengano considerati 'normali' e vivano assieme da più anni di quanti ne duri un matrimonio civile o religioso al giorno d'oggi.

Inutile, non capirò mai i leghisti. Ma hanno davvero una repressione tale addosso, da non riuscire a sopportare che qualcuno sia un poco più libero di loro? Che si iscrivano in palestra, facciano ginnastica, giochino a Doom, ma lascino in pace chi vuole essere libero.
Che poi non sono solo i leghisti... a me è venuta un voglia irrefrenabile di andare a vedere il Caimano dopo che ho letto sul giornale l'attività di volantinaggio contro il film dei 'giovani azzurri' (chi si è letto qualche giornale del 1930 noterà forse un'assonanza con 'giovani fascisti', ma forse mi sbaglio... discorso un po' lungo da fare ora però) ovvero i giovani iscritti al partito di Forza Italia.
Nanni Moretti, aspettami che arrivo!
E non lo dico solo perchè l'hanno fatto quelli di FI (giusto per i maligni), ma solo perchè se una cosa incontra un'accoglienza così 'calorosa', beh, vale la pena di andare a vedere che cos'è =)

No, è colpa mia che sono ingenua. Io penso che la politica si debba occupare solo di come far progredire il paese economicamente, assicurare giustizia, proteggere i cittadini, la loro salute e garantirgli un'istruzione e tutti i diritti che riteniamo sia giusto che abbiamo, e non decidere come, se e con chi vogliamo vivere. Perchè se anche una piccola parte della popolazione vuole convivere legalmente con qualcuno dello stesso/opposto sesso, è giusto che lo possa fare protetto dalla legge, perchè se qualcuno vuole fare un film sull'uomo che ha un posto assicurato sui libri di storia, giusto non giusto, è giusto che lo possa fare! Qualsiasi sia l'argomento del film, qualsiasi sia la direzione (se l'avesse fatto a favore avrebbe avuto i giovati del PCI a fare volantinaggio a Padova, come li avrebbero chiamati però, giovani... rossi?). Così com'è giusto che possiamo decidere se avere o meno bambini con l'inseminazione artificiale senza essere sottoposte a torture o esercitare il mestiere che più ci pare e piace, prostituzione compresa (a proposito di questo, se riaprissero le case chiuse io un pensierino ad aprirne e gestirne una ce lo farei... anche perchè è impossibile andare in rovina con un mestiere del genere). Non vedo perchè una società fondalmentalmente bigotta come la nostra deve decidere della vita di una parte di essa, solo perchè: ha paura, non lo sa ma sa che è giusto, è invidioso.

Abbiate pazienza.
Oggi ho visto Comizi d'Amore. Mi è piaciuto decisamente di più che Le 120 Giornate di Sodoma e devo dire che la situazione sì, un pochetto è cambiata (se stai alla larga dai genitori e non gli dici che fai), ma non parliamo troppo forte, perchè se entrate in casa mia è tutto un altro discorso (se riguarda me e mia sorella, poi le altre facciano quello che vogliono... ma io e lei...). Chissà in quante altre progredite famiglie del nord succede =)

Ah, a proposito, la storia della famiglia fondata dal matrimonio è tutta una bufala. Sarà vero che è più facile formarla, ma è anche vero che mica è detto che esista sul serio.
Questo nessuno glie l'ha spiegato ai leghisti... mah.


Devo smetterla di leggere il Gazzettino...
Heresiae, lunedì, 27 marzo 2006
categoria:deliri, via dei matti, cercando di acculturarsi
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Parlando con gli amici possono tornare in mente tante cose, cose a cui non pensavi da tempo, cose che non pensavi di avere ancora con te. La valigia dei ricordi però è sempre lì, accanto a ogni letto che visiti, in ogni casa che cambi, su ogni treno o autobus che prendi; la valigia dei ricordi non ti abbandona mai. Leggera o pesante, contiene tante cose, immagini, suoni e odori. Così all'improvviso capita che qualcuno ci urta contro e la cerniera si apra di scatto. Da uno spiranglio allora fuoriesce qualcosa, come un odore, un profumo che non sentivi da anni e che ha molti significati, così tanti, che non sai nemmeno se riuscirai a enumerarli tutti o a trovare le parole giuste per raccontarli come si deve.
Sembra strano però che serva sempre qualcuno che ti faccia vedere qualcosa che è sempre sotto al tuo naso e non ti abbandona mai.
Grazie Stormy.

Larice


Larice non è solo una parola e non è solo un albero, larice è la parola d'accesso per un archivio di ricordi di dieci anni, tutti passati rigorosamente in montagna.
Il larice, come tutti voi ben sapete, è una conifera, molto simile al pino come forma ma di colore più chiaro; anche lui può arrivare a delle altezze di tutto rispetto e si riproduce tramite la classica pigna. Però, a differenza del pino, non punge, perde le foglie d'inverno ed è morbido. Il larice è tenero e più flessibile, secca più lentamente e il profumo è molto più dolce di quello dei pini. Anche il sapore è molto dolce.
Uno dei miei primi ricordi del larice è mia sorella che da piccolina, ancora sullo zainetto mentre andavamo verso la baita, afferra il ramo di un piccolo larice e strappa via la parte nata da poco, quella che al posto del fusto legnoso ha ancora uno stelo verde, della stessa consistenza degli aghetti nuovi, morbida, profumata. Quell'angioletto biondo della mia sorellina afferra saldamente quel bocciolo e fa quello che faceva con tutto quello che accaparrava con le mani a quell'età: lo mangia. A differenza dell'esperienza con le lumache e i croccantini dei gatti però, non tira fuori la lingua facendo bleah, ma se lo lecca di gusto, così lo faccio anch'io e scopro che, effettivamente, è molto buono. Non come i fiori di trifoglio che sanno quasi miele, è qualcosa che, se chiudi gli occhi, capisci subito che stai gustando qualcosa che è fatto di pura linfa, di verde, di montagna.
I ricordi poi si perdono in mezzo a quel verde pastello che si trova in tutti gli astucci degli studenti delle elementari di oggi, è un verde che non si può assolutamente confondere con nessun tipo di erba montana o di altro albero, è il verde del larice, è solo suo, marchio di fabbrica delle fresche alture, che spicca come un faro in mezzo all'oceano di pascoli e di boschi.

Alpe Coatè.
Ricordo che noi cercavamo i rifugi, tra i larici.

La nostra alpe era (e spero lo sia ancora) disseminata di massi che andavano da qualche decina di centimetri, a qualche metro, a qualche decina di metri. Erano i nostri palazzi, case vere e proprie, con tanto di zona letto, cucina, salotto e terrazzo. Erano tutti vicini, così eravamo tutti vicini di casa. Il secondo masso più grande dell'alpe era proprio accanto a casa mia, chiamato sasso Paperone perché ha davvero la forma della testa di Paperone, ha gli occhiali, il becco, le basette, e lui era stato diviso a zone, come il masso più grande dell'alpe, il Masso della Croce, chiamato così perché ha una piccola finestrella in metallo con una croce incastonata in alto. Nessuno ha idea di chi o del perché l'abbia messa.
Bene, c'erano le zone: quella è mia, quella è tua e quell'altra è sua. Siccome eravamo in tanti, spesso le zone e le case erano divise tra due persone, ma chi contava davvero aveva il privilegio di una singola.
Avevamo tante residente nei larici.
I larici hanno una caratteristica singolare: preferiscono crescere in gruppo. Ci sono, larici isolati, ma è facile che sia su un declivio particolarmente inclinato o sia stato piantato dall'uomo, perché in genere nelle piane crescono in gruppo da sei a una decina. Quando questo accade, ovviamente sono solo i rami esterni che rimangono belli vivi e verdi, quelli che si incrociano sotto quelli esterni, non ricevono abbastanza luce quindi muoiono e creano spazio. Volte, corridoi, antri, stanze, porte... tutte di rami, tutte verdi e grigie, perchè il tronco del larice è grigio.
Ne avevamo diversedi quelle residenze, due stavano proprio sotto e sopra la mia baita. Quella sopra erano residenze separate larghe abbastanza per due persone, non più di quattro sei larici, a volte anche solo tre buoni per i bambini più piccoli e avevamo una bella piazzetta all'interno del circolo. Ci andavamo poco, perché quella zona è proprio sotto il Balzo, una piccola altura e faceva ombra presto, quindi faceva fresco subito e si alimentavano storie di spiriti e fantasmi. Quella sotto era più al sole ed era davvero molto grande, ci stavamo tutti in piedi e ci si poteva anche arrampicare su alcuni alberi. Dava proprio sopra il Riale, un grosso canalone asciutto profondo almeno cinque metri e largo di più, ed era una zona strategica durante le battaglie per il territorio, perché oltre il Riale era casa mia, della mia famiglia, l'altro era il lato comune, e quindi chi patteggiava con me, poteva stare lì quanto voleva e progettare piani di guerra nel segreto del folto dei rami odorosi di resina. Era molto più secco però e per arrivarci c'era qualche metro di discesa ripida (che poi diventava salita) nel folto dell'erba che a quell'epoca era anche frequentata dalle mucche del Giacomino. Era anche troppo vicino a casa mia, dove gli adulti si facevano vedere più spesso di quel che vi faceva piacere e quindi la frenquentazione dipendeva dal gioco e dalla voglia di novità.
La residenza più sentita era proprio aldilà del Riale, a pochi metri dal salto e dal sentiero, i cui larici erano ancora abbastanza giovani da aveva un fusto di pochi centimetri, ma erano alti e verdi e avevano creato un'ampia porta d'ingresso che noi avevamo delimitato con rami e fusti secchi caduti da tempo. Lì c'era tutto. Ognuno aveva la sua stanza, io ero tra quelli che aveva la sua singola, proprio a destra dell'accesso dopo un corridoio dove avevamo creato con computer (di pietra) con tanto di floppy disk. Accanto a me c'era una scuderia, l'ingresso per il giardino e un'altra stanza. C'erano almeno altre tre stanze, tutte con corridoio. Le loro ebbero bisogno di qualcosa di più che semplici intrecci di rami per delimitare spazi e pareti, dovemmo prendere molti fusti e rami per fare delle pareti vere e proprie e vennero camere molto più ampie della mia, ma la mia era perfetta così, avevo litigato per averla. C'era la cucina e la sala della tv. In giardino prendevamo tutto il cibo che ci serviva, compresa la cacciagione (i coniglia abbondavano, ma i funghi apparivano più spesso). Tra la cucina e il salotto c'era il secondo ingresso, a qualche metro da lì il bagno (che era sul serio un bagno!). Davanti all'ingresso avevamo una Ferrari e qualche metro più sopra il ristorante. Allontanandosi in direzione perpendicolare al Riale si incontravano le grotte e dei grossi larici nodosi e contorti, che spesso facevano da rifugio guerresco e custodivano il tesoro del bosco. Un bulbo, un fiore bellissimo, viola, che non abbiamo mai capito cosa ci facesse lì, ma che abbiamo venerato per davvero come un Dio. Quel rifugio era proprio davanti al sasso della Croce, a poca distanza dai condomini che stavano quasi sotto al sasso, in prossimità di un riale molto più piccolo, che era in genere in piccolo ruscello, di lava, ma pur sempre un ruscello.

Non è finita qui.
Dai larici del Bosco, quelli che pendevano bassi sopra dei dossi naturali, noi ci aggrappavamo ai rami e giocavamo a fare Tarzan. Facevamo corone, cestini, orecchini, braccialetti e cinture con i loro rami e a fine giornata, odoravamo così tanto di larice a furia di starci sotto o di spellarli e lavorarli, che sembrava ci avessimo fatto il bagno nella resina.
Io e quel gruppo di bambini scapestrati, colonizzammo tutta l'Alpe. Oltre ai quei rifugi naturali, ce ne creammo uno proprio nel bosco a poca distanza dal gioco di Tarzan, trascinando sassi dal Riale (che era molto distante per dei bambini) e rami e tronchi, per delimitare i muri del salotto, della cucina, le porte d'ingresso (guai a entrare o uscire scavalcando semplicemente i muri, si apriva la porta), la grande stanza da letto comune. Avevamo trovato divani, televisioni e tavoli. Fecimo un reticolo di rami per il muro della cucina ed era tutto intorno a un unico grande albero, coi rami più bassi a qualche metro da terra. Poco sopra avevamo una piscina, creata naturalmente grazie a un albero che era caduto tra altri due e aveva fatto un trampolino naturale sopra un grosso e ampio cespuglio di arbusti, una delle fonti principali di cibo perché aveva della bacche bianche e spugnose, tonde e grosse come nocciole. Sotto la Casa, c'era il Bosco della fate, con tanto di residenze gnomesche. A dire vero uno gnomo abitava anche sotto il mio masso Paperone, in una buca proprio sotto al punto da cui ci arrampicavamo. Non ho idea di quante ore abbiamo passato in appostamento per vedere se veniva a prendere il pezzo di pane e formaggio che gli mettevamo all'ingresso della tana. Accanto al bosco, separato da un altro ex rialetto stretto e un poco profondo, nello spazio in discesa che formava con il fiume di lava, stava l'Astronave. Al principio doveva essere solo un grosso scaglione di pietra, di una decina di metri per altri dieci, che si era fermato con la parte liscia in alto. Qualcuno ebbe la brillante idea di costruirci un piccola stalla per le capre proprio sotto, scavando nella terra, e la baita davanti. La baita con il tempo era crollata e le ortiche l'avevano invasa, erano solo rimasti i muri per un altezza di un metro circa, il resto erano cocci sparsi tra le ortiche. La stalla invece resistette e sono sicura che è ancora lì, umida di terra con la sua mangiatoia marcia e la piccola apertura rettangolare con la porta appoggiata lì di lato. Sopra quel grosso scaglione un giorno cadde un grosso albero, proprio trasversale, perpendicolare alla montagna. Qualcuno aveva tagliato le radici e la punta, perciò era proprio un tronco, ormai grigio dal tempo. Aveva molte fessure, questo tronco, e la fantasia di noi bambini fece si che con qualche pezzo di corteccia piatto e un po' di rami dritti e spellati, nascessero tastiere, leve, antenne, radio e le parti tagliate divenissero monitor. Era un'astronave interstellare a tutti gli effetti e noi non conoscevamo l'Enterprise all'epoca, solo Fantozzi, e Fantozzi ogni tanto appariva dalla stiva della nave a opera di una mia amica che imitava benissimo la voce. La stiva della nave era la stalla e starci dentro era anche una prova di coraggio e una punizione, perché avevamo tutti paura che cadesse. Non è mai caduta, non cadrà mai.
Sopra gli alberi del Tesoro e le caverne, c'è uno spiazzo circondato da altri rami nodosi e giovani larici che per un po' di tempo divenne l'aera pic-nic prendisole al posto del masso della Croce. Tra quello, il fiume di Lava e la casa, avevamo i dinosauri. Andando dritti in cima, verso i piai, c'era il ghiacciaio. Sopra il Balzo, proprio sopra casa mia, rovine di case, rovine antiche da esplorare, il dirupo da cui si guardava la valle sotto di noi. Nel Riale, il Laboratorio chimico, la Cava e il Sasso della Luna, altro tesoro, Dio, da idolatrare e proteggere, giallo e sbrillucciante, proprio come la luna.
Casa mia era l'unica baita isolata dalle altre, assieme a una proprio sotto al masso della Croce (a qualche metro, non proprio sotto), tutte le altre erano dall'altra parte dell'alpe, tutte insieme, vicine vicine. Sotto a quella del Giacomino, la più vecchia, c'era una discesa improvvisa di qualche metro, da cui noi ci lanciavamo facendo capriole e sporcandoci di bilacche. Bernoccoli a palate, ma tante risate. All'estremità dell'inizio della discesa, c'era (non so se c'è ancora) una grossa croce di legno e il ceppo di un vecchio e grosso albero. Luogo delle riunioni, luogo di ritrovo, luogo strategico dove si decidevano le divisioni sociali, si litigava, si riappacificava, si dichiarava guerra, si divideva il territorio. Tutto sotto la tutela degli adulti che da lontano non ci pensavano nemmeno a interferire, nemmeno quando finì a cazzotti veri e propri, e sì che quell'anno eravamo una dozzina di bambini dai sei a dieci anni con più del doppio degli adulti in giro.

Se scendete il prato ripido, però, e fate un pezzo di bosco e vi tenete un pochino sulla sinistra, arrivate sul serio nel luogo magico, che non è il luogo dove confesserete alle fate le vostre colpe nei confronti del bosco, o ci sono gli spettri e le prove di coraggio, è magica per quel che è: il Lago dei mirtilli. C'era una ragazza, la sorella maggiore di una mia coetanea e un bambino piccolo, che ci faceva da... balia, zia, sorella maggiore a tutti (i nipoti del Giacomino) che un giorno ci accompagnò fin lì. Ci disse che quella conca, le sui sponde erano completamente ricoperte di mirtilli, il cui sole filtra caldo a fatica dai rami degli alberi, ma che ristagna e rimane a illuminare le succose piantine verdi e viola, una volta era piena d'acqua e ci si poteva fare il bagno. Non so se esiste ancora, il sottobosco ormai se la sarà fagocitata e altre piante avranno riempito lo spazio. Era un luogo troppo lontano e con una gran salita da fare per tornare, non valeva la pena di fare una scarpinata del genere per un po' di mirtilli, per quelli bastava la strada verso il Balzo, una vera miniera di quelle piccole bacche viola. Ci tornammo solo una seconda volta, poi basta. Non so nemmeno se riuscirei a ritrovarla.

Questo era il mio mondo, un mese all'anno, per i primi dieci anni della mia vita.
Eravamo bambini nemici/amici, che giocavano a prendersi e a nascondino la notte con le torce e alle alleanze, alla guerra, all'esplorazione dei mondi antichi, presenti e immaginari il giorno. La guerra poi, la fecimo per davvero, non per finta. Ricordo che l'anno in cui eravamo davvero in tanti ci spezzammo in due fazioni, a una c'ero a capo io, all'altra una mia amica mia coetanea e anche compagna di scuola a Varzo, Tami, che ora è pure finita nei guai. Litigavamo spesso, ma poi ci passavamo sopra, quella volta invece no e ci picchiammo anche oltre a urlare. Per due giorni la separazione tra i gruppi fu netta. Loro di lì e noi di là, a bisticciare per le zone fino a quel momento comuni, come il Masso o la Casa o il Laboratorio. Poi finì, così com'era cominciata fecimo la pace, sotto la Croce, proprio dove ci picchiammo e insultammo. Non ricordo il perché né dell'uno né dell'altro.
E un giorno, finì anche quel mondo.

I miei amici crescevano e se ne andavano. La bambina di Milano, cugina della Tami, e una sua amica smisero di venire. La nipote della signora che abitava davanti a loro anche. Erika e sua cugina Mara, che avevano in affitto dal Giacomino la casa sotto al Masso, si trasferirono in un alpe più in basso. I tre fratelli smisero di venire in quell'alpe e si trasferirono in una più in basso, più facile da raggiungere per i loro nonni, ormai anziani e malati. Rimasi io, A., la Tami e suo fratello piccolo, l'Isabella.
Ricordo il giorno in cui finì davvero, in cui mi resi conto che non sarebbe più tornato niente di quelle estati. La fine delle vacanze mie e loro, loro partivano prima e non sembravano molto dispiaciuti, come se avessimo passato un intero mese insieme a giocare e non una settimana. Mentre li guardavo andar via dalla cima del mio masso Paperone, con la bandiera della nostra associazione in mano, mi resi conto che era finita, perché loro erano cresciuti. Loro stavano crescendo e io no. Io volevo ancora giocare a nascondino tra i rami, stare nel rifugio e inventarci pericoli immaginari alla servizi segreti, cacce al tesoro, gnomi, gite esplorative. Quello era anche l'anno in cui i boscaioli vennero e portarono via il trampolino della piscina, i colli dei dinosauri, il tronco comandi dell'astronave e anche tutti gli arredi della Casa. Non si salvò niente, non gli importò nulla del fatto che noi lì ci vivevamo ancora e io potevo accettare che un bel tronco come quello dell'Astronave facesse loro gola, ma la Casa si vedeva che era opera nostra, di bambini, ma loro presero lo stesso i muri, il divano e le porte. Una casa che resisteva da tre anni agli inverni montanari, scomparve in un giorno. Li odiai, ma forse odiai di più i miei amici, perché se ne dimenticarono subito e dissero che non importava, tanto non ci giocavano più.

Mi mancano, quei giorni.
Quello era l'unico posto in cui ero davvero me stessa, in cui le miei paure non esistevano se non per la stiva o la residenza dei fantasmi, in cui avevo il coraggio di farmi valere, in cui i ferragosto con tutte le famiglie dell'alpe intorno al grande falò erano una festa vera e propria, con il succo di mirtilli e la torta, una festa in cui noi eravamo gli indiani e danzavamo intorno al grande fuoco, che era alto due volte il mio papà. Era il posto in cui avevamo la nostra microsocietà, le nostre leggi, i nostri stereotipi e confini.
Noi eravamo i padroni di quel posto, gli adulti non esistevano; non ricordo una sola volta in cui gli adulti si intromisero, solo merende a casa di amici e parenti, a giocare a memory o a carte, o a stare davanti al grande camino su cui cuoceva il latte per il formaggio del Giacomino e della Marisa, il fumo del fuoco e della pipa di lui, il sorriso e la voce di lei... Le scorpacciate di mirtilli, le torte cotte nella nostra grande stufa di ghisa, i campanacci delle mucche, il suono del vento tra gli alberi, le punture delle ortiche. I tassi che si intrufolavano nella nostra stalla, le marmotte che fischiavano e noi imitavamo, i gufi, le aquile, la sorgente e i bujuon, le merende a pane e nutella nei rifugi e nei ritrovi. I bernoccoli, i graffi e la paura immensa di farsi male, ma poi saltare lo stesso dal trampolino di lancio del masso, perché solo i più piccoli e codardi scendono per tutta la strada, i più bravi, grandi e forti si fermano a metà e saltano giù, gridando kawabonga o alla Tarzan. Le lucciole, i trifogli e l'odore dei larici.

Quelli erano periodi davvero felici.
Erano solo un mese all'anno, che poi si ridusse, ma erano davvero belli e sono tutti intrisi dall'odore del larice.
Finirono perché crescemmo, finirono perché i genitori non tornarono più, finirono perché finì la mia famiglia. Finirono perché tutto finisce, prima o poi, purtroppo. Finì perché mi arresi e non tentai mai di ricreare quel che avevo lassù, perché quel che avevo avuto me lo ero trovato davanti, ra un dono, ricrearlo era troppo difficile, troppo lungo, troppo duro e ci voleva davvero troppo coraggio.

Ricordo davvero bene che quel giorno cominciai a sentire anche il distacco dagli altri. Non volevo crescere allora e non lo voglio fare adesso.
Ora lo sento di meno, il distacco, quando mi rendo conto che sono cresciuta su molte cose, quelle su cui si cresce inevitabilmente e fortunatamente, ma in realtà non l'ho mai fatto seriamente e quel poco di me che si credeva adulta lo sto cancellando, perché non mi piace, non lo voglio. Non sono la sola, non sono l'unica che a volte esce di casa e si comporta improvvisamente come se avesse cinque anni alla vista di un gatto o un cane, una vetrina di balocchi o di dolci o un tramonto o una luna; non sono l'unica che spesso si comporta proprio come un bambino, quando pensa cose cattive di qualcuno, quando fa i dispetti, le linguacce, le prese in giro. Quant'eravamo cattivi noi... mettevamo sotto schiavitù i nostri fratellini piccoli fino a farli piangere e stabilivamo gerarchie rigidissime: chi stava sopra comandava, chi stava sotto ubbidiva; guai a sgarrare, facevamo anche punizioni corporali, avevamo i nostri tribunali improvvisati.
Noi facevamo solo viaggi interstellari tra i boschi, esplorazioni in mezzo a erbe magmatiche e società segrete tra gli alberi, ma vivevamo ordinatamente e civilmente per trenta giorni e le guerre duravano solo due giorni, ci procacciavamo il cibo e ci decoravamo, creavamo medicine, nuove tecnologie e metodi per costruire, e non esistevano dei, politiche, regole adulte al di fuori dei pasti e delle case 'vere'.
Era davvero bello, quando la vita era un vero gioco, che non finiva nemmeno con il buio.
Dungeon e Dragons e Tolkien a noi ci facevano un baffo.

E' tanto tempo che non sento l'odore del larice...
Mi piacerebbe risentirlo, mi piacerebbe radunare tutte le persone che amo e con cui sono a mio agio, le persone con cui so di poter parlare di ricordi e sensazioni senza sentirmi a disagio, prenderle per mano e portarle dai miei larici, dai miei ricordi e renderle parte di essi.
So che non è possibile, ma un giorno riuscirò a trovare le parole e a descrivere com'era l'odore dei larici della mia infanzia e renderli partecipi almeno di quello.





Questa è la mia baita all'Alpe coatè (pronuncia quatè), è abitabile solo il piano dove vedete il camino, la soffitta no. In sostanza l'abitazione è un monolocale, sotto c'è la stalla che si estende per tutta la lunghezza del tetto che vede subito dietro, sopra cui c'è il fienile. Davanti c'è l'anticamera con il bagno, la cantina, un'altra soffitta e l'ingresso per il giardino. L'altra piccola costruzione è una vecchia stalla non più agibile. E quel bellissimo albero verde scuro che vedete spuntare dritto come un fuso è Pino, l'abete che ha esattamente la mia età.

Heresiae, venerdì, 24 marzo 2006
categoria: me , via dei matti
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Tra Granny in Paradise e Gli uomini straordinari


Ieri ci ho giocato per almeno tre ore.
E' un gioco fantastico, dove una nonnina deve andare a recuperare dei micetti che pare non siano in grado di ritrovare la strada della cuccia da soli. Ogni livello ha uno schema diverso, di scale, terrazzini, sali e scendi, liane... La difficoltà è fare tutto questo senza finire preda di: indigeni con mascheroni alquanto incazzosi, cani altrettanto antipatici, scimmioni, dott. Meow malvagi, vasche di acido, terrazini che franano, scimmioni in smoking. La nonnina non è completamente indifesa ovviamente, è una nonnina in gamba, provvista chissà come non di borsa  come ogni vecchietta che si rispetti, ma di pala per scavare buche in cui finiscono tutti i nemici dei gatti sopracitati. A volte capita che ci sia una borsa in giro, che dura circa una trentina di secondi e io non so cosa diavolo c'è in quella borsa né le vitamine che la dolce vecchietta prende al mattino appena sveglia, sta di fatto che a borsettate è in grado di stendere: indigeni, cani, scimmioni e dottori. Inoltre è atletica e piena di risorse: non solo riesce a passare sopra burroni grazie a dei rampicanti con i quali ci si attaccato solo con le mani, ma se prende un ombrellino e si butta, beh, diciamo che Mary Poppins le fa un baffo. E poi ci sono i teletrasporti, e i fiori che si mangiano dottori e indigeni, e le bombe, e i martelli pneumatici per le rocce, e i fagioli magici, e tanti fiorellini che sbocciano appena lei ci passa sopra, e che bisogna raccogliere tutti per avere il fiore della felicità, che vale come una trentina di loro. A quota cento fiorellini si ha una vita.
Insomma, chi ha inventato il giochino ha tutta la mia simpatia e gratitudine.

Peccato che per tutta la notte io abbia sognato fiori, scale, unca unca, cani e nonnette... avevo anche riguardato La leggenda degli uomini straordinari sperando di levarmeli dalla testa, facendomi anche quattro risate quando, leggendo  i titoli di testa, mi ero accorta che non gli era bastato mettere Quatermain, Hide, l'Uomo invisbile, Dorian Gray, Moriarty, Mina Harker e il capitano Nemo, ma c'era anche Tom Sawyer!!! Cioè, io mica avevo collegato che quel 'Mi chiamo Sawyer, sono un agente dei servizi segreti americani' si riferisse a quel Sawyer (figurarsi che stavolta l'avevo collegato a Lost...). Tom Sawyer nei panni di agente Cia proprio non ce lo avrei mai visto, ma che si erano fumati?!
Quindi, in ordine di citazione:
Haggard, Robert Stevenson, Herbert George (ebbene si, sono andata a cercarmi chi lo ha creato), Oscar Wilde, Conan Doyle, Bram Stoker (devo andare a rileggermelo...), Jules Verne (veramente lui viene citato da Quatermain stesso, quindi è doppiamente citato) e anche Mark Twain!
E che dire di Phantom?
Direi che è una citazione pure quella, se del fumetto o del fantasma lo lascio decidere a voi.
Però, che bel miscuglio di classici. Sarà un caso che poi vengono tutti contattati da M, il capo dell'Mi6? Citazione a Fleming? Vabbeh, mi piacerebbe sapere come giustificano che Moriarty oltre a essere sopravvisuto alle cascate è anche riuscito a diventare il capo dell'Mi6 (se poi lo era sul serio), a mettere in piedi un esercito di quelle proporzioni e a costrursi una base segreta in... dove diavolo era? Boh, da qualche parte nel nord asiatico. Certo è singolare, prendono Il cattivo di Doyle, ma non il buono... cos'è, uno che si faceva di sostanze chimiche bastava e avanzava? o.O
Però il Nautilus mi è piaciuto... Il crollo di Venezia un po' meno, anche se, mannaggia a me, ho notato solo questa volta che hanno fatto l'ambientazione di quando ancora la piazzetta S.Marco non c'era (fantastico, ci passano davanti entrando nel Canal Grande ma riescono comunque a parcheggiare sotto al Ponte dei Sospiri (che è dalla parte da cui sono venuti) e lontani dalla bolgia del carnevale che avrebe dovuto stare di lì a tre passi!!! Mai visto poi un tragitto con così pochi porti e strade così larghe come quelle che ha preso Sawyer con la macchina... Passabile tutto, per carità, ma le fondamenta non le accetto, non quando me le hanno messe sui libri di storia delle medie il loro preocedimento di costruzione >.<).
Chissà poi se Quatermain è semplicemente risorto o il suo spirito si è incarnato... chissà...
Heresiae, giovedì, 23 marzo 2006
categoria:deliri, via dei matti, cercando di acculturarsi
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L'omino di vetro colpisce ancora

Nel momento in cui decido di dare i parametri per la mia traduzione a qualcuno, toglierglieli non è più possibile.
Così, nel momento in cui mi faccio scappare qualcosa che non devo con qualcuno, e questo qualcuno ha ricevuto via posta il traduttore heresiano (ed è anche un dannato ficcanaso rompiscatole), io posso tentare di nascondergli il fattaccio in tutti i modi possibili, ma finisce che comunque ci arriva.

Beh, l'ha presa meglio di quel che credessi...
Però le battute a doppiosenso alle unidici del mattino poteva risparmiarsele.

E ora chi lo regge più Doc...
Heresiae, martedì, 21 marzo 2006
categoria: me , doc , via dei matti
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Il giorno in cui allo Iuav capiranno i principi base della protezione dei computer, e non si perderanno in scemenze come bloccarci tutti i protocollli che permettono a  noi studenti di avere una vita più felice (e tutto sommato innocui), vorrà dire che all'inferno starà facendo freddo.

Ho appena passato mezz'ora a scrivere un post sulle ultime baggianate universitarie, ma siccome sono su un pc sfigato ai Tolentini e ho quella schifezza immane che IE, apro l'editing di splinder per andare a copiare il codice di formattazione dei post fatti su Mozilla. Da quando sono entrata in rete c'è una dannata finestra pop up di un sito porno che vuole assolutamente essere cliccata per farti entrare. Qualsiasi sito io vada, da Google a Manga.it, quella dannata appare, e McAfee lamenta intrusioni virali a manetta...

Che faccio?
TaskManager, termina operazione.
Bene, peccato che spesso e volentieri questo vuol dire chiudere anche tutte le finestre di IE elencate dopo quel pop up.
Ok, lo faccio solo se è in fondo da solo. Ok, è in fondo da solo. Lo termino.
Quel dannato figlio di @çà[]ù%&4 mi termina anche tutte la ltre finestre!! Anche quella con il post!

E poi mi bloccano Msn e il protocollo p2p...
Bloccare ste stronzate no?

Ma andate a 'fanculo va!

Heresiae, lunedì, 20 marzo 2006
categoria:uni , via dei matti
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