Non ho più molto tempo di entrare in rete. Sono così stanca e così pigra (e anche così tanto indaffarata) che questo finesettimana mi sono anche dimenticata di guardare in rete la mail, ed ero a casa con una connessione disponibile 24h su 24.
o.o
Da non credere.Mi sto disintossicando sul serio o mi sono semplicemente annoiata?
Mah...

In effetti sabato era stato un po' troppo indaffarato per volgere pensieri alla rete:
- 9:30 appuntamento al ristorante per fargli le foto, ci si mette un'ora ad arrivare due a tornare (causa code sull'unica strada che va da Locarno a Verbania causate da quel cazzo di semaforo all'ingresso di Verbania! Figurarsai se non erano gli italiani a fare casino...). Ci sono stata un paio d'orette, ho un bel po' di megabyte di immagini da spulciare e scegliere e dei testi di presentazione da scrivere.
- 13:00 dentista, controllo contenzione. Ero a una notte si e una no, sono stata promossa a due no e una si. Sono arrivata a casa giusta alle 12:50, sentivo lo stomaco che si artigliava alla porta d'ingresso quando sono uscita con la lingua che bruciava per il colluttorio e la pressione che andava a ramengo giù per i boschi.
- 14:30 visita dal pipino ^^ il che mi ha evitato di partecipare alla Santa inquisizione floreale voluta da mia madre per far tornare la selva oscura a quello che, ogni essere umano su questa terra, chiama 'giardino'. Sono tornata stanca morta da tre ore di conversazione complete di opinioni (dopo anni e anni!!) e prova guida della jeep. XD Ho guidato la jeep!! Non uno di quelli belli con le marcie che entrano tutte e un bel volante imbottito, ma il Niva, un bestione di un paio di quintali con un gran voltante magro magro, il sedile che non voleva andare avanti, le fantastiche marcie dure ad entrare (la retro ci ho messo un'ora a imparare a metterla), i pedali con un sacco di gioco. Però siamo andati da casa di papà fino ai Croppi, una località che è già zona di villeggiatura montana. Niente vera e propria gippabile, è stata ricoperta dal grattugiato, ma comunque ci passa una macchina sola e son tutti tornanti in salita ù_ù. Sono scesa che sembravo reduce da una sauna (sedili in plastica simil pelle nera... c'era il sole).
- 18:00 vai al supermercato (in uno stato estetico pietoso) per comprare il necessario per il tiramisù alla mamma che ultimamente perde colpi e neuroni.
- 19:00 casa, stravolta.

E si, è stato davvero indaffarato sto finesettimana. La domenica praticamente non l'ho vista perchè sabato sera ho iniziato La verità del ghiccio di D.Brown e ovviamente non potevo permettere che la domenica finisse e il libro no.
Vado, ho un mucchio di cose da disegnare ancora e la scadenza per la presentazione della domanda di laurea si avvicina (13 giugno!!!).
Waaargh!!
Heresiae, martedì, 30 maggio 2006
categoria: me , uni , via dei matti
commenti: commenti (5)(popup) | commenti (5)

L'università mi ha mandato il modulo di richiesta della tesi e un riepilogo dei crediti (la famosa schedina della raccolta punti!! Finalmente l'abbiamo XD) che ho cominciato a riempire per curiosità e tranquillità.
E' fatto talmente bene che mi è venuto un infarto nel momento del conteggio dei crediti del laboratorio, perchè mette dentro anche tutti i laboratori pre-trimestri, quando erano ancora da 12 punti (sia del primo che del secondo anno...).
Dopo la confusione ho guardato il punteggio richiesto, 104. Spin: ne hai solo 100, a-ah!

ARGH!
Accendi Nino, ora! Ha lui i conteggi giusti.

Trenta secondi dopo:
cretina, li stai facendo adesso i 4 crediti mancanti.

...

Ok, morale della favola ragazzi: mai fare i conteggio dei bollini quando si è stanchi, debilitati e assonnati.
Heresiae, venerdì, 26 maggio 2006
categoria:uni , via dei matti
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)

Ho finito King.
Uscita per L'inferno è uno di quei libri che non leggi né per rallegrarti né per estraniarti. Certo, leggere King per non guardare ciò che succede intorno a noi è un clamoroso errore, dato che mette in scena l'umanità in tutte le sue sfaccettatura estreme, normali e sopratutto reali. Difficile poi rallegrarti quando ti viene mostrato il completo, totale e inarrestabile degrado psichico di un uomo. Un uomo che alla fine... beh, se ve lo dico mi sa che mi uccidete. Leggetelo però, perchè fa parte di quella breve serie di libri che King ha scritto sotto pseudonimo quando era già famoso e già questo dice un mucchio di cose. Sapevo già come finiva perchè è strillato a volume asordante fin dall'inizio, l'unica cosa che si fa mentre si legge il libro è aspettare che questo tizio esploda, letteralmente. E' un finale meno movimentato di quel che ci si aspettava però, o almeno, c'è molta meno scena da parte sua, molto meno esporre le sue ragioni di quel che ci si aspettava. Ma è stato bello lo stesso. No, di più.  E' stato interessante sopratutto sentire la propria ansia crescere mentre le colonne sonore remixate di City Hunter risuonavano nelle orecchie accrescendo il senso di estraneità.
La colonna sonora in contraddizione con l'atmosfera delo show... effetto clamoroso anche quando non è voluto. Chissà come l'hanno scoperta... o.O
Beh l'ho finito, ed è stato più facile del dovuto.
Tutte le ragioni che me l'hanno reso indigesto il mese scorso si sono attenuate fino a rinchiudersi loro stesse in un angolino per la vergogna. Il protagonista ha anche trovato una faccia fissa, il che è spesso la cosa più difficile quando leggi un romanzo senza troppe descrizioni fisiche e si è bombardati di informazioni televisive come me. La faccia gli stava a pennello, sogghignavo ogni tanto.

Tra una depressione e l'altra sono anche riuscita, tra le altre cose, a finire Granny in Paradise (AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRGGGGGGGGGGGHHHHHHHHHH!!!!!!!!!) e rileggere Benni (ma questo mi sa che l'avevate già capito). Tutta quest'attivita mi ha stimolato un pochino le celluline grigie che si sono addirittura trovate un hobby che non ho mai praticato seriamente se non nei temi in classe: la scrittura.
Scusate specifico: la scrittura manuale.
Da quando ho undici anni scrivo al pc. Quasi esclusivamente al pc. Infatti sono molto veloce e se passo abbastanza tempo solo su Nino non ho quasi mai bisogno di guardare la tastiera. Solo che Nino pesa e le dispensa di laboratorio anche. Inoltre pare che sia troppo sgamo accendere il pc per mettersi a scrivere durante lezione. Quindi mi sono adattata.
Sul quaderno che ho comprato appositamente sulla tesi ora si affollano i quadrati di dieci per dieci da riempire coi fatidici cento numeri, scarabocchi, appunti vari sull'Edipo, la prima versione de Il Giornalino, un raccontino di una pagina che è un ibrido con una filastrocca (un po' triste...) e una nuova storiella nelle cui attuali otto facciate la protagonista ha solo dato una sbirciata dalla finestra, è uscita di casa e arrivata in Campo Santa Margherita (abitando davanti alle Terese ovviamente). Otto facciate di ovvie seghe mentali abbastanza divertenti.
Ho scoperto che mi diverto parecchio a fare finta di prendere appunti  durante la lezione mentre invece sono nel mio personalissimo mondo immaginario. A labo però non vale la pena, dato che tutti e trenta gli iscritti si limitano a guardare l'uomo che ci dovrebbe fare lezione senza intaccare il foglio bianco davanti a se. Sarebbe sgamo anche li, sopratutto se continuo a sedermi di fronte a lui e B. (ma se non altro produco qualcosa ù_ù).
Domani giornata intensa: foto a Cannero per il ristorante, dentista qui in paese, papà giù a Domo (se mi risponde...) mentre mia madre dirige l'allegra combriccola per rimettere in sesto la selva qui sotto che comunemente viene chiamata giardino.
Uff... ma quando arriva il 21 giugno?
Heresiae, venerdì, 26 maggio 2006
categoria: me , uni , via dei matti, cercando di acculturarsi
commenti: commenti (popup) | commenti




                                                              (Guardatechefigoguardatechefigoguardatechefigo!!!)





                                                                           



E' uscito X-Men III *_*
                                                                                                 





Mercoledì sette andrà in onda la nuova serie di Una mamma per amica.





Quentin Tarantino ha diretto l'ultimo episodio di C.S.I.!!! (L'ultimo... sigh... ç_ç)


E... per ultimo.......




..............................




 la chicca............






Valentino non va alla Formula 1!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
YEEEEEEEEEEEEEAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!




E a parte la riapertura del processo Telecinco contro Berlusconi e il mondo del calcio che finalmente ha quel che si merita non c'è altro. Pare che il mondo stia riprendendo a girare per il verso giusto (escludendo la fine misera di Lost, la fine prossima di CSI, la probabile fine di StarTrek Voyager, la tesi, il laboratorio che fa schifo, il freddo ossolano -si, sono a casa- l'astinenza da gelato, l'approssimarsi del colore rosso sul mio conto, la pazzia constatata cronica...).
E ma sei incontenabile!!
Ma no, a giugno esce cappuccetto rosso e la crisi depressiva è arginata prima di Valencia =)
A ecco.
Heresiae, venerdì, 26 maggio 2006
categoria:deliri, h2 , motogp, via dei matti, cercando di acculturarsi
commenti: commenti (3)(popup) | commenti (3)

Ancora appunti

Non capisco perchè la metà delle cose che appaiono sui siti che navigo appare su Mozilla e non su Opera e l'altra metà appare su Opera e non su Mozilla. Mi sono rassegnata a usarli sempre in coppia.

Il volume della voce di un essere umano è indirettamente proporzionale alla sua età mentale. Provare per credere, salite su un autobus.

Il Papa non è daccordo sui Pacs (e figurarsi) e ne sta dicendo di cotte e di crude alla Spagna sul matrimonio omossessuale e alla fecondazione assistita. Cito: "
La Chiesa - ha detto ieri Benedetto XVI - proclama senza riserve il diritto primordiale alla vita, dal suo concepimento alla sua fine naturale, il diritto a nascere, a formare e a vivere in una famiglia, senza che questa si veda soppiantata o offuscata da altre forme o istituzioni diverse".
Offuscata e soppiantata? o.O Ma chi ha detto che la vogliono eliminare la famiglia tradizionale?
Qualcuno cambile le batterie al Papa, pleeese (possibilmente anche la scheda madre).

Quando pensi di avere tutto sotto controllo ti rendi poi conto che è l'esatto contrario. Mi ero imposta di consegnare tutti i riferimenti per la tesi entro la prima settimana di giugno, ma ho cominciato solo oggi a fare le ricerche sulle possibili fonti di ispirazione per i personaggi. 'duma ben...

Sono in rosso. Se compro ancora qualcosa non posso più andare a Valencia e non sono sicura di riuscire a finire il sito per il ristorante e ricevere il pagamento entro il 21 di giugno. E io che ci tenevo tanto a quelle scarpe che ho visto in saldo davanti a casa mia... Ma o quelle o i vestiti e io ho scoperto dei pantaloni che mi piacciono troppo per non prendermene un altro paio neri da usare in giro e sul lavoro. Ma mi sa che piaceranno un po' troppo anche a Doc.

Sarà banale, ma lo shopping è ancora il rimedio migliore per la depressione. Coordinato da un pranzo a pizza e chiacchiere la guarigione è quasi completamente assicurata e Invito a cena con delitto è l'apoteosi delle celluline grigie.

Più una cosa sembra gratuita e aperta a tutti e più fa schifo. In biblioteca a Mestre ci sono solo 4 postazioni internet, che vanno a prenotazione, senza l'ausilio di un lettore qualsiasi (non hanno case) e con solo Mozilla che legge UN solo font ed è lento come la fame, per non parlare della tastiere senza accenti e i caratteri tutti spostati. Mai più.

Non so più che numero di piede porto. Ho tre paia di tennis numero quarante risalenti alle superiori, accoppiate a un bel paio di anfibi dello stesso numero risalenti alle medie. Ora sono all'universita, possiedo un paio di ciabatte da mare numero trentasei e scorsa settimana ho comprato un paio di tennis senza laccio numero trentotto. Non che non mi dispiaccia aveva un numero che non è esattamente all'anticenerentola, ma tre settimane fa abbisognavo di un trentanove per un modello di scarpa di cui c'era solo il quaranta e il trentotto e nessuno dei due mi andava.
La vita è già dura senza che cambino le taglie da un giorno all'altro... qualcuno glie lo spieghi per favore.

Fa caldo, c'è il sole (a volte), ci si può scoprire ed è ora di andare al mare a fare la cura di sale e sole alla mia povera pelle. Se la smettesse di far finta di far sereno sarebbe bello.

Gli unici eventi degni di nota che sono avvenuti negli ultimi dieci anni in Ossola sono successi questo finesettimana, e io dov'ero? A Venezia ovviamente. Ovviamente, non mi è dispiaciuto nemmeno un po'. Ho evitato l'apoteosi dell'esplosione rosa sui muri delle case (che vedrò comunque fino a Natale perchè nessuno leverà nulla) e la totale idiozia nevrotica dei miei compaesani. Svaccamento totale sul divano per tutto il giorno suonava decisamente meglio. Si, è suonato decisamente meglio.

Tenere indosso l'assorbente interno 24h su 24 può portare a diversi disturbi psicologici, come ad esempio dimenticarsi di essere sotto ciclo. Questo può portare a errate valutazioni delle proprie energie psicofisiche e quindi in situazioni spiacevoli, quale ritrovarsi con un calo improvviso di pressione su un autobus che sta cercando di vincere il record del numero di passeggeri colti da conati di vomito durante il tragitto. Poco simpatico.

Ho bisogno di un hobby decisamente più movimentato della scrittura. Ho bisogno di muovermi. Ho bisogno di un gatto. Ho bisogno di un fidanzato o almeno qualcuno che ne faccia le funzioni fisiche. Qualcosa di non troppo impegnativo, leggero. Ho bisogno di una svolta. Si, è proprio ora di cambiare.
Ok, dov'è che le compro?

StaserafinisceLostStaserafinisceLostStaserafinisceLostStaserafinisceLostStaserafinisceLost!!!!!!!!!!!!!!!
ç_ç

Sono le sei e mezza. Dovevo andarmene mezz'ora fa. Ho fame. Trasmissioni finite. Andate giustamente deliranti.
Heresiae, lunedì, 22 maggio 2006
categoria:appunti, me , via dei matti
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)

Il Giornalino

Il topo guizzò via urtando un barattolo.
Il ragazzo si voltò impaurito verso il rumore irrigidendo i muscoli già immobili. Il suo cuore ci mise almeno cinque minuti a smettere di battergli tra le orecchie. Quando si accorse di essere in apnea, riprese a respirare. Gli fece quasi male. Smise di guardare i topi e fissò le proprie ginocchia coperte dai jeans lisi.
Era accovacciato in quel vicolo da un’ora. Aveva corso a perdifiato per tutto il centro e gli era sembrato un miracolo che lo avessero oltrepassato senza vederlo. Si era accucciato dietro a un cassonetto aspettando che passassero, per poi sgusciare fuori e tentare di tornare a casa. Come si era abbassato aveva sentito uno scalpiccio frettoloso. Guardando tra le ruote del cassonetto aveva riconosciuto un paio di scarpe che apparvero e scomparvero in due ampie falcate, seguite da altre quattro.
“Le sue  scarpe nuove.”
Era la lezione di educazione fisica. Lui quel giorno aveva indossato le scarpe da tennis che suo padre gli aveva comprato quel sabato. Era orgoglioso di quelle scarpe. Le aveva scelte personalmente tra le tante, rosse, con la stella bianca in mezzo al cerchio sul fianco, modello all’americana. A lezione finita era tornato negli spogliatoi e aveva visto Tom che si metteva le sue scarpe. Il suo cuore aveva raggiunto immediatamente livelli tachicardici mentre timidamente gli chiedeva che cosa stesse facendo. Era anche prontamente sprofondato al livello dello stomaco quando lui, con tutta la tranquillità di chi sta esponendo un concetto ovvio, gli aveva risposto: “Mi metto le mie scarpe nuove”.
Aveva cercato di protestare, ma al suo debole “Ma sono mie” si era guadagnato prontamente un’occhiataccia e gli sghignazzi del resto della classe.
Senza nemmeno avere il tempo di rendersene conto, si era ritrovato appeso al muro, a dieci centimetri da terra, con il pugno massiccio di Tom che lo sosteneva dal bavero della maglietta.
“Queste scarpe sono mie. Non è vero?”
“T-ti prego. Sono un regalo di mio padre.”
“Ah si? E pensi di meritartelo? Cosa pensi che ne farebbe tuo padre che gli svelassi il tuo piccolo segreto?”
Si era messo a piangere.
“Sono mie, è chiaro?”
“Si.”
Lo aveva mormorato piano, a mezza voce. Tom l’aveva lasciato andare, ridendo con gli altri della bravata. Lui era andato verso il suo zaino e aveva cominciato a rivestirsi in silenzio, cercando di soffocare i singhiozzi. Era tornato a casa con le scarpe da palestra.
Li aveva seminati in prossimità dell’incrocio, grazie a un campanello di chiocce. Si era nascosto giusto in tempo. Anche dopo essersi assicurato che non sarebbero tornati indietro però, era rimasto lì, immobile, come svuotato, incapace perciò di muoversi. Un robot con le pile scariche.
“Il mio  segreto.”
Da quando ne aveva uno si era ritrovato come segnato da una maledizione. I romanzi di spie e congiurati della sua biblioteca erano stati nascosti subito dietro a quelli di Sandokan. Non erano belli i segreti, facevano solo male. Al solo pensiero di che cosa sarebbe successo se i suoi ne fossero venuti a conoscenza, un grosso mattone scivolava sul suo stomaco e gli toglieva l’appetito. Era sicuro che sarebbe stato peggio di quando portava a casa voti troppo bassi per poter essere considerati dei risultati. Era per questo che quel giorno, spaventato all’idea di non riuscire a superare il compito in classe, aveva nascosto sotto al banco il foglio su cui aveva annotato diligentemente tutte le formule geometriche studiate quel quadrimestre. Quando aveva finito di rispondere a tutte le domande che sapeva, si era reso conto che glie ne mancavano ancora più di metà che non ricordava assolutamente. Si era detto che avrebbe copiato l’indispensabile per una sufficienza piena, che male avrebbe fatto? Il cuore gli batteva forte ogni volta che si guardava intorno per vedere se l’insegnante stava osservando i suoi movimenti e gli riempiva le orecchie ogni volta che scivolava piano in basso e sbirciava le risposte. Quando era tornato su alla terza volta, aveva incrociato due occhi poco più avanti. Tom lo aveva osservato brevemente ed era tornato verso il suo compito. Non aveva più avuto il coraggio di continuare a copiare. Ebbe il magone per il resto dell’ora e anche per il resto delle lezioni. Tom non si avvicinò a lui nemmeno dopo che erano usciti da scuola. Era tornato a casa pensando che Tom fosse il migliore amico che avrebbe potuto incontrare per il resto della sua vita.
Il giorno dopo lo aveva incrociato all’ingresso.
“Sai, dovrei denunciarti, hai fatto una cosa molto sbagliata.”
Aveva annuito in risposta sentendosi la gola molto, molto secca ma Tom aveva alzato le spalle.
“Ma non lo farò. In fondo siamo amici, ma ricordati che ora sei in debito con me.”
Sollevato e felice, aveva annuito con un gran sorriso. Da quel giorno aveva fatto a Tom ogni genere di favore ogni volta che ne capitava l’occasione: gli regalava le cartucce delle stilografiche quando le finiva, le matite, i pastelli, i fogli protocollo quando lui li dimenticava, la sua merenda quando lui non l’aveva e gli passava i compiti al mattino quando non li faceva. Poi erano cominciate le richieste.
Si aprì la giacca e tirò fuori l’oggetto che da quel momento sarebbe stato considerato il motivo della ribellione: un fumetto, una copertina dipinta a colori sgargianti e lucidi protetta da una busta trasparente; il prezzo spiccava nitido nell’ombra dalla sua etichetta bianca: per un ragazzino di undici anni era davvero uno sproposito, un investimento importante. Aveva risparmiato per settimane per riuscire a comprarlo, mettendo via tutti i resti degli abbonamenti degli autobus e dei pasti, evitando di comprare le caramelle, le gomme e anche i gelati. Li aveva anche nascosti. Aveva fatto un buco nella copertina imbottita del diario e aveva appiccicato un pezzo di scotch biadesivo, per non farli cadere o sbattere. Quando riappiccicava la fodera non si vedeva niente. Tom non li aveva mai trovati. Alla fine era potuto entrare nel negozio e portar via dal suo posto d’onore in vetrina il giornalino.
Un barattolo andò a cozzare contro un altro. I topi erano molto frenetici, dovevano aver trovato un pasto ghiotto e se lo stavano contendendo. L’ora di cena era sicuramente passata da un pezzo e sicuramente i suoi erano in pensiero, si sarebbero arrabbiati. Strano, non gli importava.
Guardò di nuovo il fumetto che non aveva ancora scartato. La faccia seria del protagonista lo scrutava arcigno. Quando era uscito dal negozio eccitato per il suo acquisto e aveva visto Tom e la sua banda appoggiati al muro di fronte; gli era sembrato di essere caduto in un pozzo d’acqua gelida. Gli era bastato vedere lo sguardo dei ragazzi fissi su quel che aveva in mano per capire.
Era scappato. Senza riflettere, senza pensare. Lo aveva semplicemente fatto.
Aveva corso. Tanto. Il fiatone era arrivato subito. Non era mai stato bravo in ginnastica.
Era già sera quando era entrato al negozio e la gente affollava le strade, intasandole. Era stato facile per lui, piccolo com’era, sgusciare agilmente tra la folla e distanziarli un po’.
Ora era lì, nel vicolo. Da quanto non lo sapeva, come non sapeva quanta strada aveva fatto. Era successo tutto così in fretta che non era nemmeno sicuro che il tempo avesse seguito le sue normali regole. Forse qualche entità paranormale lo aveva aiutato. Si, doveva essere così. Doveva esserci un Superman da qualche parte, in quella Metropolis un po’ sbiadita.
Si alzò. Uscì dal vicolo.
Le strade erano meno affollate e il cielo era nero nero. Poco distante da lui c’era la fermata del bus. La raggiunse.
Fino all’anno prima, ovunque dovesse andare, lo poteva fare in bici o a piedi. Lì poteva essere pericoloso, soprattutto la sera: troppe macchine, troppi motorini, troppi ladri. Dopo che avevano rubato la bici di Simone della terza effe, quello che si vantava della sua catena grossa come il suo polso, non l’aveva mai lasciata fuori per più di dieci minuti. Non gli era dispiaciuto per lui, era stato minacciato con quella catena.
Quello era il suo secondo trasloco. Non gli era piaciuto così come non gli era piaciuto il primo. Gli mancavano i nonni, gli mancavano gli amici.
L’autobus arrivò. Salì. Si sedette.
Si muoveva come un automa. Si sentiva un automa.
Negli ultimi due mesi aveva tenuto nascosti i lividi e la scomparsa degli oggetti. Non si era lamentato, non aveva chiesto aiuto. Non aveva pianto. Un vero uomo, si diceva fiero. Debole e solo, pensava. Quella vocina interiore era sempre un po’ traditrice.
Non aveva pianto. Chissà, forse almeno di quello suo padre sarebbe stato fiero.
Scese alla fermata giusta e si trovò proprio davanti al portone del suo palazzo. La massiccia porta in legno era stata lasciata socchiusa, tra poco sarebbe stata chiusa.
Forse c’era la polizia, forse sua madre era svenuta e suo padre andava avanti e indietro per le stanze disperato, attendendo la richiesta di riscatto.
Entrò senza aprire ulteriormente il portone. Sgusciò all’interno dell’atrio buio come un gatto. Si sentì un gatto. Li imitava sempre quando si alzava la notte per andare a mangiare o in bagno. Non voleva che i suoi lo sapessero, loro dormivano sempre, ogni notte. Era diventato bravo. Nemmeno il loro gatto ora apriva più gli occhi quando abbassava con cautela la maniglia della cucina, per non farla cigolare. Anche prima, nel vicolo, era diventato un gatto. Era un gatto. Si, lui era un gatto, una creatura mutante. Se l’avessero cacciato di casa avrebbe potuto andare a vivere per le strade. Si sarebbe fatto il suo territorio e sarebbe diventato il gatto più temuto del quartiere, anzi no, dell’intera città.
Pigiò il pulsante di chiamata dell’ascensore e il ronzio della cabina che scendeva riempì l’androne.
Ogni gatto che voleva vivere sotto la sua protezione avrebbe dovuto portargli un topo ogni settimana, no, ogni giorno. Sarebbe diventato un gatto molto ricco.
La cabina si appoggiò dolcemente alla sua sede e le porte di aprirono con un fruscio. Entrò e pigiò il bottone del suo piano; le porte si richiusero con lo stesso rumore leggero. Lo sbalzo gli fece il solletico alla stomaco. No, quella era fame.
Forse erano arrabbiati e la polizia che lo aspettava per portarlo via. Lo avrebbero rinchiuso in prigione. Si sarebbe fatto tatuare il suo soprannome sul braccio e avrebbe cominciato a fumare. Avrebbe stretto rapporti con tutti e in breve sarebbe diventato il beniamino del suo braccio e una volta uscito sarebbe diventato un criminale feroce, avrebbe avuto la sua banda e finalmente si sarebbe vendicato di tutti i torti subiti. Perfino la banda di Tom avrebbe tremato di fronte a lui. Li avrebbe fatti appendere agli alberi del cortile della scuola con le brache calate e tutti li avrebbero visti e presi in giro. Sarebbero diventati loro, allora, gli zimbelli della scuola.
Le porte si aprirono. Uscì. Raggiunse la porta di casa con quattro passi precisi. Il cuore riprese a battergli furiosamente tra le orecchie. Odiava quando succedeva.
Forse lo avrebbero picchiato. Forse gli avrebbero tolto i fumetti e lo avrebbero mandato a letto senza cena. Sarebbero andati dai professori a lamentarsi e sarebbe stato preso di mira da tutta la scuola fino alla fine dell’anno.
“E allora?”
La sua mano si bloccò a mezz’aria verso la maniglia. E allora?
Quella domanda fluttuava dolce e innocua nella sua testa. Se ne stava lì, sospesa in aria e chiedeva e aspettava.
“Sarebbe poi così grave?”
“No.” si sorprese “Non sarebbe così grave.”
Abbassò la maniglia e spinse.
Il peso che aveva sullo stomaco si alleggerì di colpo alla rivelazione di quella scoperta. Non sarebbe così grave.
Un gusto dolciastro gli salì dalla gola fino alla base della lingua, il sapore di qualcosa che avrebbe potuto scoprire prima. Aprì del tutto la porta.
Avrebbe detto tutto ai suoi genitori.
Entrò e la richiuse dietro di se. La luce dell’anticamera era spenta, quella della cucina no.
Domani l’avrebbe detto anche al professore di matematica.
C’era odore di spezzatino e di patate al sugo. Buono. Non gli piaceva ma era buono. Aveva fame.
Tom avrebbe dovuto ridargli le scarpe.
Una testa bionda sbucò dalla porta della cucina.
“Ah, sei arrivato finalmente. Cominciavo a preoccuparmi, sai?”
Voci dalla sala, doveva esserci suo padre che guardava la televisione.
“Si, scusa mamma.”
Faceva caldo. Si sbottonò la giacca e subito si sentì meglio.
“Vai a lavarti le mani che è pronto. Papà non è contento.”
Annuì. Si levò completamente la giacca e la appese all’appendiabiti in legno. Appoggiò il fumetto sulla cassapanca e sorrise.
Ce l’aveva fatta.
Suo padre si affacciò dalla sala.
Ora, doveva farsi una promessa.
“Ah sei qui eh?”
Un giorno, sarebbe stato libero.
“Hai visto che ore sono? Hai fatto preoccupare la mamma. Che hai da dire, eh?”
Se ne sarebbe andato.
Guardò suo padre. Era in piedi davanti a lui, in camicia e pantaloni del completo. Avevano ancora la piega di quando erano usciti dall’armadio. Suo padre aveva sempre i vestiti in ordine, anche a casa. Aveva un giornale in mano. Gli sorrise.
“Scusa papà.”
Suo padre lo guardò e sospirò brevemente.
Aveva proprio voglia di spezzatino e patate al sugo. Si, ne aveva proprio voglia.
Heresiae, lunedì, 22 maggio 2006
categoria:racconti, via dei matti
commenti: commenti (popup) | commenti

Per restare coerente con me stessa dovrei scrivere un bel post sulla serata/giornata di giovedì/venerdì, che è stato un bel toure de force considerato il fatto che ho preso alle tre e una quarto il treno per Parma e a Venezia ci sono tornata alle otto del mattino. Dovrei farmi venire dei commenti decenti per il Giulio Cesare di Stark (guarda a caso mio professore di laboratorio... eh già! Se no mica la facevo tutta sta fatica!) e La Casa d'Argilla di Lisa Natoli (che avrei dovuto fare io e poi nisba... tardi). Dovrei dire anche qualcosa su F. o magari chiamare un paio d'amiche, raccontare la serata e vedere se riesco a venirne a capo o faccio prima a dimenticarmelo fino a luglio.

Ho deciso che del GC mi astengo, della Cd'A anche, o almeno fino a novembre e di F. la seconda che ho detto.
Oggi mi limiterò (o.O dove?) a urlare un lamento lugubre e funereo in ricordo di quello che sarebbe stato il perfetto, fantastico, mitico, inimitabile, superlativo ritorno dello spirito del Dottore.


Era stata una gara perfetta.
Ok, ne ha falciato uno in un modo poco, ma davvero poco carino, ma si è messo in mezzo! E poi Pedrosa poteva andarci più leggero pure lui ù_ù
Va bene, va bene, Gibernau ed Edwards si sono fatti un po' di metri sulla sabbia, ma capita! Era pure sempre la prima curva. (Terza) Mica le ho fatte io le regole, per i cronisti era la prima...
E poi li ha passati tutti.
Era partito settimo, settimo! Terza fila.
*_* Al terzo giro conduceva già la gara a una manciata di decimi da Pedrosa che non lo voleva mollare.

Ho pensato, 'Ok, ora se lo tiene attaccato ancora un po' e quando il bimbo è esausto parte e non lo vede più fino al prossimo GP'.
E invece no! A ogni giro quadagnava uno, due, tre decimi e lo lasciava sempre più indietro, sempre più indietro. Al ventesimo giro Pedrosa lo aveva lasciato a tre secondi e mezzo e Melandri e Capirossi a sei!
Al ventiduesimo giro, la moto si è fermata.
Brooouuuommmm-broooumm-broum-brum-br... ...
Non ha fatto il botto, non ha sobbalzato, non ha scodato, non ha fatto fumo nero. Si è-solo-fermata. Stop! Moto 46 tempo scaduto. Infila un'altro gettone se vuoi continuare la corsa.
Rossi si è accostato al ciglio della strada e dopo qualche secondo si è accucciato sulla moto, poi è uscito dal cordolo ed è rimasto fisso lì per un bel pezzo prima che lo venissero a prendere.
Dopo ventidue giri di entusiasmo mi sono sentita un tutt'uno con la poltrona e pure della stessa materia.
Immobile. Lui e la moto.
Sono dovuta passare a fare il tifo per Melandri e Capirossi che hanno rimesso al suo posto il bimbo per tentare di non piangere ç_ç
Sigh!

Lui si è visto solo due ore dopo (vale a dire che ha fatto in tempo a finire Pleasentville e la testa del Giro d'Italia a passare davanti al cancello di casa mia) e non sapeva che dire se non: 'Se non altro ho ritrovato il feeling con la moto'.
Eh si... ridere per non piangere, almeno davanti alle telecamere.

Elias, la routa in Giappone e ora la moto!

E moh?
Che glie deve venì ora? Il colpo della strega?

Ok, chi l'ha maledetto? Su forza, non avere timore, non ti faccio niente, voglio solo parlarti. Non non è una mazza da baseball in alluminio questa che vedi, è il mio portachiavi. Vieni che ti faccio vedere io come si spezzano le maledizioni!!

Forza Vale!!! Al prossimo li stanghi!!!

Vero?
Heresiae, lunedì, 22 maggio 2006
categoria: me , h2 , motogp, via dei matti
commenti: commenti (popup) | commenti




E tanti auguri ad Arthurino XD a cui si deve la metà della mia psiche contorta avendo letto tutto Sherlock in un mese a dodici anni (e quando dico tutto dico tutto!)

(Ebbene si, l'ho presa da Google. Quando il signor motore di ricerca si degnerà di adeguarsi ai canoni estetici del mio blog non ci sarà più bisogno di modifiche ù_ù
Presuntuosa...)
Heresiae, lunedì, 22 maggio 2006
categoria: h2 , via dei matti, cercando di acculturarsi
commenti: commenti (popup) | commenti

Accoppomachia

In principio era la mano
E la mano prese la clava e la pietra e il laccio
E con la clava Ercole fece dieci fatiche e centoventi film
   E la clava e la pietra generarono l’ascia il  martello di Thor il tomahawk e solo più tardi il baseball
   E la pietra e la clava generarono la fionda con cui, in accordo col fato ma contro il pronostico, Davide uccise Golia
   E la pietra e il laccio generarono l’arco con cui Ulisse inventò il delitto d’onore
   E dalla lancia non si sa quis fui horrendus primis, fu inventata la prima spada e contro di essa sorse il primo scudo antico che subito fu fregato da un museo americano
   E la spada divenne Excalibur l’invincibile e Durlindana e Notung ma anche lo scudo divenne fatato e invulnerabile e così si era di nuovo punto e a capo
   E dalla spada venne la catapulta il mangano l’ariete il trabucco, la balestra, il piede di porco
   e dallo scudo l’armatura il ponte levatoio il muro merlato, la cassaforte
   e la spada e l’armatura salirono sul cavallo con grande gioia di quest’ultimo per un ammontare di nove quintali
   e la staffa generò la tenzone e il torneo perché non ne avevano abbastanza di menarsi in guerra
   E Galileo inventò la parabola studiando i fagiani impallinati e Savonarola inventò la miccia guardando bruciare il cordone del suo saio.
   E così nacque un piccolo pezzo di ferro che a guisa di folgore sparato poteva trapassare e trasformare nove quintali di ottima cavalleria in nove quintali di rottami da demolitore
   e la miccia generò la pietra focaia
   e furono il cannone il mortaio lo zippo la spingarda la colubrina il trombone la svelta pistola il preciso fucile il revolver e la carabina
   e il signor Colt e il signor Wincester fondarono un paese di cui sentiremo ancora molto parlare in questa storia
   e il possente cannone ebbe molti figli uno dei quali prese la patente e nacque così il carro armato che grande successo riscosse in un altro paese anche lui molto importante in questa storia
   e il cannone, andò in mare e fu la nave corsara e l’invincibile Armada e il cacciatorpediniere bello come un’arma nuda e la Potiemkin e la Nimitz e il Nabilia
   e il cannone e fece carriera, andò in aria e volò su Stuka, Mig e Tomcat e vide un bel po’ di mondo
   e la colt ebbe come sorelle Mauser Beretta e Luger e fratelli Smith e Wesson e Walter e la RG 22 per sparare ai presidenti da un metro
   e Winchester ebbe fratelli Burnside Spences Martini Peabody e sorelle Kalashnikov e Remington e Anshutz e mitra e mitragliere e mitragliatrici e fucili a telemetro per sparare ai presidenti da un chilometro
   E il massiccio carro armato generò il rude bazooka che generò il possente carro armato supercorazzato sotto cui intrepido il bersagliere si tuffò
   e la gloriosa corazzata generò l’agile siluro e il snello sottomarino che generò la nave cacciatorpediniere sotto cui intrepido l’uomo rana si tuffò
   e l’aereo generò il minaccioso cannone antiaereo che generò il fulmineo caccia che generò il vigile radar che generò l’aereo con l’intrepido giapponese kamikaze che si tuffò
   e l’America tirò la dissuasiva bomba atomica sulla caserma dei kamikaze a Hiroshima uccidendo anche alcuni passanti
   e ciò fece molto passare di moda la baionetta e il karatè
   e la Grande Berta ormai bacucca generò la V2 che generò il missile Onest John l’onesto
   che fu ucciso in regolare duello dal missile Sandal SS 4 l’invincibile
   che fu impiccato da Pershing il conquistatore
   che fu decapitato con la scimitarra da Skean SS 5 il cosacco
   Che fu fritto a morte con un getto d’olio bollente da Poseidon il navigatore
   che fu colpito e affondato da Scud A il guercio
   che fu accecato con la lupara da Pluton il fedele
   che fu avvelenato con una polpetta da SSBS 2 il gambalunga
   che fu messo al rogo da Frog 37 il religioso
   che fu pugnalato nella cattedrale da Sergeant il senzadio
   che morì di indigestione avendo sfidato a una mangiata di uova sode Titan l’ingordo
   che morì di fame poiché tutto il suo raccolto di grano fu avvelenato chimicamente da Scaleboard il cibernetico
   che fu ucciso da un satellite guidato da una scimmia Rhesus addestrata da Minuteman I l’invisibile
   che fu giustiziato poiché voleva confessare una strage, da Minuteman II l’infallibile
   che fu suicidato da Minuteman III l’oscuro
   che fu ucciso contagiato da un attacco batteriologico di febbre dengue ed encefalite equina da Sasin il diabolico
   che fu ucciso in un duello di spade laser da Savane XII il saggio
   che fu ucciso con la tortura dell’acqua da Lance ERW il buono
   che fu accoppato sulla sedia da barbiere da Polaris A 3 il marsigliese
   Che fu mangiato da Cruise il cannibale
   Che fu vinto e ridotto in schiavitù dalla potente e giusta regina N
   Sotto il cui fungo e sotto il cui regno finalmente ebbe inizio un lunghissimo periodo di pace, di silenzio e di gelo
Heresiae, lunedì, 22 maggio 2006
categoria:via dei matti, cercando di acculturarsi
commenti: commenti (popup) | commenti

Oggi Heresiae non c’è.

C’è Benni, Hevia, Ligabue, Fabi, King, Faletti, Bonelli, Bartoli e Recchioni. Hojo, Fante, Abba e Cramberries e Guccini. C’è Shakspeare, Don Chisciotte, Cyrano ed Edipo. C’è Sole, Vento, foglie mosse, traffico, autobus, biblioteche, parchi e gente.
Lei si muove in mezzo a storie e note e rumori, paesaggi, palazzi, strade e marciapiedi. Si muove, ascolta, ma è in un suo mondo. A occhi aperti, a occhi chiusi, se lo rigira nel palato perché di sentirne il gusto non ne ha mai abbastanza. Si muove, cammina, cede il passo, tiene aperte le porte, sorride. Però lei non c’è.
Al suo posto c’è un animaletto spaventato e trasognato, stupito di trovarsi lì dov’è e si guarda intorno di continuo. Un animaletto vestito di una vecchia maglietta indistruttibile e un paio di pantaloni che gli par di non avere indosso, riccio come non è mai stato e le mani che sanno di un profumo che non sa dove ha tirato su. Parla piano alla gente e si muove lentamente e con cautela; entra timoroso e di soppiatto nell’ascensore perché non sa ancora chi si troverà davanti quando si guarderà allo specchio, se si riconoscerà o spaventerà.

Costruzioni, decostruzioni, demolizioni, edificazioni; seminamenti, dissodamenti, innaffiamenti, straripamenti. Esplosioni, implosioni, sfilacciamenti, arrotolamenti, rivoluzioni, riappacificazioni, urlanti, sussurranti, vaneggianti, razionalizzanti.

Oggi Heresiae non c’è.
C’è un ‘Lavori in corso’ che malamente copre un ‘Torno domani, se mi va’ messo ieri pomeriggio.
Heresiae è in vacanza. Forse non c’è mai stata.

Chi guida questo treno?
Nessuno.
E allora?
Tocca a te. Io ho messo giù il Re non vedi? Pesca una carta.

Heresiae, sabato, 20 maggio 2006
categoria: me , via dei matti
commenti: commenti (popup) | commenti