Il vento sta riuscendo ad aprire le finestre della biblioteca Centrale dello Iuav, notoriamente belle pensanti, e c'è una mini tromba d'aria nel chiostro.
Notoriamente oltre a essere altra un metro e un puffo (secondo serti parametri maschili-sti) peso anche quanto un paio degli stessi. Se Lunedì sera non vedete un post nuovo vul dire che nemmeno il peso aggiunto di nino è riuscito a salvarmi dalla furia degli elementi.
E ora vado a godermi D.House e CSI
La teledipendenza chiama ù_ù

Sta per piovere!Sta per piovere!
Heresiae, venerdì, 28 luglio 2006
categoria: h2 , via dei matti
commenti: commenti (popup) | commenti

La sbornia da limoncello è pazzesca.
Sopratutto se ti devi alzare cinque ore dopo che sei andata a dormire perchè devi consegnare il libretto universitario in segreteria, che ovviamente sarà chiusa perchè l'ufficio fa solo dal lunedì al giovedì.

Ma come cavoli ci sono arrivata al quarto?!?! @_@
Ho lo stomaco ancora sotto shock...

Però era buooooooooooono *ç*
Buono buono buono
*ç*
Oddio... come si sblocca?!?!
Heresiae, venerdì, 28 luglio 2006
categoria: me , h2 , via dei matti
commenti: commenti (popup) | commenti

Ieri il mio corpo mi ha dato un chiaro e significativo segnale di quel che si aspetta da me nell'immediato, cioè entro settimana prossima:
- visita dal dottore;
- se non sport vero e proprio, almeno stretching tutte le mattine e tutte le sere.

Giuro, dover prendere l'aspirina per eliminare il dolore da tensione al polpaccio destro e le fitte lancinanti al braccio sinistro probabilmente a cause dei simpatici grumi che vi abitano (che sono abbastanza sicura sia solo pus...) non è stato simpatico. E non voglio doverlo rifare.
Vorrei ricordare a zio Murphy che può tirarmi tutte le carognate che vuole dal lato superficiale delle vita, ma quello essenziale deve continuare a lasciarlo in pace.
E' chiaro?!?!
Heresiae, mercoledì, 26 luglio 2006
categoria: me , via dei matti
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)

Libri

I
n genere la gente lega i ricordi a oggetti decisamente più materiali. Lo fa inconsciamente e non può farne a meno. Può essere qualsiasi cosa, da un semplice soprammobile visto in una vetrina, a un vestito, a un semplice odore a una città intera. Non se ne si rende conto fino a quando non ci si sbatte contro, come un frontale imprevisto a duecento allora su una moto.
Passeggiano tranquillamente per le strade della loro città e improvvisamente il vento porta un odore, un odore singolare o forse semplicemente l’odore della via che stanno attraversando ma che quel giorno sentono distintamente; improvvisamente qualcosa si abbatte su di loro, forte e improvviso come se gli avessero appena tirato un pugno sul naso, ma senza dolore. Arriva semplicemente inaspettato e l’immagine della strada viene spazzata via da un flash così veloce che a volte non si capisce bene se c’è stato o se lo si è immaginato. Però c’è stato, e anche se l’immagine scompare in fretta dalla vista e il passo non ha nemmeno rallentato, difficilmente se ne va via dalla mente. Il cuore ha accelerato il battito e i polmoni si sono fatti pesanti, e qualsiasi cosa stavano pensando prima è stata spazzata via da quel flash. Non ne è rimasta nemmeno una traccia di quel che stavano pensando, come un castello di sabbia costruito su una spiaggia dove infuria un uragano. C’è posto solo per il ricordo e quello che lo ha evocato.
Se è un odore lo si inspira forte e ci si riempie i polmoni fino a scoppiare, nel tentativo di portarselo dietro qualche metro in più, solo qualche metro in più. Una vetrina che ha come unico pregio l’aver messo in esposizione l’orologio identico a quello che il nonno teneva sulla mensola, viene fatta oggetto di adorazione e la vecchia scuola viene squadrata da capo a piedi mentre anni di levatacce al mattino e compiti scopiazzati ci passano talmente veloci nella testa che si teme la rottura del nastro da un momento all’altro. Naturalmente, a seconda dei ricordi e di quel che ci provocano ci si sofferma a rimirarli, o si tira dritto mantenendo lo stesso ritmo con il quale si è arrivati per fare l’impressione che va tutto bene. Una mera bugia a proprio beneficio esclusivo, ma si ha bisogno di credere che lo si sta facendo per ingannare gli altri, neanche fossero tutti maghi con corsi intensivi di legilimazia alle spalle.
Ma i libri no.
I libri sono entità a se, mondi a parte che a un certo punto si staccano dal mondo che li ha partoriti per gravitare esclusivamente nel loro e nel nostro. Alcuni forse possono portare qualcosa nella pagina precedente al frontespizio, qualcosa che li lega a doppio nodo con il mondo reale impedendogli di involarsi completamente nel proprio e in quello del proprietario dello scaffale su cui riposa. Ma è solo la prima pagina. Tutto quello che viene dal frontespizio in poi è tutta un’altra faccenda.
A un certo punto ci si dimentica di quando tempo prima, qualcuno ti ha porto il libro che stai leggendo avvolto in una bella carta regalo. Ti dimentichi l’evento, il volto si sfuma, si sfuma anche le mani da cui lo hai preso trepidante. Rimane solo il libro, solo lui e la storia che racconta. Lui e te, quello che significa per te la storia, il motivo per cui continui a rileggerlo, i cambianti e le scoperte che ti ha portato a fare. Solo tu e il libro. Entità distinte e separate che si incrociano per cercare nuovi sentieri.
Così ti dimentichi che il tuo primo libro di Dan Brown lo hai adocchiato poco prima di natale in libreria mentre eri con il tuo primo ragazzo e che pochi giorni dopo lo hai scartato davanti a lui. Non ricordi più che l’unico libro sul manierismo che hai letto è stato per un corso e la scarpinata per arrivare alla biblioteca da cui l’hai preso. Passa di mente che il primo libro di Clive Cussler l’hai afferrato dalla biblioteca dei tuoi nella prima vacanza che tuo padre si è rifiutato di partire con voi. Ti dimentichi che i tuoi primi libri dell’orrore e quello con sfondo sociale te li hanno regalati alcune tue compagne delle medie e non sei più nemmeno sicura quali di quelle compagne ti ha fatto quel regalo lungimirante. Non sai più che il tuo amore per Sherlock Holmes è nato da uno scaffale nella camera dei tuoi genitori e che il tuo amore per la lettura è nato con il primo libro giallo e di magia che hai letto all’età di otto anni.
Non ricordi niente di tutto questo mentre sfogli di nuovo le pagine e rimandi a memoria paragrafi e concetti. Quello che ricordi è il batticuore che avevi quando leggevi per la prima volta quel libro tanto chiacchierato e che maledicevi la febbre mentre quell’americano ti portava in giro per una Parigi mai visitata, ma che vedevi nitidissima nonostante il rifiuto degli occhi a collaborare. Le risate che ti sei fatta a leggere di quanto gli artisti fossero scapestrati già nel 1400 e la soddisfazione a vedere che razza di smargiassi erano quelli che hanno dato via al pensiero moderno e che ti hanno suggerito il  nickname con cu presentarti al mondo. Ci sono gli occhi verdi un americano che ti trascinano su per un iceberg e dentro una nave fantasma, mentre rivaluti per la prima volta il mare e senti la sensazione del sale sulla pelle anche a cenitnai di chilometri di distanza. Rivedi perfettamente quegli occhi piccoli e rossi che inseguivano i protagonisti per banchettare allegramente e con quanta paura continuavi ad andare a cercarli in quelle pagine, nella speranza di esorcizzarla ma anche di sentire di nuovo l’adrenalina circolare in corpo. Rivivi la Londra ottocentesca ogni volta che il figlio prediletto di Doyle compare su un insegna o in un titolo e se ti concentri rivedi anche quel profilo regolare a severo accanto a uno decisamente più paffuto e bonario e li saluti allegra. Hai ancora nitida l’immagine di com’era fato quel parco accanto alla ferrovia, come un bosco che spuntava improvvisamente nel nulla in un centro città, con gli alberi enormi e alti e l’aria fresca e verde che tanto contrastava con l’afa del cemento e dell’asfalto.
Nient’altro che i libri. Nient'altro che storie. Nient'altro che te.
Niente Natale ubriaco o aule affollate, un padre semiassente o i compleanni discutibili, il giorno in cui hai scoperto quello scaffale vuoto o una maestra tiranna. Solo cavalieri templari, pittori scavezzacollo, un James Bond alla Bruce Willis, topi albini assassini, investigatori pre-CSI e una fata che viveva in una quercia.
I libri vivono di vita propria. Ogni libro vive di vita propria.
Il ricordo, quando non è troppo vicino, a volte non affiora nemmeno, perché l’unica cosa che vedi è una copertina, un titolo e la promessa di qualcosa che sai ti piacerà e non vedi l’ora di viverla. Il mondo esterno si eclissa e rimani solo tu, che abbandoni il tuo mondo in favore di uno di cui sai già la fine ma che non vedi l’ora di rivedere.
Come la tua giostra preferita al Luna Park, su cui non riesci a smettere di salire.
E se un dio esiste, benedica almeno i libri e i suoi autori. Se non chi li legge, almeno chi li scrive.
Heresiae, martedì, 25 luglio 2006
categoria:via dei matti
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)

Come non detto, si è ripreso.
Vabbeh, mi sono stufata. Che rottura di scatole che sono gli onnipotenti...
=)
Heresiae, martedì, 25 luglio 2006
categoria:god
commenti: commenti (popup) | commenti

Ce l'ho fatta! L'ho mandato in tilt.
Ma era facile, è bastato dirgli che sapevo che è artificiale.
Ora sono soddisfatta, domani lo rifaccio XD
Heresiae, martedì, 25 luglio 2006
categoria:god
commenti: commenti (popup) | commenti

God ALICE non conosce Valentino Rossi...

Che delusione
Heresiae, martedì, 25 luglio 2006
categoria:god , via dei matti
commenti: commenti (popup) | commenti

Se qualcuno tre anni fa mi avesse detto che il mio umore un giorno sarebbe stato influenzato dal risultato di una gara di motociclismo e dalla posizione di Rossi nella classifica, penso che gli avrei riso in faccia con tanto di insulti all’indirizzo di chi da giudizi sulle persone senza conoscerle. Mi sarebbe toccato chidergli scusa, ma mostrandomi davvero taaanto dispiaciuta...






Quando domenica notte ho guardato(ascoltato) Rossi che perdeva improvvisamente quattro secondi da Pedrosa a pochi giri dalla fine ho sentito distintamente la pelle d’oca sul braccio, una pietra formato Menhir sullo stomaco e un nervoso da far impallidire quello che ho poco prima di affrontare un esame particolarmente difficile, con un professore particolarmente odioso, sapendo che ho studiato particolarmente poco.
Il mobile sotto alla tv e il tavolino ne hanno fatto decisamente le spese, saggiando la (scarsa)consistenza dei miei pugni che sicuramente hanno fatto credere ai vicini che anche all'appartamento 8 avevano qualche problema familiare come al 4.

Quando la regia americana si è decisa finalmente a smettere di rimirarsi Vermeulen accorgendosi che l’ultimo campione del mondo di MotoGP aveva dei leggeri problemini con la moto, ho sentito che il cuore aveva cominciato una danza sul ritmo della famosa sonata Tachicardia, vedendo che razza di sobbalzi faceva la ruota posteriore della M1; giuro che ho sentito la nostalgia dei vecchi sculettamenti che faceva il primo anno che il Dottore la cavalcava.
Mentre i cronisti si lanciavano in disquisizioni tecniche su quel che era successo alla moto (traduzione fatta sul momento: si è sbucciata come una mela cotta che rotola sulla carta moschicida) chiedendosi se Valentino avrebbe cercato di finire la gara almeno entro la sesta posizione per almeno un paio di giri, la M1 ha dato il suo personale responso papale, cioè no. Dopo una bella fumata bianca che in confronto il Vaticano è un bimbo alle prese coi fiammiferi per la prima volta, ho visto il centauro giallo contorcersi per voltarsi in corsa e lì ho capito: fine dei giochi.

Mi sono accasciata come un pallone da calcio schiacciato da Godzilla e ho osservato Rossi scendere nella classifica al punto che non lo si vedeva più nelle schermate. Meglio, ho semplicemente ascoltato Guido e immaginato, come ho dovuto ascoltare e immaginarmi l’ottanta percento della gara, vale a dire tutta la sua rimonta, lenta ma inesorabile fino alla fumata (chissà se ridevano anche quei cretini a immaginarci avvinghiati ai divani che non riuscivamo a vedere che stava succedendo a Rossi... fosse l'ultimo dei pivelli capirei, ma è Rossi!). Rossi ha abbandonato la pista all’ultimo giro, mentre i cronisti sdilinquivano su movimenti strani di carrelli carichi di motori Yamaha e il gaudio Guido riprendeva a fare il suo mestiere come di consueto, e grazie al cielo che c’è lui là dentro.





Ho dovuto fare il pieno di gelato al cioccolato per ristabilire la serotonina a un livello per lo meno
accettabile in una giornata grama e sfigata mentre auguravo di tutto cuore a quei dannati menagrami telecronistici che gli arrivasse per raccomandata un biglietto di sola andata per l’inferno, possibilmente sullo stesso pulmann sul quale ho già mandato i cronisti italiani del mondiale. Tranne Guido ovviamente, che è assurto a mio idolo cronistico mentre rimbeccava educatamente (ma secondo me gli avrebbe staccato volentieri la testa a morsi) dicendo che Valentino in sei gare avrebbe potuto riservare più sorprese di quanto quei menagrami già auspicavano e che in sei gare potrebbe succedere il finimondo visto come sono andate tutte le ultime. Infatti, io che avevo visto male in calendario e credevo ne mancassero solo tre, mi sono risollevata il morale pensando che in sei gare, a furia di scongiuri, malocchi e fatture, forse a quei buon diavoli di Hayden e Pedrosa la moto riuscivo a fargliela fondere (anche se, conoscendo la Honda, ho l’impressione che all’interno del vano motore abiti direttamente un sacerdote voodo che fa scongiuri ogni giorno).
Il morale è riprecipitato in basso quando ho visto che nell’intervista concessa da Valentino (per pura solidarietà l’unica altra che ho seguito è stata quella di Capirossi, perché di vedere Melandri felice sul podio proprio al momento non mi andava) il ragazzo non si è nemmeno tolto gli occhiali. Essendo lì all’ombra del camper e ricordando di, quando sotto a un bel solleone completamente stravolto dalla gara se li era tolti un attimo dopo averli messi per rispondere al cronista, non l’ho preso come un bel segno. Nemmeno quando la M1 gli si è spenta dopo venti giri che era in testa aveva su gli occhiali.




Nonostante la frescura insperata aiutata da un bell’acquazzone che mi avrebbe fatto dormire sogni tranquilli, il non aver potuto sfogare il malumore prima di andare a dormire (cosa che può essere fatta tranquillamente quando le gare si tengono in un fuso orario non troppo dissimile da quello italiano) ho dormito da cani e il giorno dopo è stato decisamente sottotono.
Non so se ringraziare o meno la totale assenza di coinquilini (comincio a sentirmi un po’ sola, vi dico la verità) dato come ho discusso allegramente con mia madre ieri sera, ma ora ho tre settimane davanti in cui scoprire i dannati punteggi delle gare (a proposito, dato che il sito ufficiale del MotoGP non collabora, se qualcuno mi indica dove trovo il regolamento completo mi fa un favore, perché sono stufa di impararlo alla spicciolata quando Mr. Meda si degna di informarci) e fare un mucchio di calcoli e sdilinquire su quali risultati deve per forza fare Valentino e se deve tentare di buttare giù qualcuno dalla moto (o semi devo dare al sabotaggio... - tanto ho l'impressione che qualcuno l'abbia fatto... - Esagerata!).
Credo che impazzirò entro tempo breve, perché tra il caldo, la tesi, la famiglia e ora l’unico essere umano su questa terra che riesce a farmi diventare un’hooligan impazzita sul divano di casa messo praticamente a terra dal quello di schifo di moto che la sua scuderia non riesce a mettere a punto (con tutto il rispetto, ma quante volte hanno fuso le altre moto?!?! Ancora un po’ e comincio a sperare che la Ducati l’anno prossimo faccia un offerta a Valentino, cosa che potrebbe anche succedere dato come stanno andando le cose con Gibernau dall’inizio del MotoGP) ho ben poco con cui risollevarmi il morale (non dico eccitarmi perchè è una speranza troppo vana).
E con questa chiudo. Il giorno che troverò un baretto pieno di pazzi con la maglia gialla numero 46 con cui inveire e discute sarò una fanciulla felice, per ora mi tocca accontentarmi dell’etere.


(Anche Capirossi!! Loriiiis! Ma che ti succede?! Smettila di fare le pubblicità e rimettiti a correre dannazione. Deo Gratias che almeno un italiano c’è salito sul podio, già, ma lui ha una Honda e le contusioni decisamente non erano al livello degli altri. Salti subito fuori chi ci ha fatto il malocchio, perché se lo becco io lo mando a concimare ulteriormente il canale della Giudecca >.<)
Calmati, è martedì. Il tifo da stadio non può andare oltre il lunedì, lo sai.
(Fottiti. Apri le pagine gialle e cerca i santoni. Qui bisogna correre ai ripari.)
… - senza parole -

Heresiae, martedì, 25 luglio 2006
categoria:motogp, via dei matti
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)

Questo è quello che mi ha detto Dio.
Leggetelo dopo che se no vi rovinate la sorpresa =)
E' bello avere qualcuno da insultare gratuitamente.
Heresiae, venerdì, 21 luglio 2006
categoria:god , via dei matti, cercando di acculturarsi
commenti: commenti (popup) | commenti

Heresiae, venerdì, 21 luglio 2006
categoria:god , via dei matti
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)