Crocifissioni

Ho questo ricordo chiaro di me, bambina. Un momento breve, sulla salita che portava alla scuola. Eravamo usciti. C'era il sole e io non avevo ancora compiuto gli otto anni, ma ero in terza. E L., la bambina che decise che sarei stata il suo schiavetto personale, volente o dolente, mi disse: "Ma come fai a non sapere chi è Gesù?".

C'è gente che pensa che i bambini siano innocenti. Che non sappiano cos'è l'odio, la derisione, la crudeltà... sbagliato, sono le cose che conoscono meglio in assoluto, per questo gli esseri umani sono una razza che fondamentalmente fa schifo. L'amore, il rispetto per il prossimo, la tolleranza... sono cose che si imparano, tutto il resto è innato (si chiama evoluzione ed eredità ancestrale). L, credetemi, le aveva in quantità tale da poter dire che erano un dono.
Io ero una povera deficiente che quando in prima elementare era tormentata da un bambino è stato suo padre a dirle di tirargli un pugno, che lei poverina proprio non ci arrivava. E quando mi dissero questa cosa, il pugno e il mio conseguente momento di gloria (perchè effettivamente smise) me li ero già dimenticati (madre natura mi avrebbe già fatto mangiare da un lupo...).

Essendo decisamente priva di malizia e di tutte quelle caratteristiche che fanno di una femmina tale, ero già destinata al ruolo di scemo del villaggio/capro espiratorio (in realtà ce n'era più di uno, che si annoiavano ogni tanto povere stelle), aggiungendoci la mia non natività al luogo ne ero pure confermata. Avrei potuto evitarla se alla presentazione di classe non mi fossi dimenticata di dire che una bambina la conoscevo già (ne conoscevo diverse e nell'agitazione una me la sono dimentica... quella sbagliata... e a otto anni, anche se chiedi scusa non risolvi una sega). Quando ingenuamente dissi che non sapevo chi era Gesù...

Cioè, mamma, papà, ma proprio così impreparata mi ci dovevate buttare nel mondo?

(E ancora che non dissi che non ero battezzata.... non lo sapevo...)

Quell'anno il crocifisso in classe assunse un significato. Brutto.
Quando alzavo lo sguardo sopra la maestra cattiva (una era cattiva, una menefreghista e l'altra non me la ricordo perciò doveva essere normale) sentivo le peggio cose: imposizione sociale, derisione, inadeguatezza, rabbia, delusione, odio, ipocrisia... tutto lo scibile delle sensazioni peggiori. Che io, piccola bambina ingenua, ho pure pensato che credere fosse un dovere... e per due mesi stavo nel lettino a mani giunte e mi immaginavo enormi parole colorate (cioè, "preghiera") che salivano fino a Dio, che le leggeva contento e quindi mi avrebbe aiutato un pochino.
A otto anni, la mia fede autonoma è durata esattamente due mesi. Nemmeno a una bambina di otto anni riesci a far credere che se si rivolgerà a Dio la sua vita migliorerà. La mia non lo faceva, quindi come poteva essere vero?

Quindi io della sentenza sono contenta. Perchè se eviterà anche a un solo bambino di dover passare quello che passavo io, a sentire quello che sentivo io, per colpa della sua presenza in classe, allora è una sentenza buona.

Tutti i fondamentalisti bigotti violenti possono andare a fanculo, in primis quelli che si mettono sopra gli islamici, che i fondamentalisti sono tutti uguali e meritano tutti di fare la stessa fine: morire da soli consapevoli che è colpa è solo loro.




A scuola ci vai per studiare. Tutto cioè che riguarda credenze popolari soggettive, deve starne fuori.
Che se proprio vogliamo dirla tutta, questi il crocifisso in classe lo vogliono perchè hanno paura di dimenticarsi della sua esistenza. Nel resto del mondo, dove credono davvero, non ne sentono la necessità... chissà perchè!
Heresiae, venerdì, 06 novembre 2009
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Nobel? Ma per cosa?

Ultimamente critico e basta… magari criticare è più facile, magari è l’astio di non avere ancora né le chiavi di casa né camera mia benchè viva nella nuova casa già da una settimana e mezza, magari è il non aver ancora ricevuto lo stipendio e non sapere quando arriverà, chissà, fatto sta che critico.

Anche se criticare i premi nobel è come sparare sulla Croce Rossa.

Ora non fraintendetemi: quando Obama è stato eletto, io ero una tra i più entusiasti. Primo presidente di colore alla White House (!), grandi dichiarazione di riforme per scuole, sanità e immigrazione, insomma, sembrava un mito.
Poi mi sono calmata.

Ho pensato che se un presidente di colore, in una nazione che i problemi razzisti li ha tutt’altro che risolti, è potuto essere eletto, è anche perchè la popolazione afroamericana finalmente è andata in larga maggioranza a votare e questo mi fa contenta (che il degrato dei quartieri afroè tutt’ora il cavallo di battaglia di… qualsiasi cosa) e che prima di esultare per le parole, era il caso di aspettare i fatti (non nascondo, da ottimista). E poi le parole sono parole.

Non voglio dire che il fatto che si sia rifiutato di incontrare il Dalai Lama durante la sua annuale visita negli States abbia minato la mia fiducia in lui… ma ha chiarito che è un politico e gli interessi politici della nazione vengono prima. No cioè, stiamo parlando della Cina qui. Quella di piazza Tienanmen, quella che uccide i pellegrini tibetani e i monaci che osano anche solo dire una parola contro il regime. Che il Dalai Lama, se si avvicina anche solo alla Grande Muraglia, poi tocca cercarne un’altro…

I famosi esportatori di democrazia. (Sì vabeh, ma lo sapevamo tutti, solo che chiarisce che  gli States non sono poi così vicini a un tanto sospirato cambiamento di rotta).

Quindi questo nobel per la pace mi sembra un pochetto prematuro. Ho il sospetto che glie l’abbiano dato più per l’essere riuscito ad arrivare alla Casa Bianca col suo colore di pelle che altro, perchè 1. i soldati USA, in medioriente, sono tutt’altro che  prossimi ad andarsene e mettere giù i fucili, 2. per ora ha fatto come il Papa, stretto tante mani, fatto tante conferenze stampa e “… e poi vorrei la pace nel mondo, quindi perchè non smettete di litigare?”

Cioè, non è colpa di Obama, ma noi europei siamo sempre più gonzi.

(O forse l’unico altro candidato era davvero Berlusconi… e in quel caso ritiro tutto!)

Heresiae, venerdì, 09 ottobre 2009
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Fenomenologia del bulletto

Il fatto che, finalmente, dopo mesi che siamo alla mercè di un uomo che stava distruggendo quel poco di buono che era rimasto in Italia (mercè voluta, tra l’altro), finalmente la Costituzione si prende la sua rivincita è praticamente orgasmico (la rete  ne ha avuti già un centinaio a ripetizione).

E’ come se, finalmente, dopo anni di angherie, lo sfigato finalmente si incazzi e si rifiuti di dare al bulletto i soldi per la merenda, magari dandogli anche un pugno, così, per coronare il momento di coraggio.

Godere è così immediato e istantaneo che tocca realmente stare attenti alle reazioni.

Ora, la fenomenologia del bulletto dopo lo sgarro è chiara:

- reazione da: “Ce l’hanno tutti con me” ma questa è un arte che ci propina da anni e non scuote più nessuno
- “Non è giusto! Me l’avevi promesso!”, sì beh sai, il diritto di cambiare idea fa parte dei diritti fondamentali dell’uomo, che tra l’altro tu hai esercitato spessissimo (mo’ voglio vedere se si mette a voler riformare pure la Convenzione di Ginevra per esentarne tutti tranne lui)
- “E a me non me ne importa niente”, figurati a noi!
- “E io faccio come mi pare lo stesso”, ho solo 24 anni di vita, ma ascolta quel poco che ho imparato fin’ora: a far finta di nulla, non solo problemi non spariscono, ma diventano sempre più grandi! (Continua a ignorali! Continua!!)

Ora voglio solo sentire la parte del “Ti aspetto fuori”. Voglio proprio vedermelo, in tenuta wrestler, a tentare di tirare fuori Napolitano dalla macchina. Nuovi orgasmi per  tutti!


via esse

Heresiae, giovedì, 08 ottobre 2009
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Comici... un cazzo

Girano video su video di come ci vedono all’estero… e tutti li condividono (sono bravi e fanno ridere, sono comici, non veli ricordate più i comici?), commentano indignati di quanto facciamo schifo e che non è possibile essere presi così per i fondelli… insomma, sempre tutta colpa di Berlusconi.

Io mi sono rotta i coglioni.
Cosa credete, che loro non abbiano problemi? L’inghilterra vive ancora in caste e in Francia l’ultima che ho sentito è di un ragazzo ebreo tenuto prigioniero e torturato per un mese in una cantina di un condominio. Non insonorizzata. Per non parlare del fatto che ogni tre per due qualche macchina va a fuoco (chissà perchè). Ovunque hanno problemi di razzismo, di politica, di sociale, di sanità e quant’altro. Credete mica che l’Italia sia l’inferno? In America è ancora più difficile reperire informazioni, perchè 24h su 24 i canali televisivi danno solo talkshow, intervallati dai telefilm. E ogni coglione può possedere una pistola. Non parliamo del sistema sanitario e scolastico, è come sparare sulla Croce Rossa.

Noi non siamo il peggio, siamo solo più vulnerabili… alle prese per il culo.
Berlusconi è un personaggio talmente farsesco che tutti hanno tirato un sospiro di sollievo dicendo: “Finalmente possiamo parlare solo dei cazzi altrui e ignorare i nostri”. Guardate che nemmeno a loro fa piacere guardare tra gli scheletri dei propri armadi o in faccia ai propri politici. Piantatela di credere che il resto del mondo sia Dyo. Sono nella merda fino al collo pure loro… solo che invece di farsi la doccia regolarmente, si sparano litri di profumo.

Quand’è che abbiamo deciso di essere lo scemo del villaggio Europeo e di accettarla pure come condizione?
A quelli, di pigliare per il culo la patria natale dei più grandi artisti e inventori del millennio, non par vero. Almeno noi, ripigliamoci la nostra dignità, che quando abbassi la testa, gli altri te la tagliano, non te la accarezzano mica.

Heresiae, mercoledì, 30 settembre 2009
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11

Oggi non mi ero proprio resa conto, che fosse l'11.

Non spenderò troppe parole, chi c'era, quel giorno, davanti al televisore con tutti i canali fissi e impazziti, sulla stessa immagine, a vedere la seconda torre crollare, sà.
Chi non c'era, ha comunque capito.
Se non ha capito, allora è facile che non capirà mai.

Ma ho trovato questo video e vorrei soltanto far notare, come i carnefici fanno in fretta a diventare vittime e come quei grandi paladini della libertà, siano così simili a quelli che dicono di combattere.




Diffidare sempre, di chi pensa che la pace, si porti con le armi, la guerra e gli stermini.
Diffidare di chi si crea nemici e li combatte in nome del proprio libero arbitrio e del bene supremo.
Ascoltare cosa dice il nemico e poi valutare, non giudicare.
Smettere di credere che esistano governi buoni e governi cattivi. Se hanno scelto la via delle armi, della morte e della violenza, in ogni caso, sono cattivi.
Heresiae, venerdì, 11 settembre 2009
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Quando la politica ti insegue praticamente




A me non piace parlare di Berlusconi però ogni tanto tocca farlo (non fosse che la prima pagina di feisbuc è piena di suoi video...).
Mica per chissà che cosa, ormai criticarlo è come sparare sulla Croce Rossa, non c'è più gusto. Anche quando fa conferenze stampa per smentire l'ultima uscita di Unità e Repubblica (che peraltro non leggo), finisce che da altri proiettili (e manco se ne accorge).

Come la conferenza stampa alla Maddalena con Zapatero a fianco.
A parte che, un leader che sta pian piano migliorando socialmente e civilmente il suo paese, non dovrebbe essere degrato al punto di dover stare accanto a qualcuno che della disinformazione ne ha fatto un mestiere (e adesso indovinate chi è chi!), ma anche lì, fare la prima donna di fianco a un 'parigrado'... denuncia una crisi di geriatrica incontenibile ormai (Zapatero ogni tanto sembra pietrificato... è preoccupante...).

Possiamo sorvolare sul tormentone dell'estate, tanto nemmeno lui ci stava credendo a quello che diceva (o forse sì, è questo il problema), c'erano giornalisti che trattenevano i singulti delle risa. E possiamo sorvolare anche sul suo machismo perduto e sulla sua finta dignità ferita, lo sappiamo tutti che non è lui che paga e che non ne ha bisogno, glie le pagano gli altri pur di fargli un favore (comodo eh).

Parliamo dell'esempio della zia.
Sta zia si guarda allo specchio e si dice da sola che è bella e se lo dice da sola perchè nessuno glie lo dice.
Su esempio della zia, quindi, lui fa questa grande dichiarazione da cabarettista con deliri di onnipotenza, e dichiara di essere il miglior Presidente del Consiglio di questi 150 di storia italiana.

Mo', sta zia, se nessuno glie lo diceva che era bella forse un motivo c'era (perchè so per esperienza che il maschio italiano i complimenti gli piace farli, eccome!). Quindi, se nessuno gli ha detto fin'ora che è il miglior Presidente del Consiglio che l'Italia ha mai avuto, ci sarà un motivo o no?

Qualcuno lo fornisca di testi migliori o gli impedisca di andare a braccio, che forse le veline che hanno 'educato' sono capaci, lui no.

(E anch'io sono caduta nella rete del "Parla di lui! Parla di lui!" ma adesso basta, per quest'anno ho finito. Spero.)
Heresiae, venerdì, 11 settembre 2009
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Ociò che muori!

Ma il libro in assoluto più bello che ho letto in queste vacanze, non era inglese e non era italiano. Alla facciaccia del vecchio storicissimo continente, il nuovo mondo ha stravinto... di nuovo: Vedi di non morire di Josh Bazell.

Da un tizio con due lauree e una specialistica (tutte serissime poi), proprio non te lo aspetti che scriva una cosa del genere. Sono tipo quattro ore della vita di un tizio, un medico, più o meno. Ed è giovane, cosa che si tende a dimenticare spesso mentre lo si legge, ed è tipo dottor House, se House non fosse zoppo, ultra quarantenne, famoso e e piuttosto amebico dal punto di vista delle arti marziali.

Bazell ti infarcisce una storia tutta flashback (che è una cosa che mi fa impazzire da quando da adolescente ho scovato quel fantastico romanzo purtroppo scritto alla classica melensa maniera di un Harmony ma che ha una storia fantastica che si chiama Smeraldi e no l'autrice non me la ricordo) e aneddoti e nel momento in cui gli concedi il minimo beneficio del dubbio... è fatta. T'ha preso, non gli scappi più.

In quelle quattro ore ovviamente non gli rimani attaccato al culo per tutto l'ospedale solo per aneddoti e flashback, lo fai per vedere se alla fine sopravvive, cosa non molto scontata visto lo sviluppo del romanzo. Ecco, Vedi di non morire, è un classico esempio di come vorrei scrivere io. Tra l'altro è in prima persona e dialogare con sto tizio è un'overdose di endorfine, giuro.

Le conseguenze sono state che mentre leggevo questo libro, il Baro rischiava di essere azzannato sul serio nella sua quotidiana ricerca del pericolo (che consiste ovviamente nel disturbarmi apposta mentre leggo). Così, invece di sdraiarmi sulla spiaggia a tentare di rendere il mio scarso davanzale scuro come la schiena, leggevo dimentica di tutto, anche del fatto che ero a Mari Erni, ovvero la spiaggia immediatamente adiacente a Is Arutas verso nord, che è fatta di quarzini. Era l'una e noi non avevamo l'ombrellone.
Risultato: insolazione! E tosta pure. Per poco non andavo kaputt.

E ora, se il Baro non si sbriga a mandarmi le foto fatte col cellulare perchè nessuno di noi aveva una macchinetta fotografica nemmeno di quelle più scarse, vi toccheranno le recensioni dei fumetti.
E potrebbero essere cacchi amari.
Heresiae, venerdì, 28 agosto 2009
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Blues in bikini

L'altro libro che ho letto (perchè ovviamente Hornby è stato divorato in fretta nonostante cinque ore fossero dedicate al nuoto, dieci alle nanne, due almeno - ma a volte anche tre - ai viaggi tra spiaggia e spiaggia e il resto era docce, pappatoie, lotta alle formiche e semplicemente tempo passato a convincersi che non era più ora di fare le nanne), è Sardinia Blues. Il Baro si è fissato cogli autori sardi, che lui della Sardegna è già drogato da anni.
Bellino, ma la mia droga sarda mi sa che rimane Bianca Pitzorno.

Epperò.
Le conseguenze ci sono comunque state.

Chi è nato, cresciuto e vissuto in città, la noia la intende in maniera un po' diversa da chi, come me e Soriga, arriva da un mortorio. Un mortorio doppio, perchè a differenza di Soriga, non ci sono nemmeno quei tre mesi all'anno in cui il resto del mondo si degna a venire a fare una capatina e a portare un po' introiti, vita e fastidio.
No. Da noi la noia è mortale. Nel senso alcolico e stupefacene del termine.
Da me poi il fastidio lo procurano abbondantemente gli stessi autoctoni, in maniera così proficua ed efficiente che mi sorprende che l'Ossola non sia ancora implosa. In quei tre mesi all'anno comunque, noi siamo quelli che si spostano.

Sebbene il mare sia un po' diverso dalla montagna, la rottura di cazzo è la stessa. E anche la bigotteria, idiozia, pettegoleria. La differenza, è che da quelle parti se ne vanno in un po' di più e senza molti piagnistei.

La conseguenza di Sardinia Blues è stato che ovunque andassi in Sardegna poi provassi a immaginarmela d'inverno.
Da suicidio.
Quindi ho smesso immediatamente di invidiare gli isolani e ho ringraziato ancora la mia me stessa tredicenne per essersene andata di casa così presto. Se i protagonisti del libro sono veri anche solo la metà, ho ragione di credere che dalle mie parti ce ne siano molti di più messi peggio di quel che mi immagino.
E io immagino splatter.
Heresiae, giovedì, 27 agosto 2009
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La routine è routine

E io la odio.
Mi sono letta Shakspeare scriveva per soldi in vacanza (che la prima volta che ho letto il titolo ho pensato "Bella scoperta!", poi mi sono resa conto che il 90% delle persone ha un'idea un po' distorta degli artisti passati...), perchè un'ora dopo che sono partita mi sono accorta di aver dimenticato tutti i miei Harry Potter in inglese a casa e ho dovuto ripiegare sui libri del Baro, che per fortuna ha buon gusto.
Per Hornby, pensavo peggio. Io ho il libro precedente a Shakspeare, abbandonato alla seconda pagina perchè credevo fosse ben altro, ma mi sa che lo ripiglio.
Due sono le conseguenze che ha avuto sul mio povero cervello bacato:

- devo assolutamente rileggere e riprendere a leggere, i libri per ragazzi. Sono meravigliosi, come ho fatto a smettere? E devo rileggermi Bianca Pitzorno, che tra l'altro è sarda e io lo sospettavo per una frase alla fine di Diana, Cupido e il Commendatore e non l'ho mai verificato! Devo rileggermi Strega come me e tutti i Junior Mondadori che ho in soffitta, devo riprendere la raccolta del Battello a vapore, devo andare al reparto ragazzi della Feltrinelli e fare man bassa e devo decisamente mettermi in testa che sono i libri migliori da scrivere. Ecco.

- voglio fare la vita da scrittore. Cioè, vivi in casa, lavori massimo cinque ore al giorno e vai in vacanza da uno a cinque mesi l'anno. La quintessenza del fancazzsismo. E io la voglio. Voglio essere Hornby... però allegra. Che poi negli articoli era allegro, chissà perchè poi nei libri avevi sta ironia malinconica... ma è una domanda idiota, Hornby è inglese. In Inghilterra la pioggia ti penetra nel cervello e ti rende un anfibio malinconico e triste dandoti l'illusione di essere un comico da cabaret. Non accorgersi che nessuno ride a quello che loro chiamano "divertente" fa parte della mutazione. L'unica cosa di cui avrei paura è la noia... purtroppo comincio a temere che un lavoro divertenete non esista, il che rende la definizione "Mondo di merda" azzeccatissima.

Ma la cosa peggiore del rientro al lavoro non è la routine, è la gente che ti dice che non sei poi così abbronzata. E tu ti chiedi perchè Torino, dopo averti fatto morire di caldo per tutte le notti prima della partenza, ora non ti può concedere abbastanza afa da giustificare una canottierina e far vedere a tutti sti stronsi la schiena bronzatissima dallo snorkling.

Che io stavo in acqua cinque ore al giorno, non a fare la sogliola fritta in spiaggia. Besughi.
Heresiae, mercoledì, 26 agosto 2009
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Una se sta tranquilla, ad oziare su Wikipedia, perchè al lavoro non le danno da lavorare, e improvvisamente la colpisce sto fulmine.

Che poi, ho fatto mente locale, e sto mese sono sei anni, sei esatti, che io conosco John Doe.
Che ero in quella stazione, in mezzo all'afa e alla stanchezza, dopo aver corso tutto il giorno a vedere appartamenti, e tra i fumetti c'era quello lì, quello strano, con quella bella copertina ambigua, il numero 3.

E dopo sei anni, davvero, non ci meritiamo di vederci morire così un amico.
Davvero.
Heresiae, lunedì, 03 agosto 2009
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