La vita ti porta a fare delle scelte.
Tv e cinema ti hanno abituato a pensare che una volta fatte, se sono quelle giuste allora non ci saranno ripercussioni, vivrete felici e contenti.
Ma non è così. Le scelte portano sempre ripercussioni. Sia quelle giuste che quelle sbagliate.
E sebbene il mio allontanamento da casa sia tutt'ora l'unica scelta che avevo a disposizione per preservarmi un minimo, ha anche comportato il mio completo estraniamento dalla vita di lì. Era in parte ciò che cercavo... e in parte no.
Dodici anni fa, comprai il mio primo quadro. Era una semplice piastrella dipinta a olio, l'adoravo. La signora che me l'ha venduta, era la mamma di quella che è poi diventata una mia cara amica, e anche della mia famiglia. Io, mia sorella e mia mamma, abbiamo passato dei bei momenti con loro, sebbene il mio coinvolgimento in tutto ciò che organizzavano, era minimo rispetto a quello di A. e mamma.
Questa signora, domenica notte è morta.
Era una signora piccola, rotondetta e molto fragile. Aveva sempre un sorriso trasognato e trafficava sempre. Non stava mai ferma con le mani. Era sorda, e bisognava sempre urlare per parlarle. Se la chiamavi al telefono o le citofonavi in casa, due volte su tre non ti sentiva. Era molto strana e particolare. Era molto dolce. Almeno questo è quello che io ricordo di lei, prima dell'ischemia.
L'ultima volta che l'ho vista, neanche un mese fa, era in un letto d'ospedale nel salotto di casa sua. Era sempre piccola e fragile, e incredibilmente magra. Non sorrideva quasi mai.
Non voleva mangiare, né bere. Sua figlia ha passato le ultime settimane ad accudirla nella speranza che sua madre avesse voglia di inghiottire un intero budino invece che costringerla a ingurgitarne anche solo un cucchiaino. E domani non potrò essere al suo funerale, né stringere forte A.
A. e Carla, avevano in comune la dolcezza e la fragilità, che gli hanno permesso di avere molti amici. Per fortuna loro ci sono, so che non è sola. Ma mi dispiace tantissimo.
Ho deciso che tra i miei ricordi ci sarò io, non ancora adolescente, che guardo dei quadri bellissimi in una vetrina e lei che me li fa vedere uno a uno nel negozio, parlandomi di sua figlia. Lei sarà sempre così per me, piccola, dolce e attiva. Che mi offre le tisane nel piccolo salotto della sua vecchia casa e dipinge coi cotton fioc e le dita, il naso appiccicato alla tela.
Ti ho voluto molto bene Carla. Ora spero che tu stia bene.
Verrò a farti visita un giorno.
Ciao.
Cattive idee del martedì
-arrivare in anticipo di un'ora a scuola
-guardare i risultati delle elezioni
Dopo una notte insonne, non c'è niente di peggio che vedere il nuovo governo Veltrusconi all'opera con la Lega (eccezionalmente, solo per queste elezioni, il Nord si unirà al Sud! Nonostante l'odio evidente! Non fate caso al'incoerenza, è solo politica! Che elezioni signori!!) che fa la ragazza pon pon sbeffeggiandosi con DiPietro. Ah, ma non dimentichiamoci dell'UDC, fondamentale nel nuovo gioco di ruolo.
Dimentico qualcuno?
Davvero.
Forse ce lo meritiamo l'ennesimo mal governo.
Ieri sera sono scesa per lo spunti pre-dormita e ho trovato ma sorella che piangeva tra le braccia di Laura. Quando le ho chiesto che cos'era successo mi ha risposto con un secco: "Non sono affari tuoi!"
"Ok..."
Bum
Abbiamo fatto il botto.
Bum
La cosa peggiore che un figlio si può sentire dire dalla propria madre è che la si sta uccidendo.
Bum
La cosa peggiore che una persona può sentirsi dire, è la conferma delle proprie paure su di se.
Bum
La cosa peggiore per una famiglia è che bisogna sempre arrivare al botto per capire che è ora di sedersi intorno a un tavolo e parlarsi.
Bum
Ho pianto per più di tre ore e se non dovessi andare al lavoro lo starei ancora facendo.
Bum bum bum
Mi mancava piangere sulla spalla di mia madre.
Splash!
La mia autostima sta andando in pezzi.
Sento i pensieri farsi sempre più cupi, il torace comprimersi, il cuore più nitido, il sonno tarda sempre di più a venire... li riconosco, sono sintomi da ansia in prossimità di panico. Panico acuto.
Succede quando la mia visione del mondo si scontra con quello da cui sono fuggita, di corsa, senza guardarmi indietro. Lo avevo fatto così velocemente e così entusiasta che non pensai nemmeno se avevo dimenticato qualcosa. Non mi importava, purché potessi andarmene.
E ora sono tornata.
E tutto ciò che avevo lasciato dietro è ancora qua. Non solo questa casa testimone di ben pochi momenti felici, ma le mie stesse sensazioni dell'epoca.
Stamattina mi sono svegliata e avevo voglia di piangere.
Piangere per la situazione, il luogo e il momento. Piangere per l'incredibile incomprensione che c'è tra me e loro, tra me e questo posto, tra me e le regole di questo posto. Che sono quasi dodici anni che mi autogestisco e vivo a modo mio in un posto mio, avete idea di che cosa vuol dire tornare a vivere in un posto dove pretendono di potervi gestire come bambini, ma i tuoi doveri e le responsabilità devono essere quelle di un adulto autonomo? Dove nemmeno il mio letto è davvero mio ma ci passa sempre qualcuno? Dove qualsiasi decisione di spostamento deve essere decisa due ore prima se non tre, perchè la macchina è una sola e la corriera c'è quando c'è? Dove le cose che per me sono importanti in realtà solo assolutamente insignificanti, perciò me le possono levare quando vogliono e se mi metto a piangere è ancora colpa mia, quindi devo anche sentirmi in colpa? Dove quel che per me è un piacere in realtà è futile e stupido e proprio non è possibile che io ci passi tanto tempo sopra? Dove tutto ciò che fatto non è mai fatto bene e comunque non sarà mai abbastanza?
Io ve lo dico.
Se miracolo divino vuole che io posso andarmene davvero da qua, dovrete avere molta pazienza con me perchè sta per tornare un Heresiae che non vi ho mai mostrato molto e non vi piacerà.
Cristo, ho ancora voglia di piangere.
Detesto la sensazione che avevo lasciato qua.
Ieri ero andata a Venezia, la mia bellissima Venezia, ed ero tornata piena di gioia e malinconia, sospirando gli abbracci di Marta e Luca, pregustando il giorno in cui li avrei riavuti. Avevo Venezia negli occhi e nel cuore e sono bastati pochi minuti, un'ora forse, ed è stato tutto cancellato.
Cos'ha che non va il mio entusiasmo?
Cos'ha che non va il mio modo di cercare la felicità?
Che diavolo ho che non va?
Perchè diavolo non le vado bene??
Odio questo posto.
E' solo lui che riesce a farmi desiderare di non essere mai nata.
Ok, respira a fondo.
Ok... lasciale andare, lasciale scorrere.
Va tutto bene.
Andrà tutto bene.
Passerà anche questo... come sempre.
Sono stanca... delle illusioni. Le mie.
Sono come un Buono gratuito che non spendi. Te lo tieni lì davanti, immaginando con che cosa lo baratterai, ma prima o poi la voglia di stringere tra le mani qualcosa di più concreto di un pezzo di carta si fa irrefrenabile.
Il terrore che il Buono scada è simile alla sensazione di panico che ho provato davvero poche volte nella mia vita. Infatti, è cambiato ben poco da allora. Forse solo la città.
E' passato un anno e dieci giorni da quando mi sono tagliata i capelli l'ultima volta. Anche quella volta avevo bisogno di un cambio, di un'inversione di rotta. Non ce la feci. I capelli furono l'unico vero grande atto. Un po' misero non vi pare?
Ma ora sono stanca.
Voglio il lavoro che sogno.
Voglio la vita che desidero dall'età di undici anni.
Voglio l'uomo che desidero.
Non mi importa gran che in realtà di quanto tempo ci vorrà per impararlo, di quanta strada dovrò fare per avere ciò che voglio, o la distanza che mi separa da lui. Quello che mi importa davvero è ricominciare a camminare. Perchè ora sono ferma, immobile, da giorni ormai e le gambe mi dolgono per questa inattività.
Non posso più dividere la mia vita esclusivamente con un schermo, perchè voglio aria fresca in faccia, autobus da prendere e persone con cui interagire. Voglio serate e pomeriggi in compagnia, risate e conversazioni di ogni genere. Voglio anche calore e le mani di qualcuno che mi tengano. O magari anche solo una voce.
Non sono davvero sicura che tornare a Milano sia la cosa giusta da fare. Non sono sicura che vedere il volto inespressivo di mia madre che cela il dolore per la mia insofferenza verso Casa sia davvero ciò che voglio. Non sono nemmeno sicura che sia Casa il problema. Ma che questo posto mi è sempre stato stretto o distante non è mai stato un segreto: credo di averlo urlato in ogni modo possibile da sempre.
Il mondo ho cominciato a vederlo, ora.
A volte mi piace a volte no, ma non lo baratterò mai con un buco come questo.
E se mi rifiuto anche solo lontanamente di provare ad avere rapporti intimi con qualcuno di qui, è perchè non voglio più avere nulla che mi leghi troppo a queste valli bellissime.
Ho scelto le mie vie, ho scelto il mio tipo di vita, ho scelto anche una persona.
Ora le devo prendere.
Sono questi i momenti in cui vorrei che ci fosse qualcuno che mi indichi la strada giusta.
Sono i momenti in cui vorrei tornare indietro nel tempo per aggiustare l'ingranaggio rotto della mia famiglia.
Sono i momenti in cui vorrei poter scendere in città, salire all'ultimo piano dell'ultimo palazzo delle case popolari e suonare alla porta dei miei nonni:
"Ciao nonno, come stai? Posso stare un po' qui?"
"Ciao Chiara! Vieni, entra. Certo che puoi restare."
"Ciao nonna, come stai oggi?"
"Bene, come al solito."
"Al solito, magoni paranoie e vittimismo."
"Siediti, mi son avanzate un po' di castagne bollite."
"Ah ma mi stavate aspettando"
"Più che alro lo speravamo."
"Lo sapete vero, che non ho mai smesso di pensare a voi?"
"Lo sappiamo, lo sappiamo. Ma è ora che tu cominci a pensare un po' più spesso ad altro, non credi?"
"Si nonno, lo credo."
"Mangia le castagne finchè sono calde."
"Buone. Come sempre."
"Perchè sono nei tuoi ricordi, nel tuo passato. Quello non cambia, non può cambiare,"
"No, no davvero."
"Che hai intenzione di fare invece per il tuo futuro? Te lo vuoi conquistare?"
"Si."
"E allora che aspetti?"
"Il coraggio."
"Il coraggio non è difficile da reperire, fa parte dell'inconscienza e non è una gran dote. E' la perserveranza che scarseggia. Trova quella e vedrai come cambierà tutto."
"Mi mancate."
"Lo sappiamo. Ma è tempo che tu ci lasci là dove siamo e vada avanti. Noi non torneremo indietro, non farlo tu."
"Va bene."
"Addio tesoro. Ti vogliamo bene ."
"Anch'io vi voglio bene."